La mente di Peter Pan

Di recente ho conosciuto Peter Pan. Non più giovanissimo, se 38 anni vogliono ancora dire qualcosa, ma il pizzetto biondo platino deponeva per almeno una ventina di anni in meno di quelli anagrafici.

Peter Pan, il mio almeno, guida la moto. E quella notte era uscito fuori strada. Senza concorso di altri veicoli, pare: ma si sa, i ragazzini come lui hanno scarsa memoria. Vai a sapere se fosse stato speronato da un Suv o se un improvvido ciclista gli avesse tagliato la strada.

Fatto sta che Peter Pan era in pronto soccorso, disteso sul lettino dell’ecografia, sotto la coperta termica. Quando sono entrato nella stanza era in compagnia di una giovane infermiera, e stava sfoderando tutto il suo migliore repertorio di boutade. Anche se indossava il collare cervicale e il petto era una carta geografica di escoriazioni ed ecchimosi: certe volte, purtroppo, la polvere di fata non rende l’asfalto della strada più morbido.

“Tu sei il dottore dell’ecografia?” mi ha chiesto Peter Pan.

Io ho annuito e lui ha ribattuto: “Allora chiamami Rudy”.

“Rudy?” ho chiesto io. “Ma lei non si chiama Peter?”

“Peter per gli estranei, ma Rudy per gli amici” ha concluso lui, con un ghigno soddisfatto.

Intimamente fiero di essere annoverato tra gli amici stretti di Peter Pan, ho cominciato l’ecografia. Peter, anzi Rudy (per gli amici), ha continuato la corte spietata all’infermiera, chiamandola ogni volta con un nome diverso. Una raffinata tecnica di seduzione o soltanto lo shock da incidente stradale? Non lo sapremo mai, sono misteri che fanno parte dell’esoterismo intrinseco di Peter Pan.

L’infermiera si scherniva in tutti i modi: anche perché, si è poi scoperto, doveva sposarsi dopo pochi giorni. Ma Peter, Rudy per gli amici, non demordeva. Una stoccata qui, una battuta là; se avesse potuto muovere liberamente le mani scommetto che gliene avrebbe appoggiata una sul sedere. Io lo guardavo al tempo stesso stupito e divertito, pensando che mai in vita mia sarei stato capace di fare il filo a una sconosciuta mentre me ne stavo disteso sul letto di dolore: già mi sono sempre sentito ridicolo di mio, ogni volta che c’era da attaccar bottone a una sconosciuta, figuriamoci in quelle condizioni pietose. Ma Peter Pan ce le ha le risorse, eccome.

Alla fine ho finito l’ecografia e Peter, anzi Rudy, tutto sommato era uscito integro dal gran botto. La pancia a posto, nemmeno un osso rotto: questo significa essere immortali. Mentre trasportavo la barella fuori dalla stanza ecografica, e lui chiedeva all’infermiera se finalmente era la volta di andare insieme nel privé, mi risuonavano in mente alcuni versi immortali:

Siamo liberi, liberi, liberi di sbagliare
Siamo liberi, liberi,
liberi di sognare
Siamo liberi,
liberi di ricominciare

E lì ho pensato che, visto che in un modo o nell’altro bisogna decidere chi vogliamo che gli altri credano che noi siamo, forse è meglio far finta di essere Peter Pan detto Rudy che il radiologo di guardia. Perché laddove Peter Pan, uscito di strada e mezzo sfracellato, non perde un centimetro della sua verve e ci prova persino con l’infermiera, il radiologo di guardia all’infermiera avrebbe dato del lei e provando persino un po’ di rimorso per averla tirata giù dal letto alle quattro del mattino solo perché era stato così maldestro da uscire fuori strada con la moto.

Ma si sa, Peter Pan è convinto che siamo liberi. Il radiologo di guardia, invece, quasi sempre pensa che liberi non siamo, che viviamo immersi nelle menzogne e che esiste un pudore sottile, una forma quasi trasparente di rispetto, un velo impalpabile che ci divide dal nostro prossimo.

E che, prima di ricominciare, a volte bisogna chiedere il permesso.

11 Responses to “La mente di Peter Pan”

  1. mollybloom82 ha detto:

    Mah…non sono riuscita a capire se la punta d’invidia che traspare dal tuo post sia solo ironica. A me, da giovane donna, “uomini” come questo fanno molta rabbia. Parecchio schifo. E un po’ pena. Perché evidentemente la mamma non ha dato ed insegnato loro quanto avrebbe dovuto. (Mi sento già in ansia….tu sai perché).
    Io preferisco, specie quando evidentemente serve, il pudore, il velo impalpabile. Meglio del sedere palpabile 😉

  2. Gaddo ha detto:

    Tutta ironia, allo stato primordiale e a un passo dal sarcasmo.

