Non vedi le mie mani, le mie mani chiuse a chiave nelle tasche

Il signore nordafricano di mezza età, forse marocchino, forse egiziano, ha i baffetti che gli fremono da quanto è agitato per gli esiti dell’ecografia a cui si sta sottoponendo. È molto preoccupato, si vede chiaramente, mentre cerca di spiegarmi dove ha male barcamenandosi malamente coi costrutti di una lingua che ancora non conosce bene e forse non conoscerà mai come si deve.

Alla fine provo a rassicurarlo: tutto bene, non ci sono grossi problemi. Dovessi dire la mia fino in fondo, quel dolore costante alla bocca dello stomaco è dovuto a una gastrite da stress: ma non lo dico, tanto dopo due giorni dovrà sottoporsi a una gastroscopia e lì sapremo tutto.

Dopo essersi cambiato ritorna ancora una volta in sala ecografica.

“Dottore, sto bene?” mi chiede per l’ennesima volta.

“Si, certo, va tutto bene”.

A quel punto, l’uomo mima un inchino deferente, afferra con la punta delle dita il lembo del camice e me lo bacia. Io sono imbarazzatissimo, provo a dirgli che nessun medico al mondo merita un atto di devozione simile ma non ci riesco, lui di italiano capisce solo due parole in croce.

Quando finalmente esce, un pensiero mi passa rapido per la testa. Dovrà pur esistere per i medici, da qualche parte, una via intermedia tra i due estremi: essere considerati divinità salvifiche o una manica di coglioni allo sbando.

Ma in questo momento della mia vita, credetemi, non ho nessuna voglia di cercarla.


La canzone della clip è “Stasera devo andare via”, di Antonello Venditti, tratta dall’album “Buona Domenica” del 1979. Ho riascoltato i primi due terzi della discografia del buon Antonello, nelle ultime settimane: dopo un avvio difficile e molto (troppo) anni settanta all’italiana, e dopo  il trittico spettacolare di “Buona Domenica”, “Sotto il segno dei pesci” e Sotto la pioggia”, il Nostro si è un po’ perso tra diavoletti nel cuore e segreti da non (dover) rivelare. Una volta avrei stigmatizzato questo cambio di paradigma come una sconfitta culturale: oggi penso che se cambiando registro Venditti è riuscito in quegli anni a sentirsi più felice, beh, allora ha fatto bene.

2 Responses to “Non vedi le mie mani, le mie mani chiuse a chiave nelle tasche”

  1. robxyz ha detto:

    E a parte Venditti, tu come ti senti Gaddo, sei felice o almeno appagato?
    Ho notato da tempo che non sei più su Facebook, qui non comparivano nuovi interventi da mesi, mi è capitato di pensare a come ti sentissi poiché negli ultimi tuoi interventi su quel social mi era parso di cogliere tracce di stanchezza, forse dell’insoddisfazione o comunque inquietudini.
    Una volta o l’altra qualcuno investigherà il fenomeno delle conoscenze virtuali: non si parla di amicizia, certo, mancando una frequentazione di persona. Eppure ci sono persone che si frequentano saltuariamente sulla rete per le quali si prova l’empatia di solito riservata alle amicizie: sei contento se li leggi felici, stai in qualche modo in pensiero se percepisci dai loro scritti qualcosa che li turba.
    Forse frequentarsi in rete somiglia alla preparazione delle fondamenta di una casa: non si sa se poi verrà costruita, ma intanto le basi vengono poste.
    Stammi bene, Gaddo. 🙂
    roberto

  2. Gaddo ha detto:

    Caro Roberto, ti ringrazio molto per il pensiero gentile che hai avuto nei miei confronti. Mettiamola così: negli ultimi 15 anni ho usato questo blog per raccontare la mia versione dei fatti, e mi sono permesso di farlo perché ne avevo una. Compiuti i 50, tutto è entrato in discussione e sinceramente non sono più così sicuro che la mia versione sia non dico quella giusta, ma quantomeno sufficientemente argomentabile da riuscire a mantenere una sua sostanziale validità se sottoposta al vaglio logico e dei fatti. Insomma, esistono momenti nella vita di un uomo in cui defilarsi e tacere può essere più saggio che continuare a parlare: a quello ci pensano, più o meno a proposito, gli altri. Per cui capita che io posti sempre più di rado, e ogni volta con il dubbio che avrei potuto star zitto invece che parlare. Vedremo come andrà a finire. Magari è la volta buona che anche questo blog veda la parola fine.

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