Miniguida alla sopravvivenza del paziente, a essere ottimisti

Questo è un post destinato una volta tanto ai pazienti e non ai medici, e parla di un argomento per noi radiologi abbastanza scottante: specie in tempi oscuri come questi, in cui le attività private stanno lentamente e inesorabilmente prendendo il posto di quelle pubbliche. Che sono in affanno perchè, lo dicono i giornali, là fuori c’è la crisi.

Ma andiamo per ordine. Mettiamo che un signore qualsiasi, chiamiamolo Mario che tecnicamente viene sempre bene, inciampi camminando per la strada e caschi a terra sbattendo il ginocchio. Mettiamo che Mario, una volta rimessosi in piedi, vada di volata in pronto soccorso perché di questi tempi non si sa mai; lì, fatta la radiografia di rito, lo congedano consigliandogli una risonanza magnetica per escludere eventuali problemi articolari.

Mario, infatti, anche dopo parecchi giorni continua ad avere male al ginocchio.  A questo punto di reca dal suo medico di famiglia: il quale, due volte su tre, si guarda bene dall’esprimere pareri personali e lo invia in consulenza da un ortopedico. Mario però ci pensa bene prima di prendere l’appuntamento, anche perchè dovrà pagare di tasca sua: chiede al suo medico, poi ai parenti, quale sia l’ortopedico più affidabile; quindi fa un giro di telefonate esplorative agli amici di cui rammenta accidenti articolari di varia natura. Non contento, cerca su internet conferme su quanto gli è stato detto; e se non è convinto della qualità di chi dovrà maneggiargli il ginocchio non fa una piega: è disposto anche a sciropparsi qualche centinaio di chilometri pur di sentirsi in mani sicure.

A questo punto troviamo Mario al cospetto del suo ortopedico: quello referenziato, consigliato da tutti come facitore di panacee per tutti i mali al ginocchio, quello che ha risolto i problemi del papà di Marcolino, il compagno di scuola di suo figlio. Il quale gli visita l’articolazione dolente, lo palpa, lo torce, gli spreme due lacrime con la manovra del cassetto e dice: Secondo me è rotto il menisco, però ci vuole una risonanza magnetica di conferma.

Mario, a questo punto, smentisce il suo comportamento precedente in modo clamoroso. Invece di informarsi su quale ospedale o centro privato esegue le risonanza magnetiche di qualità migliore, con referti chiari e circostanziati e sequenze non affidate al caso o alla fantasia di improvvisati risonanzisti articolari, sceglie il centro di radiologia sulla base di due ragionamenti fondamentalmente errati: 1) quel dato centro privato mi da l’appuntamento in soli tre giorni; 2) quel dato centro privato ha l’ultima apparecchiatura di risonanza messa in commercio, un bestione dotato di tutti i possibili ammennicoli tecnici il cui acquisto è stato adeguatamente pubblicizzato nella zona in cui vive il potenziale bacino di utenza.

Il vizio di fondo dei due ragionamenti è simile, perchè entrambi non prendono in considerazione la variabile più importante dell’equazione: il radiologo. Nel primo caso esiste una scusante. I tempi di attesa dell’ospedale spesso impongono il ripiego verso centri privati di dubbia fama: se la visita con l’ortopedico è dopo dieci giorni, Mario di certo non può aspettare tre mesi (e poi c’è di mezzo il suo ginocchio, non dimentichiamolo, che intanto è ancora gonfio). Nel secondo caso la scusante non esiste: perchè a fare la radiologia non sono le macchine, come da più parti si sente dire, ma gli uomini, ossia i radiologi. Per dirlo terra terra, è inutile dare una Ferrari in mano a me che guido come un bradipo: Schumacher, con una 500, andrebbe sicuramente più veloce e farebbe migliore figura. Insomma, quello che voglio dire è che se Mario si sbatte per cercare il migliore ortopedico dovrebbe fare altrettanto per il radiologo: perchè non siamo tutti uguali, non tutti ci occupiamo delle stesse cose e soprattutto, come gli ortopedici, non tutti siamo bravi allo stesso modo e quindi non possiamo essere considerati intercambiabili. E poi, questa informazione è ancora più importante e perciò segnatevela sul taccuino personale, levatevi dalla testa che la risonanza magnetica eseguita con la supermacchina andrà comunque bene perchè tanto ci sarà l’ortopedico a interpretarla con adeguata competenza. L’ortopedico non è un radiologo, e nemmeno sa che differenza esiste tra una sequenza pesata in T1 e una pesata in T2. Figuriamoci il resto.

Take home message: prima di spendere i vostri soldi informatevi. Fatevi un’idea delle persone nelle cui mani mettete il  ginocchio o parti del corpo ancora più delicate. Non lasciatevi infinocchiare dalle apparecchiature ipermegamoderne pubblicizzate nei talk show delle reti private locali. Informatevi su chi lavora nel centro privato a cui state per telefonare. Allo stesso modo in cui non portereste la vostra auto dal primo meccanico sconosciuto, non portate il vostro ginocchio al primo radiologo sconosciuto. Il che, capiamoci, non vuol dire che tutti i centri privati siano inadeguati come personale radiologico, anzi: solo che è meglio informarsi preventivamente.

Ultima soffiata, ma non ditelo a nessuno: in molti centri privati sapete chi ci lavora, e spesso con mansioni di elevata responsabilità? Radiologi in pensione. Spesso primari in pensione. Persone che anche al meglio delle loro facoltà, venti o trenta anni prima, non erano delle aquile; e che oggi, con la radiologia che è diventata tutt’altra cosa rispetto al secolo scorso, fanno il meglio che possono: si tengono a galla. Con grande mestiere, peró. Grandissimo mestiere.

2 Responses to “Miniguida alla sopravvivenza del paziente, a essere ottimisti”

  1. maria ha detto:

    Probabilmente è una domanda banale ma… “come” informarsi? Intendo, da paziente, e paziente che ogni anno deve sottoporsi a eco capo e collo, è molto più semplice informarsi sulle credenziali di un ortopedico che su quelle di un radiologo, se non altro perché una storta al piede è molto più comune di una tiroidite (e quindi il numero di possibili pareri pre-scelta da confrontare si abbassa drasticamente).
    Un saluto e grazie per l’ottimo lavoro informativo e divulgativo che porta avanti su queste pagine.
    m.

  2. Gaddo ha detto:

    Cara Maria, è presto detto: i medici che la seguono, a partire dal medico di famiglia, dovrebbero essere in grado di dirle a chi rivolgersi. Non credo, per esempio, che il suo endocrinologo consideri intercambiabili i referti che arrivano da diversi centri di radiologia: da qualcuno avrà pur ricevuto risposte più chiare che da altri.
    Gli oncologi e gli ematologi del mio ospedale, quando richiedono controlli radiologici di varia natura, scrivono a chiare lettere sulla richiesta che gli esami vanno tassativamente fatti nella Radiologia ospedaliera. È un esempio, ma dimostra in modo chiaro cosa succede quando un reparto di radiologia complessivamente lavora su livelli qualitativi superiori a quelli delle altre strutture, pubbliche o private che siano.

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