La bambola apotropaica (un post di Giancarlo)

Questo è l’ultimo post di Giancarlo. Premetto che io sono meno drastico di lui nel giudizio verso la categoria dei magistrati, forse perché sono maggiormente informato sullo stato della giustizia italiana per questioni diciamo così familiari (e conosco le difficoltà operative in cui si dibattono, che noi della sanità neanche immaginiamo); e poi il termine “casta”, lo sapete, non lo amo particolarmente. Queste considerazioni personali non tolgono però valore alle conclusioni di Giancarlo, che toccano un nervo davvero scoperto del nostro bel mestiere. Buona lettura

Mai mi sarei sognato di ergermi a difensore dei magistrati, figuriamoci. Sono una casta autoreferenziale, che giudica su questioni tecniche con una superficialità che rasenta la incoscienza e non deve rispondere a niente e a nessuno se non a loro stessi ( il CSM…) del proprio operato.

Ma se passasse la norma della responsabilità civile per loro, allora come giudicheremmo ogni sentenza ribaltata in appello o in cassazione? Come errata? Bene, allora potremmo impugnare quella sentenza come risarcibile, no? Immagino solo il caos che ne scaturirebbe, a meno che i magistrati ( che in quanto a spirito di corpo battono i medici di una pista e mezza) non decidano di metterci una pezza, confermando sempre, in appello e in cassazione, la sentenza emessa in assise. Sarebbe un bel risultato, non c’è che dire.

Ma, allo stesso modo, non posso non considerare il lavoro del medico come simile. La medicina, come il Diritto, non è una scienza esatta e la figura del medico non può essere considerata come la bambolina apotropaica su cui conficcare gli spilloni della nostra frustrazione verso la ineluttabilità di certi stati clinici.

Cerchiamo tutti di uscire da questa logica perversa che ci sta ammorbando il cervello: se io sto male, allora chi sta meglio di me deve stare peggio. No, signori, il circolo virtuoso si attiva se tutti quelli che stanno male cercano e spingono di stare come chi sta meglio.

(Giancarlo)

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