Perché signori si nasce

Chiunque faccia questo mestiere lo sa bene: molti scelgono di studiare da radiologi perché si tratta di un modo come un altro (anatomia patologia, igiene, medicina di laboratorio) per non avere a che fare direttamente con i pazienti. Il che non vuol dire che occorra togliere qualcosa alla dignità e al fervore assistenziale con cui si svolge il proprio lavoro, assolutamente: è un dato di fatto, una evidenza come un’altra che per grazia di Dio non tutti a questo mondo siamo uguali. Qualcuno dà il meglio di sé appoggiando una mano sulla pancia altrui, qualcuno scrutandogli dentro a distanza di sicurezza, qualcun altro organizzando l’attività ospedaliera.

Però esiste un ‘eccezione gloriosa: l’ecografia. Il turno ecografico costringe il radiologo, si fa per dire, ad avere un contatto diretto con il paziente. Gli fa respirare i suoi effluvi, gli impone di toccare la sua cute. E’ una metodica che induce al dialogo, e infatti non a caso proprio dai turni ecografici scaturisce la maggior parte dei miei post (ma io non faccio testo, a me avere a che fare con i pazienti piace assai).

Il problema, immagino, si riacutizza in estate perché il caldo torrido non dispone di buona grazia ai rapporti personali con chi non abbia molta confidenza con il sapone; ma questo non è l’unico problema. Quando si chiede al paziente di inspirare, e quindi trattenere il fiato, arriva inevitabilmente il momento in cui costui dovrà necessariamente espirare: e a volte l’espirio, oltre a essere esageratamente rumoroso, quasi come se uno fosse appena riemerso da un tentativo di annegamento, viene diretto in piena faccia del medico ecografista. Il quale, tutto sommato, avrebbe fatto anche a meno di scoprire che il signore disteso sul lettino la sera prima ha mangiato cipollotti sott’olio.

La premessa è per raccontare che durante il mio ultimo turno ecografico ho avuto a che fare con un signore indiano molto educato: il quale, quando espirava, si voltava giudiziosamente dalla parte opposta. Ed è per dire che signori si nasce: sebbene, a quanto pare, in tutto ciò non abbia alcuna influenza la nazionalità.


La meravigliosa musica nella clip è The Beautitudes, di Vladimir Martynov, musicista russo ancora vivente che ha avuto il coraggio di perseguire la sperimentazione musicale in tempi in cui, nel suo paese, per essere gentili, tale inclinazione veniva quantomeno scoraggiata. Vi propongo la versione del Kronos Quartet, meno mistica e più orecchiabile di quella originale, ma non meno incantevole.

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