L’amore è cieco, forse

Quando sono arrivati è di lei che mi sono accorto subito: teneva gli occhi a fessura, con una specie di smorfia strana sul viso, e lui la portava per il braccio. Gli sono andato incontro, ho chiesto se cercassero il dottor Gaddo: lui ha subito detto di si e siamo entrati nella stanza ecografica.

Poi ho chiesto che lei si stendesse sul lettino con la pancia scoperta; lui mi ha chiesto dove, io gli ho indicato il lettino e lui mi ha detto, gentile: Dovrebbe indicarmi dove, sono un non vedente.

Io confesso che non me ne ero accorto: certo, indossava occhiali da sole, ma d’altronde tatuaggi o occhiali da sole servono a quello, a comunicare carisma e sintomatico mistero, non ad altro. E sono rimasto allibito perché lui si muoveva sicuro, senza esitazioni, imboccava le porte al centro e sembrava completamente padrone del suo spazio vitale.

Per cui mi sono scusato, anche se non c’era nulla di cui scusarsi, e ho condotto lei sul lettino. Lui è rimasto accanto per tutto il tempo, tenendole la mano, poi le ha asciugato la pancia dal gel con dolcezza, senza esitazioni. A fine esame ha ritirato il referto, allungato il bastone con uno scatto secco, mi ha salutato e sono usciti dalla stanza.

Mi sono affacciato anche in corridoio, a guardarli andar via: lui le teneva il gomito, guidava per entrambi, il suo bastone saggiava il pavimento davanti ai piedi di lei; e lei si lasciava portare, docile, sicura, ricolma di fiducia.

E ho pensato che l’amore è cieco, forse, ma certe volte ci vede proprio benissimo.

3 Responses to “L’amore è cieco, forse”

  1. Januarium ha detto:

    L’amore guarda con altri occhi, che non si limitano ad uno stimolo retinico.
    Bellissima scena, bellissima descrizione: Buona domenica, Gaddo.

  2. mollybloom82 ha detto:

    Che dolcezza 🙂

  3. Vito ha detto:

    L’amore è cieco….
    E’ la sfiga che ci vede benissimo

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