L’educazione del medico

Premessa: io sono un radiologo.
Il mio lavoro si esprime attraverso il referto radiologico, e il referto radiologico è frutto di un’accurata speculazione cerebrale nella quale convergono anni di studio, anni di lavoro (circa diecimila referti l’anno, uno più, uno meno), passione, curiosità , conoscenza.
Oggi è venuto un collega (neurologo, neurochirurgo, non fa differenza) e mi ha chiesto: Hai fatto la tac cerebrale del signor Pinco Pallino? Ho risposto: Si, il referto è già in rete, te lo puoi stampare dal PC. E lui: Non mi interessa il referto, voglio vedere l’esame.
Adesso, saltando gli ulteriori sviluppi della conversazione (poco edificanti per i non addetti ai lavori, anche se siamo in fascia protetta, e riguardanti la carente educazione del mio interlocutore) la questione sta in questi termini, e lo dico con il cuore in mano. Quando fate esami radiologici, e li portate al vostro medico, mettetevi bene in testa una cosa: se non è un radiologo, a guardare le immagini ci capisce di meno che se stesse traducendo la stele di Rosetta. La questione non è discutibile: a ognuno il suo lavoro, io non vado in sala operatoria a dire al chirurgo di farmi vedere la pancia del paziente e non dico al gastroenterologo di farmi vedere la colonscopia e poi di farsi da parte perchè mi basta così. La questione non è discutibile e riguarda una competenza stratificata in lunghi anni di esercizio, di conoscenza della fisica delle radiazioni ionizzanti, degli ultrasuoni, della risonanza magnetica, che un internista o un chirurgo o chicchessia non può avere e di fatto non possiede. E’ inaccettabile che un non radiologo, per il solo fatto di aver guardato qualche decina di lastre, si senta autorizzato a prenderne il posto. Non solo è inaccettabile, sarebbe il meno: è pericoloso per il paziente.
Per cui vi consiglio di non portare le lastre al medico che ha chiesto l’esame radiologico: vi eviterete lo sguardo porcino di chi non sa trovare il bandolo della matassa, radiografie messe al contrario o guardate contro la luce della finestra o della lampada da tavolo. Dategli piuttosto il referto radiologico e ditegli, se ha dei dubbi, di chiamare il radiologo. Sarà meglio per lui e, soprattutto, meglio per voi.

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