La fine del mondo

Vado a dormire sereno, dopo aver spento la tivù e controllato che i due bimbi, nella loro cameretta, stiano dormendo come due angioletti. Leggo qualche pagina dell’ebook reader, poi spengo la luce e mi dispongo in posizione fetale su quei due o tre pensieri che da sempre mi inducono il sonno meglio del valium. Il sonno arriva, tutto diventa nero, il cervello riduce al minimo l’attività elettrica e accende la luce rossa dello stand-by.

La mattina dopo mi risveglio con un mal di testa micidiale. Sono carponi, ho la testa appoggiata al muro della camera da letto e in quel punto preciso la vernice del muro è scrostata come se avessi dato una poderosa testata; il che, vista l’entità del mal di testa, e più che possibile. Mi alzo a fatica e resto a bocca aperta: la casa è un macello, la libreria a terra con tutti i libri sparsi per la sala, il televisore sfrigola elettricità a faccia in giù in una larga pozza di acqua, il divano rovesciato davanti alla porta chiude qualunque via di uscita. Ma il peggio è fuori dalla finestra: c’è acqua dappertutto, lambisce le mie finestre del primo piano e all’orizzonte non riesco a individuarne la fine come se un lago immenso si fosse posato in piena notte su Treviso. Per un qualche caso fortuito il mio quartiere non è stato completamente sommerso dalle acque, ma in lontananza, mentre l’enorme lago viene solcato da piccole barche di fortuna, si intuisce il campanile del Duomo che emerge dalle acque come un gigantesco dito puntato verso il cielo.

E allora capisco: è arrivata, è arrivata la fine del mondo, non doveva essere in piena estate ma è arrivata, e adesso cosa facciamo, cristo, vado a svegliare mia moglie e i bambini e mi assicuro che anche loro stiano bene, poi cerchiamo di fare mente locale ma i bimbi piangono terrorizzati perché la nostra terrazza è sotto il pelo dell’acqua e il paesaggio allucinante di distruzione liquida si stende sotto un assurdo cielo azzurro e solcato da nuvolette bianche e soffici, e dopo aver realizzato che la casa per adesso tiene botta e che la risalita delle acque sembra essersi fermata facciamo il conto delle provviste che ci restano in casa e ci mettiamo a fare ipotesi su come fuggire da lì, ma fuggire per andar dove, c’è acqua dappertutto e noi da brava gente di pianura in casa non abbiamo neanche un canotto.

Poi mi viene in mente l’ospedale, se casa mia non è tutta sommersa forse anche i piani alti dell’ospedale potrebbero essere all’asciutto; e dico a mia moglie che dovrei andare a vedere cosa è successo laggiù, la strada a piedi non è molta ma non è che a nuoto si possa dire la stessa cosa.

Ed è proprio parlando di come raggiungere l’ospedale che mi sveglio. Sono nel mio letto, i mobili sono al loro posto, fuori dalla finestra la pianura è asciutta e soleggiata. Tutto a posto, insomma, solo un brutto sogno come tanti. Nessuna fine del mondo, pare, a parte lo spread che continua a salire come un’onda anomala.

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