Mamma, mi si è fermato il PACS!

Il PACS è un sistema di gestione e archiviazione delle immagini radiologiche che ha rivoluzionato il nostro modo di lavorare: via per sempre le cosiddette lastre (scomode da appendere, a fine refertazione bisognava perdere tempo a infilarle nei loro bustoni; e poi i diafanoscopi quasi mai erano dentro i limiti non dico della buona visibilità, ma del fastidio). Via per sempre le lastre, dicevo, e dentro un sistema tutto informatico in cui l’immagine te la richiami da un server remoto, la manipoli come vuoi, ci giochi come se fossi alla consolle della playstation e poi detti il referto: io parlo, il refertatore vocale scrive. E la firma? Elettronica, anche quella. Basta digitare il PIN a inizio sessione e tutti i miei referti avranno in calce il mio nome e cognome. Autenticati come se ci avessi messo la mia impronta digitale.

Ma stasera, in pronto soccorso, il PACS si è bloccato. Le immagini non raggiungevano la mia consolle di lavoro; non era possibile consegnare ai pazienti il CD con le immagini e il referto. Panico. Angoscia. I tecnici allo sbando, si fa per dire; gli ausiliari con gli occhi lucidi e la fronte sudata, si fa per dire. Chiedo che mi stampino le immagini come ai bei vecchi tempi mentre il centro elaborazione dati smadonna per capire cosa è successo e metterci una pezza.

E lì, ommioddio, aiuto.

Di nuovo tra le mani una lastra, dopo anni. La consistenza cedevole delle pellicole radiografiche. La grana grossa di alcune radiografie male esposte, e nessuna possibilità di manipolare l’immagine per renderla commestibile. Il diafanoscopio a cui appenderle, che ormai è solo decorativo e per giunta ha delle ditate di sporco sugli schermi che nemmeno ci avessero mangiato su i miei bambini.

E, peggio ancora, dover prendere la penna in mano e scrivere il referto. Perchè non so voi, ma io erano mesi che non prendevo una penna in mano per scrivere qualcosa che fosse più lunga di un numero telefonico. A scrivere ci pensano le dita, ma sulla tastiera del PC. Gli appuntamenti me li segno sul cellulare, tanto che da un pò ho messo via anche la mia amata moleskine. Una pen drive sempre in tasca perchè non si sa mai che ti venga l’uzzolo di scrivere qualcosa, tanto un PC ormai lo trovi anche nei bar o al supermercato.

Insomma, un’ora nel panico: quando il capotecnico mi ha telefonato per dirmi che tutto era tornato a posto lo avrei baciato sui baffoni, da tanto che ero felice.

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