Ma il film è tristemente noioso perché lei lo ha già vissuto dieci volte o più

Con la pubblicazione del romanzone è successa una cosa molto carina: in tanti mi avete inviato la foto con il libro, in mano, sulle mensole delle vostre case o sulle scrivanie dei vostri studi. Il che, come immaginate, mi ha fatto molto piacere: al punto che ho creato un collage di foto che via via diventa sempre più grande e variopinto.

Qualcuno, Ester in testa, si è posto una domanda non da poco: ma perché Matteo Toscano si chiama proprio così? Cosa si nasconde dietro la scelta, non casuale, di questo nome? Bene, approfitto di questa occasione per rispondere a quanti me lo hanno chiesto.

Il cognome del protagonista ha una duplice origine. Da un lato è un omaggio alla mia defunta nonna paterna, che l’era di Lucca; dall’altro un omaggio a uno dei film che hanno segnato la mia adolescenza. Si tratta di “Io, Chiara e lo Scuro“, film del povero Francesco Nuti: il soprannome del protagonista, accanito giocatore di biliardo, era proprio “Toscano”.

Sulla scelta del nome Ester ha immaginato motivazioni molto raffinate, ma la realtà dei fatti come sempre è molto più terra terra. Matteo era il nome che avrei voluto dare a mio figlio, se ne avessi mai avuto uno, prima che tutta Italia cominciasse a chiamare i propri figli Matteo e Mattia e ci fosse quel delirio collettivo che ha condotto le maestre delle scuole elementari a trovarsene sei o sette in ogni classe. Con grande nocumento loro e dei bambini.


La canzone della clip è “Life on Mars”, di David Bowie, tratto dall’album “Hunky Dory” del 1971. Ve la propongo in una versione live del 1999, in occasione di un Net Aid: la quale ci costringe ad ammettere, con la malinconia e l’invidia bonaria che è propria degli uomini ordinari, e al di là delle sue doti di compositore e cantante, che quell’uomo era proprio un gran figo.

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