Non è in mio potere

Quella che un mio collega chiama “la staminale di tutte le frasi” nasce da una richiesta inattesa. Il mio collega aveva smarrito un timbro. Ne avrebbe desiderato uno nuovo per poter timbrare, appunto, impegnative e referti scritti a penna (che talvolta capita ancora, anche a noi radiologi del terzo millennio); e chi di dovere invece ha detto che no, non è proprio possibile. Se non dietro pagamento di non so quante decine di euri.

Ma l’ho persa! ha ribadito il mio collega.

Non importa, gli è stato risposto. Se il timbro è rotto è un conto, se lo ha perso non può essere sostituito e deve ricomprarselo lei.

In realtà il chi di dovere non ha detto Non è possibile. Ha detto Non è in mio potere. Che, se ci pensate bene, in linguaggio burocratichese ha un suo significato profondo dalle sfumature molto raffinate. E allora, in attesa di trovare il vecchio timbro in qualche scatolone polveroso, residuato bellico di antichi traslochi, saltarci su fino a farlo a pezzi e consegnare i frammenti in busta sigillata all’ufficio competente, si è giunti alla conclusioni che la frase Non è in mio potere merita la massima considerazione. Perché testimonia non la cattiva volontà personale, o una antipatia a pelle, o la volontà di non sbattersi troppo per richieste inutili: no, quella frase significa che, guarda, in fondo vorrei tanto aiutarti ma la mia posizione non mi consente di derogare a regole scritte. Non importa chi abbia stabilito quelle regole, e da quanto tempo, né se quelle regole avranno come unica conseguenza una catena di Sant’Antonio di rotture di palle: per esempio il mio collega, dovesse mai prescrivere a un paziente un esame radiologico aggiuntivo, senza timbro non potrà occuparsene lui ma dovrà inviarlo di nuovo al medico di famiglia. Con gran sbattimento di tutti, una faccenda burocratica risolvibile in due secondi lo sarà invece in due giorni.

Ma la frase è illuminante, dunque tenetela da conto: perché si applica a mille situazioni quotidiane, lavorative e non. Volete qualche esempio?

Sul lavoro.

Scusi, dottore, è rimasto un esame di quindici mesi fa da refertare, mica potrebbe pensarci lei? Non è in mio potere.

Senti, avrei bisogno di un cambio di turno. Se io ti faccio la notte di sabato, tu mi fai quella di domenica? Non è in mio potere.

Primario, vorrei andare a quel congresso. Non è in mio potere.

A casa.

Caro, mica puoi alzarti dal divano a prendere il telecomando? Non è in mio potere.

Papà, domani mi porti a Gardaland? Non è in mio potere.

Facciamo all’amore tutta la notte? Non è in mio potere.

In strada.

Mi faccia passare, ho fretta. Non è in mio potere.

Scusi, può indicarmi la strada per piazza Verdi? Non è in mio potere.

Insomma, ripetuto come un mantra, dichiarare di non aver potere diventa un autentico potere. Mi raccomando, usatelo bene questo potere: l’entropia del sistema aumenterà a dismisura, fino al punto in cui non sarà più in vostro potere far nulla, ma sul serio.

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