Noi, i peggiori nemici di noi stessi

Leggo sul numero 2/2014 de Il Radiologo di quanto è recentemente accaduto nella ASL di Pordenone: era ormai quasi operativa una delibera che delegava il tecnico di radiologia a raccogliere anamnesi, ottenere il consenso all’esecuzione dell’indagine e, soprattutto, a decidere autonomamente sulla giustificazione dell’esame radiologico stesso in base, pare, a non meglio precisati “protocolli standard”. Il nostro sindacato, l’SNR, ha stroncato sul nascere questa bestialità: il momento del muro contro muro è dunque rimandato, ma di certo non per molto.

Quando dico che noi siamo i peggiori nemici di noi stessi è proprio a questo che mi riferisco. Lasciando perdere la querelle interminabile con i TSRM (non è sicuramente questa la sede opportuna per approfondirne le complesse e al tempo stesso assurde problematiche), la mia impressione generale è che la contrapposizione tra medici e amministratori stia raggiungendo il climax. Avete capito bene, contrapposizione: e pensare che lavoriamo tutti dalla stessa parte della barricata.

Io li comprendo perfettamente, i problemi dei nostri amministratori, chiamati a tappare buchi e a salvare bilanci in deficit da decenni di mala gestione sanitaria. Capisco il loro doversi faticosamente barcamenare tra esigenze dei clinici, pressioni politiche, richieste esasperate della popolazione. Quello che proprio non riesco ad accettare è la semplificazione estrema che alcuni di loro stanno cercando di mettere in atto al solo scopo di risparmiare qualche soldo sugli organici ospedalieri. Ognuno di noi operatori sanitari ha studiato per svolgere al meglio un mestiere: sono corsi di studio differenti, mirati a risultati differenti e quasi sempre complementari tra loro. Ci sono competenze, a causa di questi percorsi di formazione molto differenziati, che sono di competenza medica e non paramedica. Deliberare che un TSRM possa fornire un consenso informato o valutare  autonomamente la congruità di una richiesta radiologica non è solo concettualmente errato: è un atto che può mettere a rischio la salute dei pazienti indipendentemente dal valore del singolo professionista chiamato a farlo. Il confine tra il vantaggio economico e il pericolo sanitario di alcune scelte strategiche amministrative, alcune delle quali sono state recentemente commentate su questo blog, sta diventando molto sottile.

Il che ci riporta direttamente agli ultimi post: in cui si discuteva della deriva semplicistica di certe strategie politico-sanitarie sulla corta distanza, mosse più da ignoranza dei meccanismi basilari che da precise progettualità per il futuro, e (peggio ancora) e del riferimento a esperienze di paesi stranieri che hanno politiche e tradizioni sanitarie profondamente differenti dalle nostre, e le cui soluzioni non sono così facilmente riproducibili a casa nostra.

Il riferimento finale all’unità dei radiologi, che fa Corrado Bibbolino alla fine dell’articolo, non andrebbe preso sottogamba. Fregarsene a prescindere dei potenziali scenari futuri, e piangere il morto quando la frittata è fatta, non sarà di beneficio per nessuno. Meglio pensarci adesso, che il fortino è sotto attacco ma la confusione sotto il cielo è ancora parecchia.

48 Responses to “Noi, i peggiori nemici di noi stessi”

  1. RAD71 ha detto:

    Gli Amministratori stanno tentando in tutti i modi di far scivolare verso il basso le competenze. E solo per ridurre i costi.
    Mi spiego: in Toscana partono (o partivano) ambulanze senza Medico ma con una equipe di Infermieri specializzati (per la verità: questo modo di fare è comune, tipo in Spagna); l’Infermiere che gestisce il triage e quindi anche le richieste di esami radiologici (qui siamo leggermente fuori dalla legge…).
    C’è la questione dei TSRM: credo sia gestita dai loro Responsabili e Presidenti di Collegio. La responsabilità che si acquisisce porta con se una certa esposizione verso il Codice Penale e Civile.
    Inoltre: quante volte il PS manda in giro Pazienti in codice Giallo accompagnati da un solo OSS?
    E di notte, si è mai visto un Medico del Laboratorio Analisi? Alle nostre latitudini lavora solo il Tecnico.
    Tutto questo per dire che le Amministrazioni riuscirebbero a risparmiare soldi facendo fare ai Tecnici ed agli Infermieri mansioni da Medico e agli OSS mansioni da Infermieri. Credo siano poco interessate a lotte di tipo sindacale; come pure mi sembrano poco interessate alla salute del Cittadino-Paziente.
    E se non ci svegliamo, forse ci riusciranno pure

    • Gaddo ha detto:

      Sono d’accordo. Ma il problema non è solo nella responsabilità che accompagna certe mansioni piuttosto che altre: è piuttosto nella capacità di saperle gestire correttamente. Altrimenti rendiamo tutte lauree sanitarie triennali, anche medicina, e diventeremo finalmente il sogno dell’amministratore sanitario del terzo millennio: tutti uguali, tutti sostituibili da chiunque.

