Lo sciopero degli specializzandi

Non so se lo sapete, ma il 16 aprile scorso gli specializzandi italiani sono scesi in sciopero. Il motivo? Presto detto: il governo Monti, ossia l’accolita di sapienti buontemponi che sta governando il paese verso la disperazione, aveva deciso che la tassazione Irpef sulle borse di studio e gli assegni di ricerca poteva essere un buon modo di rangranellare due spiccioli in più di quelli previsti dalle manovrone da mila miliardi che negli ultimi mesi ci sono state recapitate sul groppone. Il che, in buona sostanza, si sarebbe tradotto in quasi 300 euro al mese in meno: trecento euro, ossia quasi seicentomila vecchie lire. Una cifra non indifferente, con i tempi che corrono: molti specializzandi che conosco con quei soldi ci pagano l’affitto di appartamenti che condividono con altre quattro persone, perché il resto gli serve a finanziare gli studi (che, come è noto, non sono gratuiti e anzi costano un occhio della testa) e, semplicemente, a campare.

Adesso, c’è una cosa degli specializzandi italiani che in molti privati cittadini non sanno. Gli specializzandi tengono in piedi interi ospedali con un lavoro oscuro, silenzioso e sottopagato. Svolgono per lo più mansioni per le quali sarebbe sufficiente una segretaria: rispondono al telefono, battono i referti al computer, tengono in ordine cartelle cliniche e archivi. Ma non solo, intendiamoci. Perchè nel mentre lo specializzando, che (non dimentichiamolo) è uno studente che sta imparando il mestiere che farà da grande, copre i buchi di organico, visita pazienti, esegue esami strumentali per i quali sarebbe prevista una figura tecnica, si sciroppa notti di guardia mentre il suo strutturato dorme il sonno dei giusti a casa sua, nel suo lettuccio caldo, e mentre dorme saporitamente matura i soldi dovuti per la reperibilità notturna.

No, non sto esagerando: e infatti interi ospedali, policlinici e affini nella giornata di sciopero si sono letteralmente paralizzati. Pazienti rimandati a casa, dimissioni rimandate a data da destinarsi, pronti soccorsi intasati all’inverosimile, eccetera. Io non amo scioperare, e credo che a nessun medico degno di questo nome piaccia abbandonare la trincea: fosse anche per una protesta legittima. Però questa volta sono proprio dalla parte dei ragazzi, senza nessuna esitazione, perchè sono stato anche io specializzando e ricordo perfettamente l’aria che tirava da quelle parti, la sgradevole sensazione che la mia formazione culturale fosse largamente lasciata al caso, il potere di vita e di morte che i capi esercitavano sulle nostre teste, il miserabile stipendio con cui arrivavi a stento a fine mese senza a momenti poterti permettere nemmeno le vacanze estive.

E trovo vergognoso, ma che dico, trovo ripugnante l’idea che un governo di sapienti tecnici debba rivalersi proprio sugli specializzandi, su ragazzi in formazione che non solo spesso non vengono adeguatamente formati ma per di più devono sottostare a orari allucinanti, responsabilità professionali che non gli spetterebbero e pressioni psicologiche di vario genere e grado che nemmeno vi sto a raccontare. Trovo ripugnante l’idea che raschiare il fondo del barile per questi sapientoni voglia dire accanirsi contro ragazzi che studiano: i medici del vostro futuro, quelli che vi cureranno da vecchi e che cureranno i vostri figli e i figli dei vostri figli. Forse aveva davvero ragione quel tale, non mi ricordo chi fosse, che di fronte alle ultime manovre economiche commentò sardonicamente che per escogitare quel genere di strategia non serviva un valente economista ma bastava suo zio.

Per cui, ragazzi, fate più casino possibile: questa è gente che ci prova sempre e poi tira il culo indietro, come infatti è accaduto quando a fronte delle proteste la norma che prevedeva l’iniqua tassazione è stata prontamente stralciata. È il nuovo stile nazionale, il nostro biglietto da visita nel mondo, il viatico di chi la butta lì per vedere come va a finire e se non avverte alcuna reazione affonda il coltello. E vi dirò di più: se vi serve una cassa di risonanza per le vostre argomentazioni, sebbene minuscola e insignificante, questo blog è a vostra completa disposizione.

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