L’Italia ai tempi della crisi

Sono andato a comprare la frutta in bicicletta, sotto il sole crudele di questa fine agosto in controtendenza atmosferica. La negoziante stava spazzando la bottega, annaspava pure lei per il caldo e il sudore.
Ci siamo salutati, io ho fatto una cortese quanto inutile considerazione atmosferica e la negoziante ha ribattuto, pronta: “E meno male che lei è in ferie! Pensi a noi, che invece con questo caldo stiamo lavorando”.
Io avrei voluto dire che, da brava lavoratrice stagionale, sicuramente nel corso dell’intero anno solare lavora meno lei di me; e con ogni probabilità guadagna anche meglio, specie se non distribuisce tutti ma proprio tutti gli scontrini. Ma sono in ferie, i giorni di riposo mi hanno fatto tornare il dottor Jeckill che ero tanti anni fa e i tempi di Mr. Hyde mi sembrano per fortuna lontanissimi. Così ho detto, giudiziosamente: “Beh, penso che lavorare d’estate in un luogo di vacanza convenga, no? Altrimenti non terreste aperto il negozio”.
Lei mi ha guardato, più sconsolata che altro, e ha risposto: “Bah, forse qualche anno fa. Adesso è un bel pezzo che non si guadagna più come prima”. E giù altre considerazioni, di vario genere e gravità, sul governo di ladri che ci ha condotti in mezzo alla crisi.
Il dottor Jeckill, a questo punto, ha annuito e ordinato un chilo di pesche noci per i bambini.
Mr. Hyde, che invece brontolava nelle recondite oscurità delle mie viscere, avrebbe voluto dire: Ah, davvero? E come mai non vi ho visto sconsolati quando da un giorno all’altro un chilo di mele, che fino alla mezzanotte prima costava duemila lire, ha cominciato a costare 2 euro secchi? Come mai adesso vi lamentate del governo, quello stesso governo che nel 2002 vi ha consentito i salti mortali carpiati rovesciati dei prezzi senza nemmeno uno straccio di controllo, nè locale nè fiscale?
Ma sono in ferie, e soprattutto sono il dottor Jeckill. L’Italia ai tempi della crisi è anche temperanza, controllo interiore, distanza dalle cose. Se no diventa tutto uno sfanculamento: e poi è guerra tra poveracci.

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