Premessa obbligatoria sulla sezione “Libri da cesso”

Per me esistono due categorie di libri: i libri propriamente detti e i libri da cesso (in realtà esiste anche una terza categoria di libri, quelli illeggibili o che leggere comporta un sacrificio troppo cruento del proprio tempo libero: mi viene da citare, naturalmente senza offesa per nessuno perché si tratta solo di gusto personale, i romanzi di Fabio Volo o della Kinsella; e aggiungo persino un incredibile fiction storica di Buticchi, “Le pietre della luna”, che mi fu regalato qualche compleanno fa ed ebbe il privilegio di finire per primo, nella storia della mia personale biblioteca, nel cestino della spazzatura).

Ma attenzione: libro da cesso non è automaticamente sinonimo di pessima qualità letteraria. E ci tengo anche a precisare che in tempi antecedenti alle letture da cesso le pratiche corporali più intime furono associate, in ordine cronologico-anagrafico, prima alla Gazzetta dello Sport, poi a Sorrisi e Canzoni (mia madre talvolta lo acquistava nonostante i mugugni intellettuali di mio padre) e, infine, al mirabolante mensile Focus. Giornali perfetti per l’uso perché, a parte la Gazzetta, stavano bene ordinati sui ripiani del bagno, non occupavano molto spazio e potevi svariare da un articolo all’altro alla bisogna. Poi doping e scommesse mi allontanarono per sempre dallo sport, il gossip nostrano mi venne a grande noia e scoprii che le notizie di Focus a volte possedevano lo stesso rigore scientifico di quelle della Settimana Enigmistica. Ergo, dovetti ripiegare verso altri tipi di lettura.

Il libro da cesso, dicevo, non è necessariamente un libro scadente. È piuttosto una lettura leggera, meno impegnativa delle altre, che puoi affrontare a piccole tappe come il Giro d’Italia. Per esempio: quando mi sono misurato con l’Ulisse di Joyce posso garantirvi che mai e poi mai lo avrei letto in gabinetto e nei ritagli di tempo. In gabinetto si può leggere, tanto per dire, un libro sulla scomparsa di Atlantide o sulla reincarnazione. Sono perfetti i romanzi a sfondo legale di Grisham, o quelli horror di Stephen King (che pure un giorno, come ha detto di recente un mio amico blogger, al netto dell’horror infilato a tutti i costi in qualunque trama finirà per essere studiato nelle università). Altrettanto perfetti sono i saggi di psicologia pediatrica: ognuno dei quali, è incredibile, confuta le teorie degli altri autori anche se in apparenza sembra sostenerle. Il libro da cesso, inoltre, ogni tanto è fonte di grandi sorprese: lo scopo delle mie recensione è farvene scoprire uno ogni tanto, magari anche da leggere fuori dal bagno.

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