  2. antoniosaponaro ha detto:

    Purtroppo in molti ospedali la radiologia di notte e nei festivi lavora come il laboratorio analisi. Caterve di esami radiografici eseguiti in assenza del medico radiologo, che li vedrà il giorno dopo. Nell’ospedale in cui lavoro i tecnici non eseguono esami in assenza del medico, che viene chiamato sempre assieme al tecnico, qualora la prestazione richiesta sia urgente. Ritengo che se una indagine radiologica è urgente, lo è anche la sua refertazione. La giustificazione dell’esame, la modalità della sua esecuzione (nelle sole proiezioni standard o con proiezioni aggiuntive), l’indicazione ad eseguire indagini più approfondite come la TC, sono un diritto ed un dovere del medico radiologo; il tecnico che si sostituisce al medico lo fa assumendosene ogni responsabilità. L’esperienza di radiologi clinici ci insegna che una proiezione in più, magari eseguita dopo aver visitato il paziente, può essere dirimente. La verità è che, come titola il collega, siamo noi i primi nemici di noi stessi. Fa certo comodo non essere disturbati di notte per una radiografia del torace o di un rachide, ma non lamentiamoci poi se non veniamo più riconosciuti da colleghi e pazienti come medici ma come asettici analizzatori di immagini.

    • Gaddo ha detto:

      Oppure, come capita, se rompiamo le palle per ogni esame richiesto che ci sembra non rispetti tutti, ma proprio tutti i criteri dell’urgenza: specie quando è notte fonda, e il nostro mestiere è prima rispondere ai quesiti posti, poi eventualmente mettere paletti buoni per la volta dopo. La guardia attiva rientra nei nosti compiti indelegabili: nel terzo millennio la reperibilità radiologica è, come direbbe Fantozzi, una cagata pazzesca con potenziali enormi conseguenze sul sistema (e a nulla servono i maldestri tentativi di individuare figure alternative per gli stessi scopi).
      Bisogna che ce lo mettiamo bene in testa: o saremo all’altezza del nostro compito o verrà da fuori qualcuno pronto a svolgerlo al posto nostro. Bene o male non importa: il dirigente 2.0 ha più a cuore gli input politici che gli output sanitari.

  3. antoniosaponaro ha detto:

    Sottoscrivo e sottolineo che la “pronta disponibilità” del radiologo non dovrebbe essere più consentita. Visto che la radiologia di ogni ospedale è un servizio che lavora ovunque sulle 24 ore la guardia attiva radiologica dovrebbe essere modalità ovvia di organizzazione del lavoro. Un paziente con un ematoma retroperitoneale o con uno stroke emorragico non può aspettare mezzora perchè arrivino tecnico e medico radiologo “prontamente disponibili”, più magari il tempo tecnico necessario per il riscaldamento e la calibrazione della TC, per caricare l’iniettore, etc, etc…..ma l’outcome del paziente non è target del politico o del direttore sanitario e generale di turno, e sappiamo bene che si risparmia più pagando gli straordinari a medici reperibili che adeguando gli organici con assunzione di nuove unità mediche…

  4. Francesco ha detto:

    La soluzione è stata scritta in un paio di post precedenti: chiusura di tutti i presidi piccoli a favore dell’ospedale di riferimento. Aggiungerei la revoca di tutte le convenzioni tra ssn e privato. Collocazione sul territorio di polimanbulatori dove fare visite\esami di primo livello, screening e follow-up. Presenza ubiquitaria di ambulatori radiologici dove si possa applicare il concetto di appropriatezza diagnostica.

    • antoniosaponaro ha detto:

      I piccoli presidi sono stati già chiusi e trasformati in ambulatori. Restano aperti i medi ed i grossi ospedali. Chiudere anche i medi significherebbe lasciare senza un presidio di riferimento (soprattutto al centro-sud ma anche in alcune sedi del nord) paesi che distano anche 80 Km dall’ospedale più vicino. Bisognerebbe invece potenziare i medi ospedali, per decongestionare gli ospedali di riferimento.

