Riunione Condominiale del 24/01/2012

24 gennaio 2012

Riunione condominiale del 24/01/2012.

1) Blog di Lidia Ravera. Disintegrarsi perché tutto rimanga così com’é.  (…) Chi l’avrebbe mai immaginato che il Paese, pur di non essere cambiato, si sarebbe disintegrato? (…)

2) Smash quotidiani. Se rimane solo Del Potro. (…) Il più divertente incanta, il più palloso vince. Come la Germania ai Mondiali del ’54 e ’74 (…)

3) Alcuni aneddoti dal mio futuro. Dente perdente. (…) Bene, tu o dentista sappi che ti ammiro, e nella classifica dei mestieri che non farei nemmeno morto e che grazie al cielo c’è qualcuno che li fa arrivi seconda solo dopo il pilota degli aeroplani di linea che devo prendere nel mio futuro (…)

Il conto della serva

23 gennaio 2012

 

Raffaella, che è lontana ma in qualche modo anche molto vicina, mi ha inviato un link curioso: perso come sono stato negli ultimi 30 giorni a stendere una  specie di saggio che tra pochi giorni renderò disponibile sul blog, non mi sono nemmeno accorto della notizia.

Questo è il link.

La notizia fa un po’ ridere perchè, in buona sostanza, la regione Lombardia ha già messo in atto un sistema di informazione sulle spese sanitarie dei cittadini. I quali saranno informati sul costo reale della procedura diagnostica o terapeutica a cui sono stati sottoposti, e se ne torneranno a casa loro guariti (si spera) ma con qualche senso di colpa sul groppone. Ventiduemila euro per un by-pass coronarico? E se li avessimo destinati a un asilo nido non sarebbe stato meglio? Insomma, ci costringeranno a dare un valore reale, tangibile, alle nostre povere esistenze: e chissà che la cosa non porti vantaggi insperati sia ai singoli cittadini, in termini di autocoscienza, che alla intera comunità in termini di risparmio.

Quanto al resto, che vi devo dire: trovo giusto che un cittadino abbia coscienza di quanto costa alla collettività, e di riflesso si faccia un’idea anche dell’intero baraccone sanitario: che lavora quasi sempre a suo vantaggio e sempre, dico sempre, senza che lui se ne renda conto. Qui tutto è dato per scontato, tutto è dovuto e a volte (ma non troppe, a dire il vero) si fa fatica anche a dire grazie. Trovo ridicolo solo il modo: dovremmo placare la nostra sete di democrazia con la partecipazione e la consapevolezza, e invece l’unico modo che abbiamo escogitato è quello di consegnare al paziente il conto della serva.

Il paese della disperanza, parte tre (e ultima)

10 gennaio 2012

Devo concludere la trilogia della disperanza, e la voglio concludere con un messaggio di segno opposto. Un segno di cui vorrei che fosse intriso il mio 2012, dal principio alla fine.

In realtà la trilogia l’ha conclusa, a mia insaputa, una mia giovane collega: è una delle ultime arrivate in reparto, sto parlando di tre o quattro anni fa, ma ha già preso in mano il bandolo della matassa e lo sta addirittura portando fuori dalla nostra realtà locale. Un merito non da poco, in tempi in cui i dipendenti pubblici godono di fiducia ministeriale prossima allo zero: ma gioventù ed entusiasmo possono essere ancora un valore, in questo paese, e non il suo contrario.

La mia collega parla spesso del suo lavoro, e in questo periodo lo fa con un tale entusiasmo, con un trasposto così totale che è difficile non lasciarsi contagiare. Vederla lavorare è un piacere: ogni volta che mi chiede un parere su un esame radiologico si apre una formidabile discussione clinica che andrebbe avanti anche parecchio, se non avessimo tutti quanti i minuti contati e torme di segretarie impazienti alle porte.

Adesso, mio malgrado e con buona pace di chi mi considera ancora giovane, io non sono più un giovane radiologo. E inizio a guardarmi intorno per capire chi potrà fare cosa, nel mio reparto, e quali sono le persone a cui potrei fornire una parvenza di viatico per sopravvivere nei tempi cupi che verranno. Perchè i tempi cupi sono ancora da venire, questo è certo, ma a me piace pensare che anche in tempi di ristrettezze economiche potremo e sapremo fare con gioia il nostro mestiere: incontrarci, parlare, discutere, organizzare, crescere, migliorarci come singoli e come gruppo, far vedere a tutti i parassiti che ci hanno ridotto in mutande di che pasta siamo fatti.

