La metafora del motociclista sfracellato

Sarà che ci avviciniamo rapidamente alla fine del mondo, e qualcuno cerca di risolvere il problema prima che può, ma nella mia ultradecennale attività di pronto soccorso non ho mai visto tanti incidenti stradali, con moto coinvolte, come quest’anno.

Lo so: è fin troppo facile dire, a loro colpa, che corrono troppo, ti superano a duecento all’ora, fanno zigzag tra le auto in coda lungo la tangenziale, se ne fottono delle linee di mezzeria continue, eccetera. Però bisogna dire le cose come stanno fino in fondo: e come stanno me lo ha detto oggi Loris, centauro, trent’anni, molte ossa rotte e un testicolo quasi spappolato (perché davanti ai gioielli di famiglia, come è noto, c’è sempre il serbatoio della moto). Il quale, durante l’ecografia di controllo, mi ha raccontato la dinamica dell’incidente (freccia si, freccia no, freccia si, poi l’auto ha deciso di non svoltare e lo ha speronato mentre lui andava per la sua strada) e ha fatto un’osservazione molto interessante. Ha detto: Dottore, sa qual’è il problema? Io li vedo, dalla moto, sono tutti con il cellulare in mano. Ma mica per telefonare, no, quelli mandano messaggini.

E, com’è ovvio, se stai digitando il testo di un sms la strada non la puoi certo guardare.

Ogni volta che mia moglie mi cazzia perché guido come una lumaca, che poi mediamente è anche vero, io cerco sempre di ricordarle che quando sei in auto non hai solo la responsabilità del tuo mezzo, della tua persona o eventualmente dei passeggeri che trasporti. In realtà sei responsabile, e in misura forse anche maggiore, di tutte le automobili che incrociano la tua strada: alla cui guida ci sono persone che se ne vanno in giro per i fatti loro, con i loro passeggeri, i loro pensieri, i loro progetti, e non ti hanno mai fatto nulla di male. Se fossimo davvero persone perbene, se sulle strade le leggi in vigore non fossero quella del più forte e/o più veloce o del chissenefrega-di-tutti-gli-altri-coglioni-che-mi-incrociano, avremmo gli occhi puntati sulla strada e l’attenzione regolata al massimo livello. Avremmo cura gli uni degli altri, come dovrebbe essere in tutte le cose della vita: ma d’altronde il modo cui ci comportiamo sulla strada è metafora di come ci comportiamo nel resto del tempo, e alla fine i conti tornano sempre.

2 Responses to “La metafora del motociclista sfracellato”

  1. sabino ha detto:

    nel senso che non tornano !
    chè il carico economico legato alle procedure sanitarie da incidenti – spesso evitabili se il codice della strada fosse rigorosamente rispettato – poi lo paghiamo noi
    e lo pagheremo sempre di più . . .

  2. Gaddo ha detto:

    E’ vero, i conti che non tornano possono essere interpretati anche come dici tu: su un piano meramente economico e non solo su quello etico. Il che è un’ulteriore aggravante, e non da poco.

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