#misterpirozzisiamoconte

Una collega di reparto, che ha parenti nel cuore della regione terremotata, mi ha detto: Perché non scrivi qualcosa sul terremoto?

Perché non ce la faccio, semplice. Perché avevo 8 anni quando il telegiornale, all’epoca uno solo, trasmetteva le immagini strazianti del Friuli raso al suolo, quella terra denudata che sembrava così lontana, remota. Ne avevo 12 quando toccò a me, quando sentii quel boato che precedette di un microsecondo la luce che saltava, e poi a saltare fui io. Il cuore del mio paese di nascita porta ancora i segni di quella botta, completamente sventrato dalle ruspe. Ne avevo molti di più quando vidi il filmato in cui crollava il tetto della basilica di Assisi, portandosi dietro un mezzo millennio di storia. O quando tremò la terra persino nel luogo in cui ero cresciuto, alla faccia di tutti quelli che dicevano che a Ferrara si poteva stare tranquilli, che il terreno argilloso avrebbe protetto per sempre quella zona del paese. Avevo già dei figli quando toccò a L’Aquila: e lì pensai , tra le altre cose che avevo già pensato altre volte, che quegli studenti disgraziati morti sotto case costruite con lo sputo avrebbero potuto essere figli miei.

Per cui cosa volete che scriva, non scriverò niente. Ne ho viste troppe, ma a quanto pare non ne ho viste abbastanza: poi c’è gente che ha raccontato già tutto, molto meglio di come potrei mai fare io. E purtroppo c’è pure gente che ha dimostrato ancora una volta che Eco aveva ragione, se mai fosse rimasto un dubbio residuo, e che forse questo sarebbe un mondo migliore senza social che danno voce agli imbecilli.

Per cui ecco cosa farò. Segnatevi questo IBAN: Banca di Credito Cooperativo di Roma IT 13 W 08327 73470 000000005050. Se proprio avete voglia, ma non è necessario, nella causale scrivete #misterpirozzisiamoconte. E’ un canale attraverso cui i soldi arriveranno davvero in quei luoghi sfortunati, garantisce la mia collega e dunque è come se garantissi io. Per quello che vale la mia garanzia, ovvio.

E grazie a tutti.

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