La triste inutilità dei necrologi, forse

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E’ morto Pino Daniele, e io sono stato incerto fino alla fine sulla pubblicazione di questo post. Alla fin fine, i necrologi rischiano sempre di diventare una minestra riscaldata, un esercizio di stile fine a sé stesso. Poi però ho pensato che esistono persone le quali, loro malgrado e quasi sempre a loro insaputa, nella tua vita sono state troppo importanti: e allora dire loro una parola di commiato è dovuto e anche utile. Se non altro, a sé stessi.

Pino Daniele, negli ultimi anni della sua carriera, non mi aveva entusiasmato: credo sia la conseguenza diretta di un po’ di fama e soldi, insieme alla scoperta che la vita, tutto sommato, può non essere quella merda che immaginavi quando avevi vent’anni e, per usare un eufemismo delle mie parti, ti puzzavi di fame con ben poca speranza per il futuro. Ma il primo Pino Daniele, quello di Terra mia, di Nero a metà, di Vai mo’ e di Bella ‘mbriana, beh, quello mi ha insegnato un sacco di cose. A non vergognarmi della mia amarezza di fondo, per esempio, che è insita nella genetica delle latitudini a cui sono nato e dalla storia triste della mia terra. A non sottovalutare lo scetticismo che nutro nei confronti del mondo, e neanche a sopravvalutarlo. Ma anche e soprattutto l’arte inutile di incazzarmi quando le cose che vedo non vanno secondo regola, il che succede spesso e voi lettori del blog purtroppo ne sapete qualcosa.

Ci sono persone che transitano nel mondo con un passo differente dai comuni mortali. Possiamo chiamarli punti di riferimento, maestri, o come diavolo volete voi: ma la realtà dei fatti non cambia. Perché qualunque sia la modalità di espressione che hanno scelto, il loro messaggio rimane a lungo, ed è a disposizione di tutti. Nel caso di Pino Daniele, anche di quelli che hanno sempre capito la metà delle parole delle sue canzoni.

Dopodiché, cliccate sulla foto del post e brindate con me alla sua salute.

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