La generazione fottuta

Il titolo del post è la parafrasi del titolo di una recente puntata di Report: in cui si parlava, ed é un tema a me molto caro, di quella generazione di sbandati che oggi hanno dai 25 ai 40 anni. L’ho già detto in tempi non sospetti: si tratta una generazione saltata a piè pari grazie alla lungimiranza di genitori tanto longevi quanto egoisti e presuntuosi (i quali, rovinato un paese, sono venuti meno anche all’impegno di lasciare il posto ai loro figli, come natura e buonsenso vorrebbero). Una generazione messa in ginocchio dalla mancanza di lavoro, impossibilitata a far figli perchè senza una lira, presa per il culo da gentaglia che invece di vergognarsi pubblicamente per le proprie colpe pubbliche e private ha avuto persino il coraggio e il cattivo gusto di chiamarli “bamboccioni” in diretta televisiva.
E poi, come giusta chiosa, l’intervista a un medico quarantenne precario, anestesista, ad “Anno zero”: una ragazza, un professionista serio, che ha rivendicato i propri diritti mancati a fronte dell’impegno quotidiano in un lavoro come il nostro che si fa in trincea, a volte soli contro tutti, fra la grassa miopia delle direzioni ospedaliere e i politici che mettono naso su tutto, anche sulla direzione delle porte scorrevoli di ingresso al nosocomio.
Ma la perla è, sempre ad “Anno zero”, la replica all’anestesista precaria di tale on. Bruno Tabacci, classe 1946, in politica da almeno trent’anni; il quale ha commentato lo sfogo della collega con un espressione del tipo: adesso vi spiego io come va il mondo e perchè mai ci troviamo in questa situazione. Senza capire, senza nemmeno lontanamente immaginare che in tutta questa storia l’anomalia assoluta è lui; insieme a Santoro stesso che, non ce lo dimentichiamo, ancora si ostina a dar voce a nonnini di sessantacinque anni che del nostro sfascio sono i primi responsabili. I quali, invece di pontificare in prima serata televisiva dopo aver avuto nella vita l’occasione per far qualcosa di buono alla comunità e averla sprecata miseramente, all’ora del programma dovrebbero essere a giocare a bocce con gli amici o, se proprio volessero rendersi più utili di quanto siano mai stati, tenere i nipotini mentre i loro figli, dopo aver sgobbato una giornata intera (anche) per pagargli la pensione, si concedono finalmente una mezz’ora d’aria con i rispettivi mariti e mogli.
E’ questo il punto critico della questione. Sono stufo, siamo stufi. Di essere troppo giovani a quarant’anni, e forse anche a cinquanta. Che i cadaveri decidano il destino nostro e dei nostri figli (per chi ha la fortuna di averne). Che il denaro di pochi sia la misura di tutte le cose e delle cose di tutti.
E’ arrivata l’ora del cambiamento, si sente il suo odore nell’aria, si sente dappertutto, è un odore forte che cancella tutti gli altri: e per qualcuno è odore di paura. Non c’è scampo: in un modo o nell’altro bisognerà cambiarlo, questo mondo di precari. E se non ce lo lasceranno fare in nome del buon senso noi lo faremo lo stesso: perchè l’Italia non può continuare a essere una repubblica democratica fondata sugli scilipoti.
Lo faremo in un modo o nell’altro, per l’appunto: come capita sempre quando è questione di vita o di morte.

2 Responses to “La generazione fottuta”

  1. Marlene ha detto:

    Osanniamo il cambiamento, lo desideriamo.. Eppure siamo ancora tutti vincolati alle stesse sedie, agli stessi posti di lavoro (dove ci sono). Mi chiedo se arriverà mai a spronarci davvero quell’odore che sentiamo nell’aria. Ora come ora, io sento solo una gran delusione.

  2. Gaddo ha detto:

    E’ vero. Lo osanniamo, lo desideriamo. Ma noi, noi che dovremmo essere nel migliore dei mondi possibili la spina dorsale di questo paese, siamo vincolati alle sedie non per scelta ma per necessità.
    E i cambiamenti? L’odore che sentiamo è davvero quello di un rinnovamento? Lo spero, lo desidero. Ma quello che vedo è ancora terribile: per restare nel tema del post, il bilancio della città di Milano pare che finirà nelle mani “esperte” del nonnino di cui parlavo in tempi non sospetti (se non per il fatto che troppe trasmissioni televisive gli davano ricetto, più di quanto avrebbe mai meritato un oscuro democristiano della seconda linea).
    I campi di bocce rimarranno senza un potenziale campione, questo io so. E che i nipotini andranno al parco con le tate, e non con il nonno. E che un altro quarantenne entusiasta, preparato, motivato, resterà al palo perché un altro sessantenne, eletto sindaco nello stupore di chi crede ancora che un sessantenne possa rappresentare una qualunque forma di novità, ha deciso di non credere nel rinnovamento ma di investire su un coetaneo.
    Se questo è il nuovo, se questa è la rivoluzione, se questo è il laboratorio politico della nuova Italia, a momenti mi torna simpatico pure Matteo Renzi.
    Insomma: Milano mia, ridammi indietro Forlani, Moro e Fanfani, i miei vent’anni e una ragazza che tu sai. E Milano, scusa, a differenza del buon Vecchioni io non sto scherzando.

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