Otto e mezzo, in tempo reale

Io non seguo praticamente mai il programma serale di Lilli Gruber (ci sarà un motivo per cui l’Italia gravita intorno al 70° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa, e la Nostra non è sicuramente una luminosa eccezione alla patologia cronica del giornalismo italiano. Sebbene in passato ci abbia deliziato con inquietanti ma deliziose anteprime, tipo questa: occasione nella quale, con parecchi mesi di anticipo, sdoganò Mario Monti come futuribile premier e lo fece con entusiasmo quantomeno sospetto). Ma talora, quando sono di guardia, mi piace iniziare la serata nel peggior modo possibile: ascoltando il telegiornale.

Stasera, e sto digitando in diretta proprio mentre guardo il famigerato programma, sono ospiti della Gruber una deliziosa oncologa franco-indiana e Franco Orsi, direttore di uno dei pochi reparti italiani di Radiologia Interventistica (IEO, Milano: l’ospedale di Veronesi, per esser chiari).

La Lillona nazionale esordisce con due domandine rompighiaccio: all’oncologa sul perché sia approdata proprio in Francia, e al Radiologo sui motivi del suo ritorno in Italia dopo essere stato molto a lungo all’estero. Entrambe le risposte sono interessanti, e sentite perché. L’oncologa dice, candidamente: in Francia 25 anni fa mi garantivano la possibilità di fare carriera anche nel caso avessi fatto dieci figli, in Italia no (poi però cerca di metterci una pezza maldestra affermando che anche in Italia finalmente si è arrivati a questo livello di civiltà, il che è una puttanata enorme perché anche nel terzo millennio restiamo il paese misogino di sempre, quello in cui la gravidanza di un medico donna è vissuta come lutto cittadino e costringe l’intero reparto a salti mortali perché col cacchio che viene presa in considerazione l’idea di sostituirla durante la maternità. Ma apprezziamo comunque il gesto distensivo, perché si vede che l’oncologa è una persona gentile). Invece il nostro radiologo risponde alla seconda domanda, in buona sostanza: perché  Veronesi aveva appena aperto lo IEO con presupposti molto diversi da quelli standard italiani dell’epoca, in particolare per quanto riguarda l’influenza politica sulle nomine.

A questo punto Lilli Gruber ha un palese brivido diaccio che le corre lungo la schiena (se non mi credete guardate il filmato su Internet, vi prego) e invece di chiedere all’eroico Orsi di spiegarsi opportunamente non trova nulla di meglio che dare la pubblicità; e al ritorno, dopo qualche minuto, disinnescare Orsi e spostare il discorso su altri argomenti, evidentemente molto meno rischiosi. E pensare che io, al posto suo, non avrei creduto a tanta manna e con vocina ingenua e melliflua avrei subito chiesto: Come, dottor Orsi, sta dicendo che la politica italiana ha qualcosa a che fare con le nomine apicali ospedaliere? Ma dai?!

Tra gli argomenti meno rischiosi, in piena diretta televisiva, le motivazioni sull’espulsione dei famosi 11 interventisti dalla SIRM (di cui ho parlato in questo post, senza che al momento abbia cambiato idea): e qui il bravo Orsi, facendo gli occhioni tristi, dice la sua sulla vicenda e tutto sommato riesce anche a essere diplomatico nei confronti della casa madre che lo ha scacciato, a sentir loro, in malo modo. Ovviamente la Lillona, che aveva appena elegantemente glissato sul male peggiore della sanità italiana, si getta a pesce sulla ghiotta notizia; e, senza che sia previsto alcun contraddittorio dell’altra parte in causa (incidentalmente trattasi della SIRM, ossia la Società Nazionale di Radiologia Medica, ossia la più rappresentata società scientifica radiologica in Europa, circa 10mila soci), si profonde in considerazioni del tipo: Ma perché ci facciamo male da soli? Ma perché siamo così autolesionisti? E poi, non paga, insinua: Io non capisco niente dell’argomento, ma non è che per caso sotto sotto c’è anche una motivazione economica?

Certo che c’è la motivazione economica, Lilli, come apparirà chiaro a fine intervista, ma non nell’accezione che stai dando tu alla faccenda. Morale, Signore e Signori, ancora una volta l’informazione giornalistica italiana non ci sorprende, per metodi e risultati. Auguri per il centesimo posto in classifica, che ormai è alle porte.

