L’arte del blogger

Giuro che alle volte, di sera, vado a letto parecchio perplesso.
Ormai in Rete è tutto un fiorire di blog: e si tratta di persone potenti, bene in vista, con una certa influenza sugli utenti. Grillo, Luttazzi, Di Pietro; persino Mastella tiene un blog (non riesco a immaginare il contenuto dei suoi post, un ineluttabile senso del pudore mi ha impedito di accedervi).
Da una parte è un fenomeno che mi rallegra, il fascino della Rete sta proprio nella capacità di veicolare idee senza i filtri imposti dal potere costituito alla stampa e ai telegiornali; dall’altro però mi spaventa, perché ogni blog è un piccolo podio sul quale chiunque può ergersi e dire ciò che vuole, tanto ormai tutti abbiamo l’imprinting mediatico: qualunque cosa sia scritta su un libro, su un sito internet, o meglio ancora mostrata in televisione, è vera per statuto o per diritto divino.
Ma in fin dei conti non è questo che mi preoccupa. Non mi preoccupa il fatto che Grillo riempia le piazze (in fondo la sua proposta di legge è condivisibile, o no?); non mi preoccupa che la classe politica si senta così minacciata da questi
canali di comunicazione, così fuori dagli schemi consueti, da sentire il bisogno di mettere sul primo canale nazionale il faccione del Presidente a fare trincea. No, a preoccuparmi è il tremendo vuoto culturale che c’è dietro, da una parte e dall’altra: quelle del politico e quella del cittadino.
La Rete è fatta per veicolare idee: e le idee non ci sono quasi più.
Così, finito il post della giornata, lo inserisco nel mio blog da quaranta, cinquanta misere visite al giorno e ancora una volta penso se sia giusto dire la mia, se le storie di ordinaria amministrazione che riempiono una giornata di ospedale valgano la pena di essere raccontate.
Oggi una paziente, al termine dell’ecografia, mi ha detto: Grazie di avermi spiegato tutto, così vado a casa tranquilla.
Ecco, è solo questo che mi manca, in questo momento della mia vita: vorrei poter tornare a casa tranquillo, contento della mia giornata lavorativa (ma questo a volte già accade, per fortuna), contento del futuro che i miei governanti mi
stanno preparando, contento di vivere in questo paese scalcagnato; e persino contento di tenere un blog dove racconto storie comuni di gente comune, me compreso, e sicuro di non esprimere idee stupide, irrispettose, intolleranti.

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