Pieno giorno

Qualche tempo fa lessi, con piacevole sorpresa, l’autobiografia di André Agassi: si intitolava Open ed era un piccolo capolavoro per amanti del tennis. Certo, Agassi non è stato il tennista più simpatico di tutti i tempi (io sarei di quelli che il tennis si gioca in bianco e con la maglietta dentro i pantaloncini, se no vai a giocare a basket o a calcio), ma innovativo di certo si: uno che vince tutti e quattro i tornei del Grande Slam, sebbene in anni diversi, merita comunque di passare alla storia. Però, francamente, che fosse anche uno scrittore così valente non ci credevo.

Infatti Agassi ha avuto un ghost writer. Si chiama J.R. Moehringer ed è un giornalista americano la cui storia, in breve, è questa: arso dalla passione per il giornalismo, si fa assumere come fattorino al New York Times. Lì, in qualche modo, riesce a farsi notare: un giorno, e viene il dubbio che la destinazione sia studiata per toglierselo dalle scatole, lo mandano in Alabama per un servizio su una comunità molto isolata di pronipoti di schiavi. Moehringer non solo in Alabama ci va, ma ritorna e con il suo pezzo vince il premio Pulitzer. In un paese in cui il giornalismo è una cosa seria, mica come in Italia, capite bene che si tratta della sua consacrazione.

J.R. Moehringer non scrive: incanta. L’ultimo suo romanzo/biografia che ho letto è Pieno giorno: narra della storia di William Sutton, il famoso ladro del ‘900 noto anche per essere chiamato Willy l’attore. Un ladro straordinariamente acculturato, accanito lettore di libri, uomo gentile (non assaltava mai banche se all’interno c’erano donne o bambini), passato alla storia non solo per i furti incredibili e le rocambolesche evasioni ma anche per non aver mai ammazzato nessuno. In tempi in cui la vita delle persone valeva, se possibile, anche meno di adesso.

Ma Pieno giorno è anche, e soprattutto, un libro che parla d’amore. Narra la storia d’amore di Willy l’attore e Bess: una ragazza di buona famiglia che lo indurrà alla tentazione della prima rapina della sua vita e poi sposerà, implacabilmente, un altro. E’ la storia di come un amore assoluto possa marchiare una vita intera e cambiarla per sempre. Il Willy-narrante dice: Ragazzi, è solo quando sei innamorato che ti senti davvero vivo, nel senso più completo del termine. Ecco perché la maggior parte di quelli che incontri ti sembrano morti. E poi aggiunge, qualche pagina più in là: La vita è complicata, l’amore no. Se ci devi pensare anche solo mezzo secondo, non sei innamorato.

Ma non voglio togliervi il piacere della lettura: è un libro che si beve d’un fiato e il fiato te lo leva a ogni pagina. Come ha recentemente scritto una twittera che seguo da tempo, il guaio dei libri è che poi finiscono, mentre tu devi continuare: ecco, questo è il sapore che lascia in bocca il libro di Moehringer. Un sapore amaro: perché alla fine, quando tutti i nodi vengono al pettine e persino i suoi ricordi di vecchio si confondono mettendo in discussione l’intera trama, Willy dice al giornalista che lo accompagna in giro per New York: Ma lo sai chi sono, i veri giuda? Le persone che ami e che ti respingono. Giuda amava qualcuno. Prima di tradire Gesù, non l’ha forse baciato?

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