Lucciole nel cielo nero come pece

Non so voi ma io in questo periodo lavoro molto, e di gusto, e quasi non mi accorgo che la giornata passa. Ogni tanto faccio una pausa, ma per lo più ascolto musica a ripetizione anche mentre referto o scrivo lettere all’amministrazione, e mi concedo solo l’intervallo minimo per mangiare qualcosa in mensa. Poi ritorno, chiudo gli occhi e mi gusto odore e sapore del più sacrosanto dei miei caffè quotidiani.

Ma alla fine del caffè sento che manca ancora qualcosa. Una specie di sotterraneo languore, non so come altro chiamarlo. Un piccolo vuoto nell’anima fatto a forma di qualcosa, o di qualcuno. Allora apro il cassetto della mia scrivania e tiro fuori la tavoletta di cioccolato: ne basta poco, un piccolo assaggio, e il vuoto si riempie silenziosamente.

Così è sufficiente sbirciare com’è il tempo, là fuori, e riprendere il lavoro. Ed è già ora di andare a prendere i bimbi da qualche parte, poi di studiare, poi di scrivere, e se avanza voglia anche di guardare un bel film stravaccato sul divano (leggere figuriamoci: l’ultima mezz’ora del giorno è sempre per il libro di turno, caschi pure il mondo).

Insomma, direi che alla fine basta poco per restare incantati. Anche nei tempi più cupi.


La canzone della clip è Vagalumes, di un cantante brasiliano che ha un nome irricordabile (Affonso Heliodoro dos Santos Junior) ma per fortuna si fa chiamare solo Affossinho. E’ tratta dall’album Belè (2006): se vi aggrada il genere musicale, e soprattutto la lingua purtughensci, vi consiglio di ascoltarlo tutto; specie se in quel momento vi sentite animati da un’allegria inestinguibile. Vagalumes, cioè Lucciole, è una canzone dal testo dolcissimo: il modo in cui si immagina una vita perfetta insieme, tanto per capirci. A volte, quando si è tristi, la paura è che certe emozioni non torneranno mai più ad allietare le nostre vite. E invece.

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