Noi, i peggiori nemici di noi stessi

Leggo sul numero 2/2014 de Il Radiologo di quanto è recentemente accaduto nella ASL di Pordenone: era ormai quasi operativa una delibera che delegava il tecnico di radiologia a raccogliere anamnesi, ottenere il consenso all’esecuzione dell’indagine e, soprattutto, a decidere autonomamente sulla giustificazione dell’esame radiologico stesso in base, pare, a non meglio precisati “protocolli standard”. Il nostro sindacato, l’SNR, ha stroncato sul nascere questa bestialità: il momento del muro contro muro è dunque rimandato, ma di certo non per molto.

Quando dico che noi siamo i peggiori nemici di noi stessi è proprio a questo che mi riferisco. Lasciando perdere la querelle interminabile con i TSRM (non è sicuramente questa la sede opportuna per approfondirne le complesse e al tempo stesso assurde problematiche), la mia impressione generale è che la contrapposizione tra medici e amministratori stia raggiungendo il climax. Avete capito bene, contrapposizione: e pensare che lavoriamo tutti dalla stessa parte della barricata.

Io li comprendo perfettamente, i problemi dei nostri amministratori, chiamati a tappare buchi e a salvare bilanci in deficit da decenni di mala gestione sanitaria. Capisco il loro doversi faticosamente barcamenare tra esigenze dei clinici, pressioni politiche, richieste esasperate della popolazione. Quello che proprio non riesco ad accettare è la semplificazione estrema che alcuni di loro stanno cercando di mettere in atto al solo scopo di risparmiare qualche soldo sugli organici ospedalieri. Ognuno di noi operatori sanitari ha studiato per svolgere al meglio un mestiere: sono corsi di studio differenti, mirati a risultati differenti e quasi sempre complementari tra loro. Ci sono competenze, a causa di questi percorsi di formazione molto differenziati, che sono di competenza medica e non paramedica. Deliberare che un TSRM possa fornire un consenso informato o valutare  autonomamente la congruità di una richiesta radiologica non è solo concettualmente errato: è un atto che può mettere a rischio la salute dei pazienti indipendentemente dal valore del singolo professionista chiamato a farlo. Il confine tra il vantaggio economico e il pericolo sanitario di alcune scelte strategiche amministrative, alcune delle quali sono state recentemente commentate su questo blog, sta diventando molto sottile.

Il che ci riporta direttamente agli ultimi post: in cui si discuteva della deriva semplicistica di certe strategie politico-sanitarie sulla corta distanza, mosse più da ignoranza dei meccanismi basilari che da precise progettualità per il futuro, e (peggio ancora) e del riferimento a esperienze di paesi stranieri che hanno politiche e tradizioni sanitarie profondamente differenti dalle nostre, e le cui soluzioni non sono così facilmente riproducibili a casa nostra.

Il riferimento finale all’unità dei radiologi, che fa Corrado Bibbolino alla fine dell’articolo, non andrebbe preso sottogamba. Fregarsene a prescindere dei potenziali scenari futuri, e piangere il morto quando la frittata è fatta, non sarà di beneficio per nessuno. Meglio pensarci adesso, che il fortino è sotto attacco ma la confusione sotto il cielo è ancora parecchia.

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