Lila, sulla Qualità

A una delle tre domande pre-ferie, quella sulla qualità del nostro lavoro, forse una risposta l’ho trovata.
E’ in Lila, il secondo e ultimo libro di Robert Pirsig. Avevo già letto di lui il più noto “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”: che mi era piaciuto, e molto, anche se terminava con qualche punto interrogativo sospeso per aria. E proprio perchè il primo romanzo mi era piaciuto così tanto, con quel lavoro filosofico sul concetto di qualità, che dopo aver comprato Lila lo avevo lasciato a invecchiare in libreria: come una vecchia bottiglia di vino, che non stappi mai un pò perchè manca l’occasione speciale, e un pò perchè hai paura di trovarci aceto.
Ma quest’estate ho stappato Lila. E ho trovato, oltre alle risposte che cercavo, anche i perchè della scarsa attenzione della critica per la seconda opera di Pirsig. Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta poteva essere letto su diversi piani di complessità, e paradossalmente fu proprio il livello più basso a dargli la notorietà: il romanzo on the road, l’uomo americano a cavallo della sua motocicletta che percorre praterie sconfinate. La quintessenza cinematografica dell’idea di libertà, insomma. In realtà, sia Lo zen sia Lila sono l’opera di un filosofo, non di un narratore: in Lila Pirsig non ha cercato scuse ed è andato diritto al sodo, con buona pace dei critici letterari a cui non è parso vero di poter stroncare, com’è loro costume in ogni luogo del mondo, l’opera seconda di qualunque outsider della letteratura (in realtà, Lila è migliore de Lo zen anche come romanzo-e-basta: ma questo è un altro discorso).
Andatelo a leggere: ci sono risposte ai perchè della qualità, e non soltanto quella del nostro lavoro. Tutta quanta la qualità, dentro e fuori, sopra e sotto.

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