On air

Grazie davvero, a tutti, per i complimenti legati al racconto pubblicato nel post precedente: molti su Facebook, che ormai è diventato la piattaforma ufficiale dei commenti ai post, ma ancora di più via e-mail (come al solito, sigh). Vi ringrazia anche l’altro autore del racconto, Eugenio, al quale mi lega un’affinità caratteriale che non ha eguali e un ricordo splendido di quasi tre anni di lavoro comune, spalla a spalla, in tempi lavorativi certamente più cupi di questi: sua è tutta la parte tecnica, fantascientifica ma straordinariamente futuribile, dell’intervento che il protagonista pratica all’eccellente malato romano da molte migliaia di chilometri di distanza. E sua è l’idea di dare un sequel alla storia: vedremo come.

E domani, come spesso capita, è un altro giorno. Mi attende una ferrovia, l’ennesima di quest’anno, e il clima torrido della capitale. Mi aspetta un viaggio di riflessioni, personali e non, su cosa mi riserva il futuro: ma datemi un po’ di aria condizionata e, perdio, vi solleverò il mondo.

Per chi ci sarà, ci vediamo lunedì al Cardello, a parlare (ancora) di torace.

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