L’aneddoto del giorno di laurea

Qualche anno fa, interno giorno. Giornata campale: sessione di laurea degli allievi tecnici di radiologia. Aula magna dell’ospedale gremita all’inverosimile di parenti amici conoscenti passanti eccetera. Noialtri membri della commissione, in giacca e cravatta di ordinanza, seduti dietro il lungo tavolo di quelli che sanno di essere dalla parte giusta della barricata.

L’allieva di cui sono relatore termina la presentazione della sua tesi. Rapida, essenziale, schematica come le avevo chiesto di essere. Le pongo la domanda di prammatica, in qualità appunto di relatore, e lei risponde a tono.

A questo punto mi aspetto che la ragazza venga congedata in attesa del voto finale, e invece un altro membro della commissione alza la mano e chiede di fare una domanda. Quando ha terminato di porla vorrei mettermi le mani nei capelli: per quella domanda non esistono risposte plausibili. È una domanda priva di senso, senza attinenza con l’argomento della tesi, posta con premesse sbagliate dal punto di vista medico. Avrebbe potuto porla uno degli astanti che seguono i lavori con l’espressione della mucca che guarda passare il treno, di certo non un membro della commissione di laurea. Insomma, non so come faró a venir fuori dall’impasse. Cioè come aiutare la mia allieva a rispondere senza pronunciare la sola domanda che non andrebbe pronunciata in questa circostanza ufficiale e davanti a trecento persone: Scusi, signor membro emerito della commissione, ma che domanda del cazzo è questa?

E lei, invece, mi stupisce. Prima che io prenda la parola per cercare di salvare il salvabile con tutto il garbo possibile, la mia allieva parte con la risposta alla domanda. Che dura due minuti esatti ed è precisa, sicura, circostanziata, dettagliata: solo che  non c’entra nulla nè con la tesi di laurea nè con la domanda del membro della commissione. Una risposta perfetta, insomma: ma a un’altra domanda. Il membro alla fine non ribatte, l’espressione imperscrutabile, e congeda l’allieva senza aggiungere altro.

Dopo la conta dei voti e la proclamazione finale mi reco dalla mia ormai ex allieva festante. La abbraccio, le faccio i complimenti e le dico: Sono felice per te ma non vorrei mai essere nei panni del tuo ragazzo. Se riesci a mentire sempre con questa disinvoltura mi sa che lui è in un mare di guai.

Lei sorride, nel modo in cui sorridono a questo mondo le femmine che sanno come si maneggia il fuoco, e poi torna ai suoi festeggiamenti.

(il tutto è perchè tra due mesi ci sono le lauree del 2012 e io non ho ancora corretto le bozze di quella che sto seguendo. Che il cielo mi aiuti)

2 Responses to “L’aneddoto del giorno di laurea”

  1. thepellons ha detto:

    I miei complimenti all’allieva: praticamente gli ha fatto la supercazzola, non so se mi spiego. 🙂
    E tu ce la farai, credo che il cielo non ti cadrà sulla testa 🙂

  2. Gaddo ha detto:

    Molto più di una supercazzola, credimi. Avrei voluto filmare la scena, era degna di un film e aveva qualcosa di inquietante che non sono mai riuscito a comprendere con precisione.

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