Non si ė da soli a dirlo

Non siamo i soli, in questo blog (uso il plurale non per megalomania ma perché concetti analoghi sono stati espressi anche dai più stretti collaboratori del blog stesso: Matteo, Giancarlo, Antonio), a parlare di quanto è possibile leggere qui.

Si tratta di una “lettera al direttore” scritta da Stefano Canitano, collega radiologo romano (di adozione, mi dicono) e segretario regionale dell’SNR al quotidianosanita.it. Le riflessioni che leggerete sono comuni a quelle di chiunque mastichi un po’ di medicina gestionale e rifletta onestamente sullo stato delle cose, e specie se di mestiere fa il medico ospedaliero: non starò a chiosarle, perché ne abbiamo già parlato tante volte nel blog e Stefano nella sua lettera è molto più chiaro e circostanziato di come potrei esserlo io.

Mi limito, per usare un termine protogiornalistico, a un accorato appello alle istituzioni: le scelte scellerate che si stanno compiendo in sanità, ispirate nel migliore dei casi da opportunismo elettorale e nel peggiore da puro spirito demagogico, e che risultano trasversali ai presunti orientamenti politici odierni perché vengono da destra, da sinistra e dal centro senza nessun genere di distinguo, devasteranno quello che resta di una delle migliori sanità mondiali (come è possibile leggere qui, con buona pace di chi ha avuto problemi personali con il mondo sanitario) e lasceranno in eredità ai nostri figli e nipoti macerie pubbliche e cattedrali private.

Cari politici, fate i vostri conti: forse è meglio non essere rieletti per scelte coraggiose e lungimiranti, che esserlo per le carognate che si continua a perpetrare in ambito sanitario. Fate i vostri conti e, soprattutto, passatevi una mano sulla coscienza.

8 Responses to “Non si ė da soli a dirlo”

  1. giancarlo ha detto:

    C’era un bambino al mio paese che una volta fu invitato a casa di amici.mse ne stava spaparanzato sul divano giocherellava coi bottoni della imbottitura facendoli girare e rigirare su se stesso con le dita. Quando il povero bottone, sollecitato da quel movimento rotatorio inevitabilmente si staccava, il bambino con candore se lo rimirava ed esclamava “Toh!!! Si è rotto…”.
    Il,paragone mi corre immediato coi nostri politici ed i nostri amministratori, che prima tolgono al budget di un reparto un 5% annuo, giusto per non provocare catastrofi; non sostituiscono il primario quando va in pensione; il personale non lo rinnovano, praticamente fanno morire i reparti di inedia, tolgono loro la terra da sotto i piedi. Fino a che, quando i dati sono incontrovertibili e dimostrano che il reparto non funziona più come un tempo (ma va?…), fingono sorpresa e rincrescimento:” Toh!!! Il reparto non è più quello di una volta, abbiamo deciso di chiuderlo”.

    • Gaddo ha detto:

      A costo di ripeterlo fino alla nausea: al netto dell’incapacità dei politici attuali di concepire un progetto di ampio respiro, che vada oltre la loro imminente rielezione, è giunto il l’omento che gli amministratori ospedalieri si mettano in ascolto e, soprattutto, siamo abbastanza coraggiosi e responsabili da compiere scelte coraggiose: anche se questo dovesse costar loro una luminosa carriera. Se c’è mai stato un momento adatto ad amministratori coraggiosi, beh, è questo. Il problema è trovarne uno.

  2. giancarlo ha detto:

    …Anzi, di “riconvertirlo”. Il nostro è il Paese dei termini politically correct, come “Operatore ecologico” e “Diversamente abile”…

  3. giancarlo ha detto:

    Giusto, Gaddo. Solo che mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata…

  4. matteo ha detto:

    E provare a licenziare un paio di amministratori inutili (e talvolta damnnosi) per avere un Medico in più non vi piace come idea?
    E pensare a una sanità pubblica che non sia interamente governata dalla politica marcia di questo paese? Che ne dite?

    • Gaddo ha detto:

      Dico che stai parlando con la persona giusta nel momento giusto della sua vita professionale, e che con me sfondi non una porta aperta, ma il portale di una cattedrale. Dico anche che se guardiamo indietro agli ultimi venti anni non è lecito coltivare grosse speranze di cambiamento: l’influenza nefasta della cattiva politica è cresciuto, e se chi governa è un dilettante allo sbaraglio diventa difficile sperare che sia premiato chi vale e non chi appoggia la causa. Ma dico pure, ostinatamente, che non possiamo continuare a lungo con questa politica di contrapposizioni tra parti della stessa squadra: medici e amministratori ospedalieri devono ritrovare un linguaggio comune, fare fronte alle avversità, avere il coraggio di posizioni coraggiose e condivise. Altrimenti è battaglia persa. Oggi abbiamo ancora la terza sanità del mondo, e siamo messi così male. Pensa dove potremmo arrivare, tutti insieme, se condividessimo lo stesso obiettivo senza paura di restare nell’ombra, o perdere la posizione di privilegio, o di rinunciare a una presunta carriera prestigiosa. Pensa che risultati se ognuno si limitasse nel suo ambito a fare le scelte più giuste o, per essere modesti, ispirate al buon senso, e si opponesse ai voleri di certa politica orba e ormai approdata (o riapprodata) al mero culto della personalità del singolo. Dimenticandosi che fuori, là fuori, c’è un mucchio di gente che ripone fiducia nelle nostre capacità.

  5. giancarlo ha detto:

    Monroe diceva “L’America agli americani”. Parafrasando si potrebbe dire: la sanità ai sanitari…

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