Niente consuntivi, per carità

Versione 3

Niente consuntivi, per carità, non questa volta.

Il 2015 è stato un anno lungo e difficile, del quale rimpiango soltanto certi aspetti della mia inguaribile ingenuità, del mio romanticismo spavaldo da romanzo d’appendice. Ma per il resto tutto bene: sono una nave che sta salpando, e che a uno a uno molla tutti gli ormeggi senza grossi rimpianti. Voglio navigare a lungo, con una buona velocità di crociera. Vedere posti, immaginare possibilità. Guadagnarmi un’occasione, ecco. Un’altra occasione.

Infatti appena arrivato nel nuovo reparto in cui lavoro mi fu chiesto dall’Angelo Sterminatore: Mica hai intenzione di andare a 250 chilometri all’ora come nel posto da cui sei venuto? Mi limitai a rispondere: Non sono venuto per correre veloce ma per fare un viaggio lungo, possibilmente in buona compagnia.

E allora ecco, l’unico consuntivo che mi oggi sento di fare riguarda proprio questo viaggio qui. Sono stati due mesi complessi: in pochi, decimati da fughe estive, alle prese con problemi di personale che non ricordavo dai tempi del mio primo incarico a Vittorio Veneto. Nessuno ha mollato la presa, nemmeno per un secondo: non mi aspettavo un gruppo così compatto, così solido. Si è parlato molto, perché figuratevi se io smetto di parlare anche solo per un secondo, in due davanti a un caffè o tutti insieme in riunioni la cui parte migliore, secondo me, è sempre stata la discussione finale dei nostri casi (io, per parte mia, mi sono divertito un casino). Siamo stati attaccati con i denti ai pantaloni dell’ufficio personale per accelerare le pratiche dell’assunzione dei colleghi che avevano vinto il concorso: uno è già arrivato, sperando che non si perda d’animo per la trincea in cui è stato catapultato (ma ho buoni motivi per credere che no, non si perderà d’animo); un’altra arriverà a inizio gennaio, e sarà una buona boccata di ossigeno.

Nel mentre ho trovato la risposta alla domanda secca che mi fece, non più tardi di un mese fa, uno dei miei mentori: Come farai con la parte burocratica? Credo che la domanda, espressa con maggiore compiutezza (ma lui non è uno che parla molto, a differenza mia), potesse essere tradotta anche nei seguenti termini: Tu che hai sempre avuto una grande passione per la parte scientifica di questo mestiere, come farai a mettere insieme questo aspetto con la mole di burocrazia che dovrai affrontare? Beh, la risposta è semplice: se la parte cosiddetta burocratica serva a far funzionare un reparto, a tenere diritto il timone e a non smarrire la direzione, fa parte del viaggio e finora non mi è pesata. Si tratta di risolvere problemi, punto. Niente di trascendentale: solo risolvere problemi. Che poi è quello che dovremmo fare sempre, nella vita di ogni giorno: risolvere problemi, non crearcene di nuovi e fantasiosi. Capite bene, dunque, come la missione in questo periodo mi sia congeniale.

Oppure riflettere su quanto mi ha detto in buon vernacolo, non molto tempo fa, un altra persona che altrettanto indegnamente considero un mentore: Sai perché ti piace quello che stai facendo ora? Pecché cumannà è meglio che fottere.

Io avrei qualche dubbio sulle priorità dei due mestieri: però intanto ci siamo fatti una bella risata. Ciò detto, buon 2016 a tutti.

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