PS Quanto a Orsi, vorrei essere diplomatico come lui ma, scusatemi, proprio non ci riesco. Insomma, ci terrei a chiarire un concetto basilare del mondo medico-radiologico: non è che la Radiologia Interventistica sia la vetta dell’Everest e il resto della Radiologia merda fumante. Se è lecita l’esistenza di una sezione SIRM di Radiologia Toracica (o di Capo-collo, o di quello che volete voi), inscritta in una struttura societaria più grande e omnicomprensiva (la SIRM), non vedo perché non possa esistere, come difatti continua a esistere anche dopo l’epurazione degli 11, anche una sezione di Radiologia Interventistica. O dobbiamo dedurne che chi si occupa (quasi solo) di diagnostica è un coglione? O dobbiamo dedurne che, per dire, un radiologo dedicato all’urgenza, al torace o alla mammella può occuparsi tranquillamente anche di tutto il resto perché si tratta di questioni risibili, mentre l’interventista salva la vita alla ggente?

Siccome queste sono cazzate sulle quali manco mi metto a discutere, il discorso è piuttosto da porre in altri termini. Semmai, la necessità di avere sul territorio un  numero maggiore di reparti di Radiologia Interventistica, analogamente a quanto accade per la Neuroradiologia, perché la medicina è in questa direzione che sta tirando: l’ultraspecializzazione. Questa potremmo davvero chiamarla politica sanitaria, quella seria, quella dei progetti sulla lunga distanza e non mirati alla prossima (ri)elezione regionale; che però esclude i casi sempre più frequenti in cui radiologi con esclusiva esperienza interventistica vengano chiamati, con metodi che potremmo graziosamente definire obliqui, a dirigere reparti di Radiologia cosiddetti generalisti, ossia senza connotazioni di tipo interventistico perché è altro quello di cui si ha bisogno in quella particolare realtà, spesso periferica; il che, se permettete, oltre a contraddire il punto di vista del radiologo interventista duro e puro potrebbe incidentalmente creare qualche piccolo problema di ordine gestionale e danni al servizio reso ai pazienti.

Il resto, e qui mi trovo d’accordo con quello che sta dicendo il nostro Orsi in questo precisissimo momento, è business. Ma allora, se è di affari che stiamo parlando non pigliamoci per il culo, dai.

12 Responses to “Otto e mezzo, in tempo reale”

  1. Pier Silverio ha detto:

    Bel post.

    Pensa sono talmente lontano dalla tv che per me Otto e mezzo ha il volto di Giuliano Ferrara e la Gruber presenta il TG1 (quando peraltro la sua faccia era ancora di origine biologica, invece che siliconica) 😀

  2. giosi ha detto:

    Singolare la tesi del buon Orsi sulle nomine allo IEO. Sono tutti parenti o raccomandati di Veronesi, che a sua volta è in parte un politico di un partito trasversale dei c… loro!
    Sugli Interventisti la situazione locale é così demenziale che non vale la pena di parlarne avendola involontariamente già descritta tu.

  3. giosi ha detto:

    P.S. Ho fatto leggere il post “vergognarsi” alla segretaria addetta alla prenotazione, pianificazione, accettazione etc delle RM. Pensava che l’avesse scritto qualcuno del nostro Ospedale, data l’affinità con la sua situazione lavorativa!

  4. Gaddo ha detto:

    @ Pier Silverio

    Comincia a prepararti, Pier. La battaglia, da adesso in poi, sarà sempre più ardua.

  5. Gaddo ha detto:

    @ Giosi

    Chapeau! Quando si dice parlare chiaro!

    Vorrei approfittare del tuo commento per sottolineare un altro paio di punti che forse sfuggono ai più.

    1. La questione dell’epurazione non è così semplice come viene dipinta. Se 11 “dissidenti” riescono a conquistare una prima serata prestigiosa come quella della Gruber, e a sputtanare senza alcun contraddittorio una Società scientifica nazionale che conta 10mila iscritti, bisogna porsi il problema di chi sono queste persone e che agganci possiedono. Si tratta di strategia difensiva, non di altro.

    2. Nel famigerato programma si è consumato un colpo basso, nettamente sotto la cintola, premeditato e attentamente organizzato in ogni particolare (a partire dalla figura rassicurante, al punto da risultare debole per gli scopi finali che probabilmente ci si era proposti, scelta per la serata televisiva). L’oncologa francese c’entrava come il cavolo a merenda, è stata chiamata solo per dare una parvenza di normalizzazione alla puntata e più di una volta è sembrata palesemente in preda a crescente imbarazzo perché lei parlava dei massimi sistemi, e Orsi di beghe condominiali.

    3. Ho ricevuto commenti su FB e personali, via mail, di giovani radiologi con sincera passione interventistica, i quali vedono questa scissione come un’opportunità e non come una sciagura societaria che potrebbe anche avere addentellati con interessi personali delle parti in causa (di cui non parlerò, ovviamente, perché non mi piace fare illazioni non documentabili). A un collega in particolare ho chiesto un contributo da pubblicare sul blog, perché mi piace che punti di vista opposti al mio trovino voce, ma la cosa che dovrebbe spingere alla riflessione i vertici SIRM è la visione di molti di una Società chiusa ai cambiamenti, popolata da figure poco competenti e capace di vessare un gruppo di fenomeni della Radiologia Interventistica solo, appunto, per beghe di condominio (il che, peraltro, è esattamente il messaggio veicolato dalla trasmissione televisiva dell’altra sera, con il controcanto della Gruber che diceva, sottintendendo la malafede della parte assente: ma perchè vogliamo farci del male?).