Non ci salveranno le banche, nel prossimo futuro, né i politici. Non ci salveranno paesi stranieri o organismi internazionali di varia natura. Non ci salverà il petrolio e neanche l’energia eolica. Ci salverà l’entusiasmo. Ci salverà la passione. Ci salverà l’affetto per luoghi e persone. In una sola frase, ci salveremo da soli. E così facendo salveremo, forse, anche tutti gli altri.

Il paese della disperanza, parte due.

9 gennaio 2012

Ma c’è una seconda parte, altrimenti in questo paese della disperanza non saremmo tutti o quasi nella cacca fino al collo.

La stessa mattina della coppia indiana è arrivata una gentile signora sulla sessantina, ben vestita, piuttosto sagace e con la parlantina sciolta. Mentre le facevo l’ecografia mi ha raccontato di aver avuto un compagno imprenditore, mancato da non molti anni, a cui era veramente molto legata; e di avere ancora un figlio, quasi quarantenne, che ha ereditato l’impresa del patrigno e ne ha migliorato gli introiti grazie all’entusiasmo e alla forza di volontà che solo un uomo appassionato e giovane può avere.

Ma il momento di grassa è durato fino a pochi mesi fa. Adesso non è che l’impresa non venda il dovuto, non abbia ordini importanti o sia in difficoltà operative particolari. L’impresa vende, e parecchio: solo che i compratori non pagano. E, siccome viviamo in un modo capovolto, a non pagare sono i pesci grossi, mica quelli piccoli.

Morale: quando sei in credito di ottocentomila euro può diventare difficile pagare i dipendenti. E magari non ci dormi di notte perchè i tuoi dipendenti hanno famiglia, figli, mutui da pagare, spese mediche. Per cui anche l’azienda più virtuosa, innovativa, ricca di iniziative, può andarsene in malora insieme a tutto il paese; a cui, tra l’altro, se non fa parte dell’allegra famiglia degli evasori fiscali, versa pure una bella fortuna in tasse.

Ed ecco cosa mi ha detto la signora un attimo prima di andarsene: Mio figlio qualche giorno fa mi ha detto che per lui è una fortuna avere una moglie e dei figli che gli vogliono bene, altrimenti con i tempi che corrono si sarebbe già impiccato.

Ecco, io vorrei che questa storia potesse essere raccontata davanti a tutti quelli che con questa cosiddetta crisi hanno qualcosa o molto a che fare: politici, banchieri, faccendieri, speculatori, evasori fiscali, finti poveri che sgommano con il ferrarino di famiglia a Cortina et similia. Mi piacerebbe che tutti loro, singolarmente e in gruppo, provassero vergogna per lo stato di prostrazione in cui hanno messo il paese e le persone che lo abitano. Vorrei che il nodo scorsoio, quello morale intendo, lo avvertissero davvero intorno al loro collo.

Ma non sarà così, purtroppo; e noi ce la caveremo da soli, come al solito, senza nemmeno quella piccola soddisfazione postuma.

Et bon voyage

8 gennaio 2012

E sono qui, adesso, con il sottofondo di buona musica. Abbiamo disfatto l’albero di Natale, rimesso a posto le palline e i festoni e le calze della Befana. Anche quest’anno i bimbi hanno rotto il giusto numero di palle natalizie: è una metafora, lo so, bisogna disfarsi del vecchio e lasciare spazio al nuovo. Perché anche Lot, guardando indietro sua moglie, rimase letteralmente di sale. Però l’8 dicembre i bimbi l’albero lo hanno addobbato con i nonni lontani, e allora certe volte il cerchio si chiude bene e non esistono ieri, oggi e domani. Siamo tutti qui, siamo tutti adesso. Il resto sono chiacchiere.

Adesso i bimbi sono in terrazza, il cielo è azzurro, il sole splende freddo e sereno. Sento le loro voci allegre e penso a che farò domani, a come andrà a finire quest’anno terribile che ci aspetta. Ma sapete che vi dico? Non me ne frega nulla. Per me sarà come andare per funghi. Mi inoltrerò nel sottobosco e mi metterò in cerca: potrei tornare con il paniere pieno o vuoto, che importa, l’importante sarà aver cercato fra le radici degli alberi, in mezzo al muschio umido, fra le pietre. Aver cercato insieme a qualcun altro: dopo aver progettato che pezzo di strada fare insieme, e in che modo.

Quest’anno, che siate radiologi, specializzandi, studenti, pazienti o semplici passanti, vi auguro che sia un anno di ricerca. Cercate qualcosa. Trovatevi qualcosa a cercare e cercatela. Fate della vostra ricerca una missione sacra. Non lottate per tornare a casa vittoriosi, perché l’importante sarà stata proprio la ricerca.

E adesso vi lascio al vostro destino. Bon voyage.