Portami indietro, al posto che conosco

Credo che lo abbiate capito tutti: il mio parco lavorativo si è espanso all’improvviso. Adesso non ci sono più soltanto l’Ospedale del Fiume e quello del Mare ma è entrato a far parte della mia vita lavorativa anche un’Ospedale che sorge nella periferia di una cittadina lambita da un altro fiume. E adesso, siccome il Limena è un corso d’acqua più modesto del Piave, nelle nostre narrazioni da blog impareremo a distinguere l’Ospedale del Fiume Piccolo dall’Ospedale del Fiume Grande. E che Iddio ce la mandi buona.

Questo per orientarci geograficamente, è ovvio: perché per il resto si continua a navigare a vista in attesa che la nebbia si diradi. E, sempre per dire, era tale la mia tensione prima di fare ingresso nel nuovo reparto (anche se a dire il vero non l’avevo avvertita in pieno, ma si vede che il subconscio lavora sempre più attivamente di quanto ci si aspetti), che la notte prima ho fatto un sogno strano. Ho sognato che arrivavo nella città del Fiume Piccolo, raggiungevo l’Ospedale, entravo in Radiologia e lì ad accogliermi c’era il Capotecnico: la quale, sorridente come suo solito, recava nelle mani una enorme chiave d’oro, tutta intarsiata, che nel sogno si presumeva essere quella d’ingresso al reparto. Ecco: era pesante come la chiave di San Pietro.

Ma c’è stata una sorpresa pazzesca e inattesa. A parte l’essere accolti come se avessi sempre fatto parte della famiglia, a parte lo studio tinteggiato di fresco, con quell’odore di vernice che spero duri il più a lungo possibile, a parte gli spazi dilatati e i ritmi propri del nuovo reparto, sono rimasto folgorato, letteralmente folgorato dalla cittadina. Mia moglie, che per un periodo di tempo ci ha saltuariamente lavorato, me lo aveva detto: ma la realtà dei fatti è che la cittadina del Fiume Piccolo è assolutamente, inconfutabilmente me-ra-viglio-sa. Arrivo in treno la mattina presto e mi svito il collo per guardarmi in giro: le case, le strade, gli angoli suggestivi, la torre un po’ pendente del campanile. Rifaccio la strada al contrario, di sera, intorno al tramonto, e di angoli incantevoli ne scopro altri. Insomma, una goduria.

Così, adesso, eccomi in treno, di ritorno a casa. A pensare che la vita continua a riservarmi sorprese incredibili, e a sperare di esserne all’altezza. E a ripensare al film Gattaca e al suo protagonista Vincent: nulla di tutto questo avrebbe dovuto accadere, se mi fossi basato sul viatico con cui ho cominciato il viaggio; e invece, guarda un po’, sta accadendo per davvero.

A dimostrazione ultima del fatto che, come dice Nathan Never, nulla è scritto. E se qualcosa è scritto, siamo sempre in tempo a cambiarlo.

 


La canzone della clip è “On the beach”, di Chris Rea, tratta dall’album omonimo del 1986. La foto è stata scattata in un angolo suggestivo della Città del Fiume Piccolo, dove i pilastri di una cancellata sono stati rivestiti nientepopodimeno che da tessuti di lana colorata. Roba da non crederci.

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