Lo zen e l’arte di non riparare la motocicletta

Chi mi conosce sa quanto io ami il libro di Pirsig sullo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta e, soprattutto, il quasi sconosciuto sequel (Lila); e conosce altrettanto bene la mia assoluta inettitudine alla riparazione di qualsivoglia congegno meccanico o elettronico che vada oltre la sostituzione di una lampadina (a patto che sia una sostituzione semplice: l’ultima volta che ho dovuto cambiare la lampadina elettrica dello specchio del bagno ho rotto lo specchio, semplicemente).

Oggi, durante la seduta ecografica, faccio due chiacchiere con un signore che afferma di aver percorso per lavoro, nell’anno solare 2014, la bellezza di duecentocinquantamila chilometri tra aereo, nave e automobile.

Che lavoro fa? gli chiedo, incuriosito, visto che in cambio di un viaggio intorno al mondo lungo altrettanti chilometri in questo momento darei un anno di vita. Semplice: lui è un tecnico specializzato nelle centraline elettroniche che rappresentano ormai il cuore pulsante delle nostre automobili. Viaggia così tanto perché insegna ad altri tecnici il mestiere: Prima che facciano danni, mi spiega con una nota di malcelato orgoglio nella voce.

Radiologo: Quindi lei è il responsabile di quegli accidenti che quando saltano piantano la macchina senza speranza di farla ripartire?

Lui: Certo. Tuttavia converrà che saltano abbastanza di rado.

Radiologo: Però quando saltano sono dolori, specie per il portafoglio.

Lui: Certo, è vero. Sapesse quanto costano quelli delle moto, molto più delle centraline per auto.

Radiologo: Quindi mi sta dicendo che se sono in strada e si rompe la moto non ho più speranza di sistemarla con un cacciavite e molta pazienza?

Lui (ghignando): In certi casi il miglior amico del motociclista è il carro attrezzi, dia retta a me.

Bene, sono salvo: dopo anni di sensi colpa senza fine posso abbandonarmi anche io senza rimorsi all’ebbrezza del carro attrezzi. Con buona pace di Pirsig, che nel suo celeberrimo romanzo tesse le lodi del fai-da-te motoristico e lo erge a metafora e filosofia di vita.

Qui, molto più in basso, il tempo libero ha un valore talmente incalcolabile che certe volte è meglio pagare qualcuno per fare il lavoro sporco. Finché girerà ancora qualche euro, beninteso: ma Pirsig all’epoca non avrebbe mai potuto immaginare di essere alle porte di un nuovo ordine mondiale.

2 Responses to “Lo zen e l’arte di non riparare la motocicletta”

  1. kweedado ha detto:

    “Any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic.” Arthur C. Clarke

  2. Gaddo ha detto:

    @ kweedado

    Vedo con piacere che abbiamo matrici culturali comuni assai. 😉

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.