  5. RAD71 ha detto:

    Mi dispiace, ma i piccoli Ospedali sono vivi e vegeti, specie in qualche Regione.
    Nelle verde Umbria ancora sono lì a presidiare il territorio e sono diventati i fortini di Politici noti e meno noti. Non faccio l’elenco, batsa cercare su google.
    Non riescono nemmeno a togliere i punti nascita laddove siamo al di sotto dei requisiti di legge.
    Inoltre, in questi Ospedaletti si stanno riammodernando tutti i macchinari, a spese del contribuente.
    Per chiudere: sempre nella verde Umbria si vogliono abbattere tutte le liste d’attesa e portarle a 30 giorni!! Tutte. Avete letto bene, 30. Anche le famigerate ecografie e risonanze di spalla di ultrasettantenni. Come se tutto fosse utile ed urgente. Senza distinguere tra quello che serve e quello che non serve. Tutto entro 30 giorni.
    Ovviamente verrà chiesto un valido aiuto ai Privati Convenzionati, mi sembra ovvio.
    Le conclusioni a Voi.

  6. Gaddo ha detto:

    @ Francesco e antoniosaponaro

    Devo dire che ho una posizione sull’argomento più vicina a quella di Francesco. Secondo me gli ospedali piccoli dovrebbero essere chiusi o riconvertiti, quelli medi ridimensionati come numero e frequenza sul territorio. Per quanto riguarda la possibile assenza di presidi di riferimento, in questo scenario, è buona l’idea di Francesco: ambulatori misti (radiologici, ma non solo), ubiquitari sul territorio, dove riqualificare i medici di medicina generale (dopo averli assunti nelle ASL, beninteso, basta libera professione). Ma siamo aperti al dibattito, almeno noi che contiamo come il due di bastoni quando briscola è coppe.

  7. Gaddo ha detto:

    @ RAD71

    In questo paese regione che vai, usanze uguali. Ho appena letto su Quotidianosanità.it di oggi che in Lombardia è stata annunciata l’operazione “ambulatori aperti”: prestazioni mediche fuori orario di lavoro, che sembra diventato lo standard nazionale di politici preoccupati, secondo me, più di salvare le chiappe alla prossima tornata che del bene comune. Costo? 15 milioni di euro all’anno: i quali probabilmente, come accade in altre regioni (l’Umbria di RAD71, credo), andranno in beneficenza per le spalle, le ginocchia e le colonne artrosiche dei nostri nonni, almeno in ambito radiologico. Mentre invece vengono ritardate analisi più approfondite, quelle di cui abbiamo parlato qualche settimana fa insieme a gente che di gestione sanitaria se ne intende, e non dilettanti allo sbaraglio.

    • Francesco ha detto:

      Abito in Lombardia e confermo che in alcune aziende sono già state aperte fino alle 22, altre stanno seguendo a ruota. Peccato si siano dimenticati di precisare che accade solo nell’ospedale di riferimento di quell’azienda, negli altri presidi si continui a chiudere la diagnostica tc alle 13 (fatto salvo ps e qualche interno urgente.

  8. Gaddo ha detto:

    @ giosi

    La questione dei toraci pre-operatori o a letto del paziente è di gestione più semplice rispetto al resto. Deciso che la stragrande maggioranza dei toraci pre-operatori è inutile, e stabiliti i parametri tecnici (che devono essere riprodotti fedelmente per ogni esame), non è pensabile di chiedere il consenso per ciascuna singola prestazione.
    Il problema del consenso al mezzo di contrasto è più spinoso: fermo restando che mi trovo d’accordo con te, sottolineo come il mio accordo sia più legato alla necessità che alla convinzione. Mi spiego, anzi, ti sei spiegato benissimo tu: se dovessimo ottenere un consenso informato da ogni paziente della lista TC dimezzeremmo di colpo il numero di prestazioni nell’unità di tempo: il che peraltro sarebbe conforme al tempario SIRM, ma manderebbe nel pallone le amministrazioni ospedaliere. Però dobbiamo stare attenti, perché nella famosa tavola rotonda di cui ho parlato, durante l’ultimo e illuminante congresso SIRM, la solita intelligentona del ministero ha detto chiaramente: state attenti, perché senza regolare consenso informato, nel caso accada qualche pasticcio, siete indifendibili. Perfetto: la politica pretende prestazioni a iosa, e la politica stessa ci ammonisce sulle conseguenze dei comportamenti irresponsabili a cui ci costringe. Più o meno quello che succede a tutti i livelli politici nazionali e sovranazionali.
    Sacrosanto anche il tuo accenno agli ospedali privi di guardia radiologica, e sacrosanta anche la mini-polemica sulla perenne campagna elettorale di personaggini che non guardano, o non sanno guardare, oltre la data delle prossime elezioni. Non è che hai messo troppa carne al fuoco: è che di carne sul fuoco ce n’è già troppa di suo, e sta bruciando.