  3. mollybloom82 ha detto:

    Ah ecco…mi pareva! Però quella del sedere palpabile non era male, dai 🙂

  4. ohana ha detto:

    “Il radiologo di guardia, invece, quasi sempre pensa che liberi non siamo, che viviamo immersi nelle menzogne e che esiste un pudore sottile, una forma quasi trasparente di rispetto, un velo impalpabile che ci divide dal nostro prossimo.”

    Ciao, è la prima volta che leggo il tuo blog e non immagini quanto sia confortante leggere opinioni simili di questi tempi 🙂
    E leggere pure che l’infermiera non abbia abboccato.
    Ora posso andare a letto dormendo sogni più tranquilli 😉
    Alla prossima e buon blog!

  5. Gaddo ha detto:

    @ molly

    Però ti è sfuggita l’ironia sull’autore dei versi immortali… 😉

    @ ohana

    Per quanto riguarda l’infermiera direi che si tratta del minimo sindacale, visto che si sarebbe sposata dopo quattro giorni. Sebbene, ne convengo, di questi tempi non mi meraviglio più di nulla.

  6. mollybloom82 ha detto:

    Ci ho fatto caso ora. E non riesco a capire a quale livello sia la tua ironia. Semplicemente non ti piace Vasco e quindi più che versi immortali ti sembrano stronzate dimenticabili, oppure pensi alla recente malattia di Vasco ed al suo “nuovo” rapporto con i fans, o ancora anche lui ti sembra un Peter Pan? sarà che gli ormoni mi ottenebrano il neurone…;-)

  7. Gaddo ha detto:

    @ molly

    Per la tua gioia, e nonostante gli ormoni impazziti, tutti e tre i livelli di cui parli. 😉

  8. G. Murialdo ha detto:

    Sei un grande!
    Quanto scrivi è di conforto per chi rimane sempre più stordito dai comportamenti di questi “ragazzi” quaranta-cinquanta-sessantenni, seduttori seriali piuttosto che scambisti di coppia piuttosto che cultori del sadomaso giapponese. Che dire? Una follia. Siamo ormai pochi ad amare le nostre donne tenendole strette abbracciate? La moda è appenderne due al soffitto, legate come salame per ottenere orgasmi raffinati, a rischio strozzo.

    • mollybloom82 ha detto:

      Mah insomma…le due donne in questione non erano né minorenni né incapaci di intendere e volere…ci si sono fatte legare loro e onestamente l’accusa di omicidio preterintenzionale mi ha lasciata sgomenta. Con tutto lo schifo che una pratica del genere può A ME suscitare, tra adulti consenzienti nn dovrebbe essere tutto lecito?

  9. Gaddo ha detto:

    L’immagine che ci proponi delle donne legate come salami è forte, accidenti, ma rende davvero l’idea della situazione paradossale e folle, appunto, che stiamo vivendo in questi anni sul fronte sessuale (o che si è sempre vissuta, anche in altre epoche? Boh). La speranza allora è che le nostre donne si accorgano della differenza, e che sappiano apprezzarla.

  10. Gaddo ha detto:

    @ molly

    Tecnicamente hai ragione: maggiorenni e consenzienti che facciano pure ciò che vogliono (salvo ammazzarsi, magari, o farsi del male: che poi i costi sono di tutti).
    Ma se ho capito bene il senso dell’intervento di Johnny, e se l’ho capito l’ho anche condiviso, quello che disturba non è tanto la modalità di espressione della propria sessualità (che dovrebbe essere libera, insomma, gioiosa e libera. E magari anche affettuosa, a riuscirci) quanto l’evidenza che oggi l’unico modo per divertirsi ed eccitarsi sessualmente sia ricorrere a pratiche estreme in cui magari la tua compagna ci lascia anche la pelle. Che poi è quanto accade in altri ambiti: che ne so, l’alcol per gli adolescenti, la cocaina per i parlamentari (ma non solo), eccetera. Ma per me questo non implica un giudizio morale, intendiamoci: certo, un ingegnere quarantenne può circuire una ragazza di vent’anni con molta facilità, e in questo il criterio anagrafico conta meno del senso di responsabilità dell’individuo. Quello che mi secca sta nelle parole di una blogger, appena posso vi cerco anche il link, che in un recente post, parlando di ragazzi e delle modalità futuribili di approccio allo studio, scrive una frase illuminante: la vita non è un luna park. Il che vuol dire che la noia rientra nella gamma dei sentimenti umani e bisogna imparare a gestirla, perchè per vincerla non serve a nulla varcare limiti su limiti. Poi finisci per farti male, come i fatti dimostrano. Insomma, ci vuole anche disciplina, e la fatica relativa per applicarla.
    Ecco, se Dio dovesse davvero esistere credo che ci perdonerebbe qualunque peccato tranne l’esserci annoiati, con tutto ciò che ne consegue.

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