La fantasia al potere

Perché chi ci governa ora, ed era ragazzo nel 1968, proprio questo pensava sfilando e strillando slogan nelle strade e nelle piazze italiane. E anche perché la fantasia al potere, se al potere c’è gente senza fantasia, diventa un mix terrificante. Da imminente fine del mondo.

Partiamo dall’inizio: ci aveva provato il ministro Fazio, ci sta riprovando il ministro Balduzzi (o, più probabilmente, chi per loro. Una delle caratteristiche di chi aveva strillato “fantasia al potere” e che la fantasia tende sempre ad agire per conto terzi). Dando un’occhiata a questo link scoprirete come sia in corso d’opera il progetto di integrare su base volontaria i medici specializzandi dell’ultimo biennio nelle attività delle strutture ospedaliere del SSN. Il che, tradotto in termini comprensibili anche dall’uomo della strada, significa che oltre a tappare i buchi delle strutture universitarie in cui dovrebbe compiersi il loro corso di apprendimento del difficile mestiere di medico, gli specializzandi saranno chiamati a tappare anche i buchi dei reparti ospedalieri. I quali, come è noto anche dalle sobrie affermazioni del nostro presidente del consiglio, navigano in gran brutte acque (su cosa potrà accadere, con conseguenze per ora non immaginabili, ne abbiamo discusso già qui).

La faccenda è affrontabile da molti punti di vista. Il primo, naturale, è quello degli specializzandi: i quali già annaspano in  scuole dove mediamente il mestiere o non gli viene insegnato o gli viene insegnato male, e adesso rischiano di doversi assumere responsabilità professionali che a) non sono preparati a sostenere e b) senza che sia previsto un sistema di sicurezza in cui questi poveri cristi abbiamo un minimo di assistenza nello svolgimento di mansioni caratterizzate da elevati livelli di difficoltà (e per le quali saranno pagati tale e quale a prima, pavento, ossia una miseria).

Perché sia chiaro a tutti: uno specializzando, per definizione, si sta specializzando. Ossia: sta seguendo un corso di studi, teorico e pratico, al termine del quale dovrebbe essere pronto ad affrontare il suo lavoro con competenza e sicurezza. Al quarto anno uno specializzando non ha ultimato il corso di studi, e nemmeno al quinto. Se tu prendi uno specializzando del quarto anno, e lo metti a fare ecografie, lui non avrà tempo e modo di imparare il mestiere: quando sei di fronte a una lista di sei ore, con quattro ecografie/ora, non è che rimanga molto tempo per far scienza. Dovrà ingegnarsi con quelle poche nozioni apprese per osmosi da altri specializzandi più o meno scoglionati e poi lanciarsi nel vuoto, senza paracadute, per atterrare diritto diritto sulla pelle della gente. Provate a chiedere agli specializzandi che già frequentano reparti ospedalieri quanti strutturati si rendono disponibili a insegnargli il mestiere. Pochi? Figuratevi quindi quanti si renderebbero disponibili a controllare i loro esami, qualora emergessero legittimi dubbi diagnostici, se sono già di loro oberati dal carico delle liste di lavoro. Ma la perla assoluta è quel su base volontaria: esattamente quello che non dovrebbe accadere, laddove nel mondo dei sogni ogni singolo specializzando dovrebbe avere un percorso formativo basato sulle sue caratteristiche personali e non sulle esigenze di libera professione dei docenti universitari. Ma lasciamo stare, che poi passo per qualunquista e mi censurano.

E allora guardiamo le cose dal punto di vista del cittadino. Vorreste che la vostra pancia fosse studiata da un giovane specializzando che di ecografie ne ha fatte fino a quel momento un centinaio o da un solido quarantenne che invece nella sua carriera ne ha eseguite ventimila? Voi le tasse le pagate, si fa per dire: avete diritto a una sanità qualitativamente di livello o no? Preferireste che il giovane specializzando si formasse in un ambiente idoneo, per diventare il miglior medico possibile della vostra vecchiaia o dei vostri figli, o che fosse lanciato senza paracadute in un sistema sanitario allo sbando, dove lo scopo non è più la qualità ma il risparmio?

Senza contare un altro aspetto della faccenda. Torniamo per un attimo all’ospedale di Frattameggia di Sopra: dove, nel mentre, il facente funzione stronzo di natura ha cominciato a perpetrare i suoi danni organizzativi. Ci sono due posti da coprire per raggiungere il pieno organico e l’amministrazione gli impone due specializzandi del quarto anno. I due si recano nel piccolo reparto di radiologia di Frattameggia di Sopra, molto a malincuore perché conoscono di fama il facente funzione e il suo infimo livello di competenza professionale, passano due anni a smazzarsi toraci, ossa ed ecografie e alla fine vengono congedati con una pacca sulla spalla. E sostituiti da altri due specializzandi del quarto anno. Morale della favola: due anni di formazione sprecati, perché l’ospedale non li ha assunti, e davanti ai propri passi precariato a oltranza. Alle spalle, invece, altri due disgraziati che ne seguiranno le orme: come mi ha detto di recente uno scrupoloso professore universitario fiorentino, gli specializzandi finiranno per diventare i peggiori nemici di sé stessi.

Insomma, quando si parla di fantasia al potere bisognerebbe andarci cauti. Abbiamo già avuto a che fare con la finanza creativa, e guardate oggi come siamo messi: con le pezze al culo.

One Response to “La fantasia al potere”

  1. Ghiaccio e sondino ha detto:

    Tutto questo ragionamento non fa una grinza. Però quanti sono gli specializzandi che poi si approfittano del loro status per starsene catatonici a schivare le responsabilità? E’ anche vero, temo, che finchè non fai, non cresci. Finchè non sarai solo la notte a cagarti sotto, perdonami l’espressione cruda, a decidere se il malato lo devi portare in sala ora o può tirare mattino, non imparerai mai. E poi ti basterà sbagliare una volta per non dimenticarlo più. Sarà che facciamo un mestiere diverso, ma almeno nella chirurgia è così. E credo un po’ in tutte le specialità. Con questo, non dobbiamo sfruttare il loro lavoro malpagato: ma la loro formazione passa assolutamente solo dal poter fare da soli.

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