  9. marcaurelioiii ha detto:

    ospedale medio di milano.
    La notte al ps non c’è il medico radiologo ma solo il tecnico.
    in pratica il medico del ps che è o un internista o il chirurgo ti manda a fare la radiografia e poi la legge lui. il radiologo la legge il giorno dopo e se c’è qualcosa di strano ti richiamano mentre già ti hanno bello e dimesso.
    Il problema viene quando la radiografia la deve leggere il medico internista perchè solitamente il chirurgo più o meno la sa leggere.
    io sono andato in questo ospedale con un PNX recidivo, quindi dal dolore ero sicuro che lo era e quindi al medico lo ho detto e ho insistito.
    Da protocollo visto che era un dolore toracico ti vede prima l’internista che poi ti manda dal chirurgo se trova il pnx.
    Cmq morale della favola, l’internista non sapeva vedere un pnx in una radiografia toracica. Voi parlate contro il tecnico di radiologia, ma io sono sicuro che il tecnico di radiologia, il pnx lo sa vedere eccome…..
    Almeno a me la prima volta che ho avuto il pnx, il tecnico che mi fece l’esame subito se ne accorse e chiamo il radiologo per farmi dare subito il referto. ero a fare l’esame in una struttura diagnostica privata e non in PS.

    • Gaddo ha detto:

      Le morali, per quanto mi riguarda, sono due.
      La prima: nemmeno il chirurgo capisce niente di radiologia. Non è un’affermazione offensiva, solo un dato di fatto. Come dire che io non so operare un’appendicite, uguale.
      La seconda: il fatto che un TSRM riconosca un pnx meglio di qualunque altro medico non radiologo (il che è vero) non giustifica il fatto che possa emettere diagnosi al posto del radiologo stesso. Esistono delle leggi, a tal proposito, ma è anche questione di buon senso. E, soprattutto, non è pensabile coprire magagne organizzative generali, dovute alla cecità di politici e amministratori vari, con soluzioni ardite e illegali.

      • marcaurelioiii ha detto:

        sono perfettamente d’accordo con te su entrambe le cose.

        Però il dato c’è e cioè che un ospedale di Milano che è il Fatebenefratelli (che non è assolutamente il più piccolo di milano) opera la notte e durante il sabato e la domenica senza medico radiologo.

        Ora la domanda è:
        come è possibile che tutto ciò accada?
        E’ alla luce del sole e nessuno ha mai cambiato questa cosa nonostante sia così da almeno 6 anni e quindi penso che in qualche modo sia lecito nel senso proprio dal punto di vista legale.

        • Gaddo ha detto:

          Perché manca una politica oculata a livello nazionale e regionale: tutti mirano al risparmio, salvo sputtanare milioni di euro per iniziative inutili ma di effetto mediatico.
          Perché c’è carenza di personale, e dunque le guardie attive di presidi piccoli andrebbero accorpate.
          E, di conseguenza, perché ci sono (purtroppo) resistenze di categoria.
          Molte motivazioni, nessuna buona.

          • marcaurelioiii ha detto:

            si ma tecnicamente non dovrebbe essere possibile a livello legale.

            Cioè un internista (o un chirurgo) che ti guarda la Rx dovrebbe essere vietato per legge, e qui l’associazione dei medici radiologi dovrebbe fare qualcosa. Perchè non è un caso isolato purtroppo quello delle radiologie di PS senza medico radiologo ma solo tecnico che giustamente come diceva qualcuno prima, non può certo scegliere le proiezioni da fare….

          • Gaddo ha detto:

            Mi informerò circa la legalità della situazione e ti farò sapere.

          • marcaurelioiii ha detto:

            grazie 🙂

          • Gaddo ha detto:

            Questa è la risposta di uno dei nostri più valenti colleghi impegnati in ambito sindacale: (…) è legalmente possibile; il contratto prevederebbe la guardia attiva nei DEA di I° e II° livello, ma è scritto solo in una dichiarazione congiunta (si tratta di particolari paragrafi inseriti in appendice al contratto, che non hanno valore automatico come gli articoli contrattuali veri e propri: in essi le parti pubblica e sindacale si trovano concordi, ma rimandano la materia alle Regioni per questioni economiche e di programmazione (…).
            In buona sostanza, mi par di capire, le Regioni fanno quello che vogliono sulla base dei soldi che sono disposte a spendere. Il motivo per il quale, consentitemi, ogni tanto mi girano come le pale degli elicotteri: fra spender soldi per gli ambulatori aperti fino alle 22 o spenderli per una guardia attiva io preferirei la seconda opzione. Perché sulla questione delle liste d’attesa puoi incidere in mille altri modi, più lungimiranti, ma sulla pronta disponibilità esiste un modo solo, ed è quello di attrezzare le strutture idonee con macchine e personale.

