Ma perché non vinciamo anche il primo premio delle TC?

Finalmente ho il tempo di scartabellare tra gli appunti del congresso SIRM che avevo tenuto da parte in attesa di momenti migliori, e ve ne metto a parte.

Tutto nasce da una sessione di Radiologia Gestionale (ebbene si, confesso che non me ne sono persa una perché a me non importa il presente ma il futuro, ossia dove stiamo andando) e in particolare dall’intervento di Corrado Bibbolino, attuale premier del Sindacato Nazionale Radiologi (SNR). Il quale esordisce con alcuni dati interessanti: complessivamente abbiamo aumentato la produzione radiologica di circa 10% per anno nonostante il calo del PIL. Il dato è molto interessante perché testimonia quanto, nonostante la sanità pubblica si dibatta tra mille difficoltà di ordine pratico ed economico, la sanità privata invece funzioni e funzioni piuttosto bene. Il che è un dato abbastanza scontato: se il pubblico fa male, il privato va bene (è una equazione matematica, fatevi due conti).

Ragazzi, dice ancora Corrado, siamo al terzo posto nel mondo dopo U.S.A. e Giappone come numero di RM eseguite!! Se poi ponderiamo il numero totale in relazione alla popolazione, sempre come numero di RM/anno eseguite, miracolosamente balziamo al primo posto: quando si tratta di record negativi, vi assicuro, noi italici non ci fotte nessuno.

Ma c’è un’osservazione ancora più interessante: nonostante la pletora di RM, per quanto riguarda le TC siamo soltanto, si fa per dire, all’ottavo posto nel mondo. Come si spiega questa apparente ma interessantissima discrepanza? Semplice: in Italia le ecografie le fanno i radiologi (o al massimo i medici nucleari, e se va malissimo gli internisti), il che si traduce in esami conclusivi grazie ai quali non è necessario chiedere esami di secondo livello. Andatelo a dire a chi vuol delegare altrui l’ecografia: certo, con una scelta del genere si risparmia sull’immediato usando manodopera a basso costo; ma pagheremo interessi con il sangue, sulla lunga distanza, quando il numero di TC e RM comincerà a crescere con ritmo esponenziale perché gli operatori ecografici non medici, chiunque essi siano, piuttosto che esprimere un giudizio diagnostico rinvieranno il paziente a esami di secondo e terzo livello.

Ma Corrado è stato implacabile: voi lo sapevate che dal 1995 il numero dei radiologi italiani non è cambiato, ma l’attività complessiva si (aumentata di circa quattro volte)? Lo sapevate che a fronte del 44% di inappropriatezza descrittiva (c’è un articolo in proposito su La Radiologia Medica di cui posterò gli estremi, per chi fosse interessato) ogni radiologo italiano ha sul groppone 2700 ore/anno di lavoro, il che equivale al doppio dell’attività normale a cui sarebbe tenuto per legge?

Ecco, questi sono i numeri documentati (di cui se volete cito le fonti, a differenza di altri); e una volta tanto non solo non mi turbo se a snocciolarli è un (radiologo) sindacalista, ma ho pure deciso di iscrivermi all’SNR. Se l’aria che tira è questa qui, e se come credo le risposte che si daranno a domande difficili avranno il solo effetto di creare domande più complesse ancora, non vedo molte altre soluzioni alla difesa strenua del fortino (persino io, che di mio sarei così mite e remissivo).

7 Responses to “Ma perché non vinciamo anche il primo premio delle TC?”

  1. Januarium ha detto:

    Mamma che numeri.
    Le ore in più probabilmente sono figlie del fatto che una caratteristica del nostro lavoro è il “doppio tempo”: il tempo di esecuzione dell’esame ed il tempo di refertazione. Probabilmente ai piani alti dirigenziali (così come il popolino) si ha l’idea che una volta finito l’esame, sia automatico il referto, senza stare a pensare che dopo c’è tutto un quantitativo di tempo che occorre per refertarlo.

  2. Francesco ha detto:

    Le 2700 ore sono riferite a chi lavora nel pubblico o no? Perchè potrebbero essere di più perchè nel privato/convenzionato si ha un’attività lavorativa inferiore. Infine, quante di queste ore vengono svolte nelle cosiddette aree a pagamento?

    • Gaddo ha detto:

      Credo siano riferite a chi lavora nel pubblico. Quanto alle ore svolte nelle aree al pagamento, lo sappiamo bene: quasi nessuno di noi lavora con l’orologio sulla scrivania. E se vai sopra di troppe ore pazienza: sono ore perse, ma almeno con la soddisfazione di aver lavorato bene.

      • cbibbolino ha detto:

        Scusate il ritardo
        Sono riferite ad un calcolo spannometrico basato sulla applicazione dei tempi minimi ( Appropriatezza prestazionale SIRM) al presunto numero di 9500 radiologi in Italia.
        Non ha un valore assoluto ma descrive bene che si lavora male.
        Saluti e grazie per l’attenzione

        • Gaddo ha detto:

          Da notare le parole di Corrado: “appropriatezza prestazionale SIRM” (che io mi ostino a considerare il riferimento ufficiale dell’appropriatezza). Bella anche la frase: “Descrive bene che si lavora male”. È una realtà con cui, presto o tardi, amministrazioni ospedaliere e regioni dovranno fare i conti (in realtà dovrebbero farle già adesso, in questo preciso momento, perché il conto è salato in termini di medicina cosiddetta difensiva, ma questo è -solo in parte- un altro discorso).

  3. Gaddo ha detto:

    @ Januarium

    Da cui la necessità assoluta di parlarsi, comunicare a chi di dovere le nostre problematiche: che non sono frutto di malavoglia o di difesa della categoria, come qualcuno può pensare, ma di esperienza di vita vissuta in trincea.

  4. […] obiettivo con Radiologia e Laboratorio. Con conseguenze devastanti: Corrado Bibbolino, nei suoi interventi pubblici, parla del 40% di appropriatezza prescrittiva. Una cifra […]

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