La bambola apotropaica (un post di Giancarlo)

Questo è l’ultimo post di Giancarlo. Premetto che io sono meno drastico di lui nel giudizio verso la categoria dei magistrati, forse perché sono maggiormente informato sullo stato della giustizia italiana per questioni diciamo così familiari (e conosco le difficoltà operative in cui si dibattono, che noi della sanità neanche immaginiamo); e poi il termine “casta”, lo sapete, non lo amo particolarmente. Queste considerazioni personali non tolgono però valore alle conclusioni di Giancarlo, che toccano un nervo davvero scoperto del nostro bel mestiere. Buona lettura

Mai mi sarei sognato di ergermi a difensore dei magistrati, figuriamoci. Sono una casta autoreferenziale, che giudica su questioni tecniche con una superficialità che rasenta la incoscienza e non deve rispondere a niente e a nessuno se non a loro stessi ( il CSM…) del proprio operato.

Ma se passasse la norma della responsabilità civile per loro, allora come giudicheremmo ogni sentenza ribaltata in appello o in cassazione? Come errata? Bene, allora potremmo impugnare quella sentenza come risarcibile, no? Immagino solo il caos che ne scaturirebbe, a meno che i magistrati ( che in quanto a spirito di corpo battono i medici di una pista e mezza) non decidano di metterci una pezza, confermando sempre, in appello e in cassazione, la sentenza emessa in assise. Sarebbe un bel risultato, non c’è che dire.

Ma, allo stesso modo, non posso non considerare il lavoro del medico come simile. La medicina, come il Diritto, non è una scienza esatta e la figura del medico non può essere considerata come la bambolina apotropaica su cui conficcare gli spilloni della nostra frustrazione verso la ineluttabilità di certi stati clinici.

Cerchiamo tutti di uscire da questa logica perversa che ci sta ammorbando il cervello: se io sto male, allora chi sta meglio di me deve stare peggio. No, signori, il circolo virtuoso si attiva se tutti quelli che stanno male cercano e spingono di stare come chi sta meglio.

(Giancarlo)

4 Responses to “La bambola apotropaica (un post di Giancarlo)”

  1. chik67 ha detto:

    Credo che il punto sia proprio quello della “scienza esatta”. Troppo spesso sul lavoro del medico e su quello del magistrato riversiamo la richiesta di una verità assoluta.
    Non solo chi si rivolge al medico e al magistrato, ma anche chi commenta.

    Dal magistrato vogliamo la Verità, con la V maiuscola. Dal medico la risposta perfetta. In questo ambito, se solo una verità è possibile, ogni cosa che si discosta dalla verità è un errore e dunque va punito. Così due sentenze in disaccordo sono possibili solo se uno sbaglia e due diagnosi diverse sono possibili solo se uno sbaglia.

    Non accettiamo che in entrambi i campi, invece, si possano ottenere solo verità parziali, si debba procedere per tentativi.

    Ieri il mio medico mi ha proposto una cura dicendomi “Proviamo questa cura” e ha ammesso che davanti al “proviamo” i suoi pazienti di solito si arrabbiano. Io son stato invece contento della sua franchezza: è una cura in cui lui crede poco ma che è disposto a mettere in campo; saranno i fatti a dirci se, nel mio caso, funziona.

    La realtà è che non disponiamo di certezze indistruttibili nè in campo giudiziario (una realtà costruita dagli uomini) nè in campo biologico (una realtà esterna all’uomo e forse troppo complessa per poter pensare di arrivare ad averne mai una completa comprensione). Bisognerebbe gettare a mare anni e anni in cui a medici e magistrati è stata delegata la totale comprensione del mondo…

    E rivalutare l’importanza della comprensione parziale, della conoscenza incerta, del sapere che va sottoposto a continua verifica (che poi dovrebbe essere la base del procedere scientifico più onesto).

  2. matteo ha detto:

    Ottimo commento, finalmente qualcuno che ragiona

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