  10. RAD71 ha detto:

    Di sicuro quello che dico non piacerà a qualcuno.
    In taluni Ospedali la chiamata del solo TSRM è una situazione di comodo, in quanto il Radiologo, già oberato di lavoro (leggi tc ed ecografie) riesce a spuntare qualche ora di sonno riconciliatore e guarda le radiografie il giorno successivo.
    Non c’è bisogno di un giurista per dire che siamo fuori dalla 187.
    Ma inoltre: refertare un pnx il giorno dopo? roba da pazzi. Si rischia tantissimo. E se lo hanno mandato a casa? Forse qualcosa non torna.
    E se abbiamo bisogno di una proiezione aggiuntiva? di una radiografia fatta come DIo comanda (leggo dal RIS: meglio non riesco a farla…….).
    Torniamo ad appoggiare il dito sulla pelle delle persone per sapere dove fa male. L’ecografo a portata di mano, sempre: conferma di versamenti pleurici, esampio tipico.
    Lottiamo per la chiamata congiunta TSRM-Medico Radiologo. E’ una rottura di scatole, si dorme meno, lo so..
    E comunque quando citano in giudizio il TSRM assieme al Radiologo ( e non il medico di PS, l’Internista o il Chirurgo), vedrete che tutti i vostri Tecnici vi chiederanno, o meglio vi obbligheranno, a venire in Ospedale.
    Attenzione: non a refertare!!! Ma assieme al TSRM per valutare l’esame da fare (legge 187) o da rispedire in PS.

    • Gaddo ha detto:

      Condivido. È giunto il momento di prenderci tutte intere le nostre responsabilità di medici radiologi, nel bene e nel male. In caso contrario, lo continuo a dire da tempo, qualcun altro prenderà il nostro posto: e poi saranno tempi cupi, lo garantisco.

  11. marcaurelioiii ha detto:

    ma quindi è possibile che un medico non radiologo possa refertare un esame radiologico?
    E’ competenza solo di un radiologo fare un referto di un esame radiologico o a livello legale tutti possono fare tutto?

    • Gaddo ha detto:

      La competenza è solo e unicamente radiologica. Un medico non radiologo per legge non ha diritto alla refertazione di esami radiologici e qualunque conclusione tragga in modo autonomo lo fa a rischio e pericolo suo e del suo paziente. Il che è fonte di molti problemi, come si può immaginare.

    • RAD71 ha detto:

      Ripeto: se continuamo a fare i “PASSIVI” nell’ambito di un Ospedale, poi non possiamo lamentarci quando l’Internista fa eseguire esami radiologici e se li guarda da solo.
      Il discorso concerne sia il fatto di far lavorare da soli i TSRM e poi refertare la mattina, ma anche il fatto di fare referti generici, senza alcuna conclusione ma con tanti consigli sul da farsi (utile PET, videat Oncologico, Ginecologico, Chirurgico, Urologico e chi più ne ha più ne metta).
      Facendo così siamo solo un piccolo ingranaggio tra chi chiede (MMG, Specialista) e chi poi riceve (MMG, Specialista). Ma un ingranaggio bypassabile (come succede di notte presso i PS) o sostituibile a basso costo (con un TSRM).
      Il nostro futuro non è nelle mani del Sindacato o della SIRM, ma è nelle nostre mani .

      • Gaddo ha detto:

        Sono d’accordo. No, d’accordissimo: è quasi 10 anni che sul blog parlo delle cose che hai appena scritto.
        Però, consentimi di dirlo da contestatore naturale quale pure sono, e dunque al di sopra di ogni sospetto di partigianeria: se ci muoviamo tutti insieme è sicuramente meglio che agitarci scompostamente ognuno sulla propria sedia. Dovrebbero servire a questo una società scientifica o un sindacato.

