La responsabilità più bella

Il signore a cui faccio l’ecografia è distinto, elegante. Mi racconta dei malanni che hanno colpito i suoi reni, delle peripezie vissute prima di trovare la causa dei suoi problemi e la soluzione per risolverli. Mi racconta che il rene trapiantato è di sua moglie, che intanto attende trepidante fuori dal mio ambulatorio.

E il rene, bontà sua, funziona benissimo: è bello come il sole, come solo un rene trapiantato ben funzionante può essere. Basta sentire il rumore del tracciato flussimetrico e già ti metti il cuore in pace: la natura ha un suo ritmo naturale, inconfondibile, il suono della perfezione. Mentre il signore si riveste, mi dice di come stia attento a tutto: all’alimentazione, allo stile di vita, alle medicine che prende. Dice: Ho gli allarmi sul telefonino per non dimenticarmi mai nessuna terapia.

E poi aggiunge: Ho frequentato tanti ambulatori e a volte ho sentito trapiantati dire, del loro rene, che tanto la donazione veniva da cadavere. Io ogni volta inorridisco, vorrei dirgli che quel rene che hanno in pancia appartiene al figlio di mamme che si sono disperate, di mogli rimaste vedove. Ci vuole rispetto, quando si porta dentro il rene di qualcuno. Ci vuole responsabilità, quella di tenerlo bene come e più che se fosse nostro.

Io ho annuito: ai miei figli e alla donna che amo darei il cuore, e non sto parlando in senso metaforico. Direi, insomma, che sui fondamentali io e il mio paziente siamo proprio d’accordo.

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