Le misure per la bara

Nelle ultime settimane ho avuto parecchio a che fare, e parecchio ne avrò anche in futuro, con un bel gruppetto dei miei tecnici di radiologia. I quali sono brave persone e onesti lavoratori: ma si sa, noi paranoici d’assalto siamo sempre convinti che si possa elevare la qualità del lavoro, fosse anche solo di un tanto così.
Così, per esempio, ho dato direttive che gli esami radiografici del torace fatti al letto del paziente abbiano le seguenti caratteristiche: 1) i controlli siano eseguiti con paziente nella medesima postura del primo esame; 2) che i dati di esposizione e la distanza fuoco-pellicola siano riportati sull’immagine radiografica che viene archiviata nel PACS e usati come fedele riferimento nei controlli successivi. In questo modo si garantiscono esami tecnicamente confrontabili ed è possibile valutare con maggiore accuratezza l’evoluzione di un quadro patologico nel tempo: perchè in caso di versamento pleurico, come tutti sappiamo, un conto è avere il paziente supino, e un conto averlo seduto.
I tecnici hanno mugugnato negli angoli bui del reparto ma poi, da bravi professionisti, si sono adeguati alle nuove direttive: e sono andati in terapia intensiva con il metro, per calcolare con precisione la distanza fuoco-pellicola.
Il bello è stato che, a quanto mi si dice, alla vista del tecnico con il metro in mano qualche paziente abbia commentato fra il serio e il faceto: Mi state già prendendo le misure per la cassa da morto?
Il rovescio comico della medaglia, insomma.

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