  12. giancarlo ha detto:

    Anche io sono completamente d’accordo a metà con il mister… È vero che noi radiologi dobbiamo lottare per riappropriarci di quanto ci spetta in termini di dignità professionale. La realtà che vedo, però, è un continuo depauperamento degli ospedali cosiddetti medi ( il mio serve un bacino di utenza di 120.000 persone) a favore del grosso centro regionale e dei piccoli ospedali mantenuti per salvaguardare il bacino elettorale. Troppo comodo, secondo me, rendere la reperibilità una specie di guardia, faremmo solo un favore agli amministratori che guardano solo al bilancio e evitano accuratamente di istituire una guardia vera che costerebbe troppo. Anche sulla riconversione degli ospedali medi ci sarebbe da discutere… Da quanto ho visto, si tradurrebbe inevitabilmente in un progressivo, inesorabile depauperamento dei servizi.

  13. antoniosaponaro ha detto:

    I miei tecnici hanno precisa disposizione di non eseguire nessun esame radiografico in assenza del medico radiologo. La disposizione è rispettata e la gestione dell’urgenza radiologica avviene nella massima sicurezza per medici, tecnici e pazienti. Se l’esame richiesto è urgente (mi ripeto), non può non esserlo la sua refertazione, che per legge non può essere demandata all’ortopedico o al chirurgo di turno. E’ chiaro che il rischio è che la pronta disponibilità si traduca in una guardia non riconosciuta ma è anche chiaro che se io ho lavorato tutta la notte il giorno dopo ho il diritto ed il dovere di lasciare scoperto il mio turno mattutino ed il mio primario dovrà sostituirmi con il restante personale in servizio. Sicuramente l’SNR ci può dare una mano, ma, come sostengono altri colleghi, dobbiamo essere noi quotidianamente a far riconoscere e rispettare la nostra specialità. Per quanto riguarda la conversione dei medi ospedali in ambulatori polispecialistici non credo che possa essere una souzione percorribile; un ambulatorio territoriale, per quanto polispecialistico, non ha i mezzi per gestire codici gialli e rossi; dal punto di vista radiologico quale ambulatorio territoriale potrebbe ad esempio garantire l’esecuzione di un esame TC con mdc in urgenza ?? Ed allora ricadrebbe tutto sull’ospedale provincilale di riferimento, magari distante 90 km dal paesino di campagna o di montagna. Nella regione dove attualmente lavoro (la Puglia) i piccoli ospedali sono stati converti in poliambulatori e punti di primo intervento. I medi non sono stati chiusi ma potenziati con apertura di nuovi reparti ed assunzione di nuovo personale.

  14. giancarlo ha detto:

    Beato te, Antonio… Qui nelle Marche i medi sono tra l’incudine dei piccoli nei quali “almeno” l’ambulatorio radiologico persiste quale specchietto per allodole ad usum del popolo bue che si può fare l’eco ai calli sotto casa e se ne ricorda in periodo elettorale ed il martello del centro di riferimento regionale che assorbe risorse ma nel quale inviare una emergenza diventa un percorso ad ostacoli.
    Per quanto riguarda la tua reperibilità-guardia, non te la prendere per la battuta, ma devi essere l’idolo dei tuoi amministratori…

  15. antoniosaponaro ha detto:

    Anche qui in Puglia trasferire un paziente dal medio al grosso centro può essere un percorso ad ostacoli, a meno che il paziente non abbia già fatto tutta la diagnostica pre-trasferimento nel medio-ospedale ( es. Angio-TC cerebrale per l’ESA, , ECD venoso per la TVP o arterioso per l’ischemia critica, eco-testicolare per la torsione, etc, etc); ed ecco che il radiologo del medio ospedale, pur non avendo il supporto clinico del neurochirurgo, del chirurgo vascolare o dell’urologo viene subissato di richieste di PS non filtrate dallo specialista di turno; ed il radiologo diventa allora l’unico specialista (tra l’incudine e il martello) in grado di indirizzare il percorso del paziente. Per quanto riguarda la mia reperibilità – guardia, non gioisco sicuramente della mia situazione attuale e chiedo continuamente al mio primario ed ai miei “amministratori” che venga ampliato l’organico per passare alla guardia attiva. Di fronte a timbrature che dimostrano le continue chiamate in pronta disponibilità del medico radiologo (magari costretto a disertare il turno mattutino perchè , soprattutto nei mesi estivi, non ha chiuso occhio durante la notte) anche il direttore più ottuso, anche per garantire la continuità del servizio il giorno successivo, sarà costretto ad allargare gli organici, e nel mio ospedale questo per fortuna avverrà a breve. Se invece in altri ospedali il radiologo continuerà per comodità a non farsi chiamare ed a permettere che i tecnici producano autonomamente esami interpretati bene o male dal medico di pronto soccorso o dal chirurgo di turno allora credo che non otteremo mai il rispetto del nostro ruolo.