    Beh, io lo ridico ancora una volta, così aumento il numero degli amici: la SIRM, oltre che di radiologi competenti, avrebbe bisogno di un bravo PR.

    • Peppone ha detto:

      Non entro nel merito degli 11 “dissidenti”, perché non conosco pienamente la vicenda ed in realtà non so nemmeno se questo dissidio fosse in qualche modo appianabile.

      Ribadisco però, fortemente, il concetto che ti ho espresso tempo addietro.
      La SIRM ha gravissime pecche che ricalcano molto fedelmente la situazione “politica” italiana.
      La SIRM è politica, stessi giochi, stessi magheggi.
      Resiste ancora una modesta “tutela” degli associati in alcuni punti realmente importanti, ad esempio la vicenda “assicurazioni”.
      Purtroppo, per tante altre cose, la SIRM resta ancorata ai soliti vecchi privilegi delle cattedre.
      Tutela ed interesse nei confronti dei “non iniversitari”…praticamente nulla.
      (Un esempio su tutti…i giorni dei congressi: giorni feriali, quando noi “comuni mortali”, lavoriamo !)
      Ho avuto modo di leggere ed apprezzare (meno di quanto avrei voluto) le opinioni del prof. Siani, ma temo che sia una mosca bianca all’interno dei “piani alti”.
      Ho anche apprezzato la presidenza del prof. Faletti (non so se per una personale simpatia o altro), ma l’impressione che continuo ad avere della SIRM è sempre quella.
      Come ho avuto modo di dirti, servirebbe davvero un completo “svecchiamento”, più che altro nei valori e nelle idee.
      Una nuova corrente, che spingesse TANTISSIMO sulla formazione delle giovani leve, che stimolasse i propri iscritti (specializzandi in primis) ad aggiornarsi ed osare qualcosa in più!
      Quindi, caro Gaddo, non penso sia questione di PR ma di “sostanza” !

  6. Gaddo ha detto:

    @ Peppone

    Ma tu lo sai, mi trovi ampiamente d’accordo con molte delle tue istanze sull’argomento e da vero rompicoglioni, quale so di essere, non manco di farle presenti nelle occasioni istituzionali nelle quali mi trovo a partecipare (certo, qualcuno preferirebbe non sentirle, ma io credo che le critiche costruttive facciano bene e non male).
    Il punto, fermo restando quello che hai appena scritto, per me è il seguente: chiedersi ogni tanto, dopo aver realizzato cosa non fa per noi soci la SIRM, cosa noi soci potremmo fare per renderla un posto più accogliente. Io ho avversato per interi lustri il mondo SIRM, poi un giorno mi sono posto questa domanda e ho cambiato atteggiamento. Può darsi che stia sbagliando, o che i miei sforzi non portino a nulla di buono. Può darsi che la cosiddetta “reazione” prevalga sui miei cosiddetti istinti rivoluzionari, ma almeno ci avrò provato. Come dissi a una nostra simpatica collega, al Nazionale dell’anno scorso, c’è sempre tempo per rimettersi alla finestra a guardare il giardino devastato dalle erbacce. Non prima, però, di essersi sporcati le mani con concime e vanga.

  7. Gaddo ha detto:

    @ Peppone

    E poi, scusa ma me ne ero dimenticato, la questione del PR vale per tutte le maldestre occasioni in cui la Società comunica all’esterno, e fa più danno che beneficio. Anche per la comunicazione ci vuole gente preparata: altrimenti non si spiegherebbero le campagne elettorali in cui si assoldano, per parecchi quattrini, professionisti del mestiere (fa eccezione Monti, che l’ultima volta è cascato malissimo: ma forse questo ci ritorna anche utile, come cittadini).

  8. giancarlo ha detto:

    Altro spettacolo miserevole in tv: la ministra Lorenzin che, con faccia di circostanza e pancione ben in vista, sentenzia sulla “catena di errori” che avrebbe portato alla morte la neonata a Catania. Ma nessuno che gli chieda :” Gentile ministra, ma lei dove partorirà? In un ospedale dove c’è una rianimazione pediatrica ben funzionante o in una clinica privata, con la convenzione avallata da Lei magari stornando fondi agli ospedali pubblici, che quel reparto non ce l’ha?”

  9. Gaddo ha detto:

    @ giancarlo

    Guarda, mi hai levato le parole di bocca.

  10. […] che alcuni nostri colleghi interventisti hanno operato in ambito SIRM, e di cui ho parlato qui e qui, leggete il racconto scritto a quattro mani dal sottoscritto e dal collega Eugenio Gioulis: è una […]

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