Le prime cinque cose più belle

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Che mi vengono in mente in questo pigro pomeriggio di afa cittadina, e non in ordine di preferenza.

La prima sorsata di birra quando si ha vera sete di birra: gelata, amara, ti riempie da dentro di puro piacere e nessuna delle sorsate successive potrà mai eguagliarla.

La canzone ascoltata per caso alla radio, che ti riporta come per magia alle sensazioni di un milione di anni prima: i tempi in cui tutto era nuovo e affascinante, persino i giovani dolori adolescenziali.

La prima volta che accompagni un figlio al torneo quadrangolare di basket o una figlia al saggio di danza, e quanto poco importa che la squadra di lui perda tutte le partite o che le bambine della classe di lei si muovano come piccole e adorabili ippopotame rosa confetto.

Il momento in cui ti siedi davanti alla workstation con le risonanze magnetiche da refertare, e nella sala referti non c’è nessuno a parte te, solo il silenzio produttivo delle grandi occasioni (nonché, se è estate, l’impianto di condizionamento che va a palla).

E poi, sopra tutto, la passeggiata in bici con tuo figlio lungo il fiume, per stradine sterrate, sotto il sole a picco, lui che ti chiede di raccontare storie di quando eri bambino e poi dice, sorridendo: Io a mio figlio racconterò di questa giornata con te. Che a volte anche le lacrime possono essere un piacere, e per fortuna che ho gli occhiali da sole.

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