    • giancarlo ha detto:

      Antonio, permettimi un’ultima considerazione e poi chiudo: il primario ha molti meno problemi a coprire un turno mattutino piuttosto che i quattro lasciati scoperti da uno che fa la guardia. Quindi penso che ci si adatti volentieri, anche considerando che alla verifica quinquennale potrà appuntarsi sul petto la medaglietta di aver risparmiato una buonissima percentuale delle risorse.

  16. giancarlo ha detto:

    Sono d’accordo con te su tutta la linea, in teoria… La pratica è però fatta da primari che guardano al budget e da amministratori cui sta benissimo lasciare la reperibilità che costa molto meno. Lasciami dire che dopo una notte in piedi non basta certo fare il pomeriggio per recuperare anzi, le norme sindacali come saprai benissimo, impongono una giornata di smonto e una di riposo. Ah già, ma dopo ci vorrebbe più personale…

    • antoniosaponaro ha detto:

      ….intanto il primario dovrà adoperarsi per coprire i turni mattutini lasciati scoperti (e quando si è in pochi se c’è qualche collega in malattia o in ferie o in rischio radiologico o ad un congresso la coperta potrebbe anche essere troppo corta), dovrà concedere i riposi compensativi, come da contratto, per domeniche ed altri festivi di lavoro prestato in pronta disponibilità….magari avrebbe qualche difficoltà a coprire la turnazione mensile !!!! Il discorso è che se ognuno di noi facesse rispettare i propri diritti contrattuali gli organici non sarebbero così ristretti o i carichi di lavoro sarebbero adeguati al numero di medici in servizio…abbiamo un bel sindacato di categoria ed una forte società scientifica alle spalle (che tra l’altro con un documento societario stabilisce i carichi di lavoro per tipologia di esame), ma forse non li utilizziamo come dovremmo e sappiamo solo lamentarci in maniera inconcludente…e ritorniamo al titolo della discussione….noi, i peggiori nemici di noi stessi. Buona notte amici del blog, vado a letto nella speranza di non essere chiamato dall’ospedale…..

  17. Gaddo ha detto:

    @ un po’ tutti

    Devo dire che la conversazione è andata avanti anche in assenza del blogger, ad altre faccende affaccendato, ed è andata secondo la direzione più ovvia: l’esperienza di ciascuno. Inutile dire, e qui mi riferisco ad Antonio, che il problema di quali ospedali tenere chiusi o aperti non è facile da decifrare: bisognerebbe non limitarsi a chiudere un certo ospedale ma assemblare un sistema sanitario completamente nuovo (e qui invito tutti a rileggere l’ultimo post di Peppone, che ha fornito una possibile soluzione alternativa). Quello che è certo, però, è che questo sistema è destinato a collassare per i motivi che hanno spiegati bene Giancarlo e Antonio: siamo già al limite della tensione della famosa coperta, e tutto sta in piedi solo ed esclusivamente per il buon senso degli operatori. Se ci mettessimo tutti d’accordo nel far valere le nostre rivendicazioni sindacali il palco crollerebbe nel giro di una settimana, con buona pace di qualunque governo di unità nazionale e quale che sia il carisma del capoccia del momento: ma, probabilmente, far crollare il palco non è quello che i medici (e i paramedici) desiderano. Sono questi i motivi per cui ho rivisto la mia posizione nei confronti dell’SNR (che poi era legata a una posizione critica nei confronti del mondo sindacale italiano, in senso più ampio): nell’impossibilità di fare rivoluzioni sensate, forse è più lungimirante una politica di piccoli passi, di lotta centimetro per centimetro. Sperando di avere, in questa assurda guerra di trincea, almeno l’apporto dei cittadini: in fin dei conti, fatte salve le solite eccezioni, la questione non è guadagnare di più lavorando meno, ma la qualità del servizio che vorremmo fornire loro.

    • antoniosaponaro ha detto:

      Il problema è che proprio il cittadino è il primo ad essere danneggiato da un sistema che non va, quindi forse la rivendicazione dei diritti sindacali, pur senza atti rivoluzionari, andrebbe portata avanti, a piccoli passi, ma quotidianamente. Una collega radiologa di un ospedale della mia ASL mi segnala che oggi ha refertato un RX dell’emicostato eseguito in sua assenza (il medico del PS aveva ritenuto giusto chiamare solo il tecnico reperibile ma non il medico radiologo), che documentava multiple fratture costali a sinistra. Il paziente era stato mandato a casa sabato, in assenza del referto della prestazione eseguita. La radiografia era stata interpretata come negativa dal chirurgo. Oggi torna in PS con la milza rotta…meditiamo….

