La lista dei motivi per cui sono contento di fare il Radiologo

Le liste vanno di moda, pare. E allora vi propongo la mia: l’elenco dei motivi per cui sono contento di fare il Radiologo.

Perché da bambino volevo fare l’astronauta, e invece di navigare nell’infinitamente grande sono finito a viaggiare nell’infinitamente piccolo.

Perché se al quarto anno di medicina mi avessero detto che da grande avrei fatto il Radiologo, ah, quanto avrei riso.

Perché due anni dopo non avrei dovuto nemmeno entrare in specialità, e invece arrivai quinto su cinque.

Perché nonostante agli esami di specialità non abbia mai avuto la soddisfazione di un 30, ho sempre creduto di dover ringraziare chi mi aveva regalato la grande occasione: anche se non gli ero mai stato simpatico.

Perché sono stato secondario di Primari molto degni di questo nome.

Perché il mio collega più giovane è il figlio del mio primo Primario.

Perché adoro il silenzio delle sale di refertazione, la confusione dei corridoi del mio Reparto, il ronzio pacato della consolle del PACS.

Perché quando sono di guardia in pronto soccorso metto su l’Ipod e ascolto John Coltrane e le Quattro Stagioni di Vivaldi.

Perché lavoro senza scarpe ai piedi.

Perché ogni volta che sul monitor compaiono le scansioni TC o le sequenze di risonanza magnetica io ancora mi emoziono come un bambino.

Perché vengo da lontano, e amo con la stessa intensità la terra in cui sono nato e quella che oggi mi ospita: la prima perché ha fatto di me la persona che sono, permettendomi di studiare, la seconda perché mi consente di lavorare con la dignità che è dovuta a ogni onesto lavoratore.

Perché mi piace parlare di Clinica con un vero Clinico.

Perché mi piace parlare di Radiologia con un vero Clinico.

Perché sono io che devo ringraziare gli specializzandi che frequentano il mio reparto, e non il contrario.

Perché tutti dicono che i Radiologi non hanno contatti con i pazienti, e invece i miei pazienti mi telefonano per fare l’esame di controllo con me e poi vengono a Natale in reparto a farmi gli auguri.

Perché è così bello parlare con i pazienti quando faccio le ecografie di pronto soccorso, e vederli uscire dalla stanza con il sorriso anche se gli ho appena dato una brutta notizia.

Perché a essere di guardia il giorno di Natale sembra di stare in ferie, e ancora non ho capito il perché.

Perché ci sarebbe così tanto da fare e così poco tempo, ma il mio lavoro mi piace e tanto basta.

Perché ho un vulcano di idee nella testa anche se, come suggerì un amico anni fa, forse il mio destino non è progettare case ma passare i mattoni.

Perché ho scoperto che potrei accettare questa evenienza con un sorriso, e passare mattoni fino alla pensione.

E perché in ogni caso, se anche nulla dovesse andare come io vorrei, rifarei daccapo tutto lo stesso.


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