      • Gaddo ha detto:

        A quanto ho capito da conversazioni sul tema con i diretti responsabili, quella dei piccoli passi è proprio la strategia attuale dell’SNR. Stiamo a vedere che succede, e se possibile cerchiamo di dare una mano.

        • antoniosaponaro ha detto:

          L’SNR è un sindacato serio , perchè serie e preparate sono le persone che lo gestiscono, ed ho avuto il piacere di conoscerle personalmente; accolgo la strategia cercando nel mio piccolo di dare una mano.

    • giancarlo ha detto:

      Il punto è proprio questo, caro Gaddo. È concepibile un ospedale senza guardia ostetrica o anestesiologica? No? Allora non dovrebbe essere nemmeno concepibile un ospedale senza guardia radiologica, visto che la quasi totalità delle diagnosi passa da lì. Sarebbe questo il primo passo per cui dovrebbero battersi il nostro unico sindacato e la nostra unica società. Guarda gli anestesisti: per ogni loro pretesa sbraitano, puntano i piedi ed ottengono in forza della loro innegabile onnipresenza. Dovremmo fare anche noi così e lazienza se ciò va ascapito di altre figure professionali come l’indispensabile “primario di citologia di area vasta” da noi di recente nominato…

  18. antoniosaponaro ha detto:

    Giancarlo scrivi frasi sacrosante. Probabilmente abbiamo più potere contrattuale di quanto immaginiamo. Basti pensare a cosa succede in un ospedale quando la TC va in avaria, ed è l’unica TC dell’ospedale….cmq la guardia radiologica non viene attivata in tutti gli ospedali perchè la radiologia non è un reparto di degenza….non viene però mai evidenzato che durante la notte ed i festivi transitano molti più pazienti in radiologia che in qualsiasi altro reparto, ed il lavoro è continuo, al pari di quello del PS e viene spesso svolto in assenza di qualsiasi supporto infermieristico o di personale ausiliario (alla radiologia non serve, dicono i nostri amministratori). Come sottolineavi tu i Rianimatori chiedono, puntano i piedi e giustamente ottengono, noi neanche chiediamo (figuriamoci se abbiamo la capacità di puntare i piedi come categoria, ognuno preferisce coltivare il proprio orticello e non far innervosire il proprio diretto superiore); in queste battaglie forse SIRM ed SNR potrebbero e dovrebbero darci una mano….penso che non sarebbe difficile tirar fuori dati che dimostrano che i consulenti che ricevono più chiamate in pronta disponibilità siamo proprio noi, seguiti forse dagli ortopedici e dai cardiologi (rigorosamente in guardia attiva)….

    • Gaddo ha detto:

      È proprio su questi argomenti che si spezza il mio entusiasmo. Quando, qualche post fa, parlavo della sfida a cui sono chiamati gli amministratori ospedalieri è a questo che mi riferivo: la capacità di una visione a lungo termine, che vada oltre il semplice risparmio delle due lire (che vale forse la menzione sui giornali, ma solo quella). E il bello è che forse, senza saperlo, hanno ragione loro: il sistema potrebbe essere ottimizzato senza spendere altri soldi, o senza spenderne tanti. Ma qui dovremmo entrare in gioco noi, come categoria: per esempio accettando le guardie attive unificate senza puntare troppo i piedi se ci tocca passare la notte nell’ospedale che non è il nostro.

  19. RAD71 ha detto:

    Un commento sui prossimi (possibili, non certi, ventilati) tagli alla Sanità? Dei quali nulla sappiamo, sia chiaro.
    E’ possibile continuare a tagliare senza distruggere il SSN?

    • Gaddo ha detto:

      Il problema dei tagli alla sanità rappresenta il vero indicatore dell’incoscienza e dell’insipienza di chi se ne occupa a livelli elevati. Gli sprechi sono così abnormi che tagliare serve solo a distruggere tutto. Basterebbe tappare i buchi, e avremmo la migliore sanità del mondo con le stesse risorse di adesso.

  20. giancarlo ha detto:

    Beh, a mio modestissimo parere l’idiozia somma sono i tagli lineari. Mi spiego: se tagli il cinque per cento a tutti, accade che a una refione perennemente in deficit non cambi gran che le cose, mentre a una che tramite sacrifici e gestione più o meno oculata riesce a raggiungere il pareggio di bilancio gli sballi completamente l’assetto. Tutto, ovviamente, in nome della meritocrazia all’italiana…

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