Qualcosa per cui irritarsi

Considerate quanto segue.

1. Il cd su cui è archiviata l’ultima TC del vostro paziente. Lo inserite nel PC, pregate il vostro Dio che il lettore non lo sputi o non si blocchi con il disco dentro e poi, quando finalmente compare la schermata iniziale, la scritta: Immagini non per uso diagnostico. Perché, scusa, esiste qualche altro cavolo di motivo per cui dovrei infilare nel mio PC le immagini tac del signor Rossi? Oppure si tratta di un videogioco a uso di ortopedici o pneumologi con l’invidia freudiana della lastra?

2. Comprate nel supermarket una vaschetta di gelato. È estate, suvvia, fuori ci sono quaranta gradi e voi non sapete più cosa fare per smettere di sudare. Arrivate a casa, avviate a palla il condizionatore, accendete la televisione e vi apprestate a guardare la partita dei mondiali, ma l’occhio vi cade sul coperchio della vaschetta. C’è la foto del gelato, che altro dovrebbe esserci, accanto alla scritta L’immagine è solo rappresentativa del prodotto. In che senso, scusa? Di cosa cavolo altro dovrebbe essere rappresentativa la foto sul coperchio di una vaschetta di gelato?

3. Siete dal fruttivendolo. Una donna bene in carne è entrata nel negozio un secondo prima di voi, il che già vi ha fatto frullare a randa i tommasei, ma le cose si complicano perché la signora, con lentezza esasperante, ordina due pere, un mela, no, una pesca. Poi guarda il fruttivendolo e dice: Due banane piccole. Piccole? Che vuol dire? Esiste un paradigma ideale di banana media alla quale possiamo far riferimento per definire una banana grande o piccola?

4. Qualcuno parla. Può trattarsi di una presentazione a un congresso ma anche di una banale conversazione da bar: all’improvviso chi parla, a prescindere dall’argomento di relazione o di conversazione, piazza dentro la frase un bel e quant’altro. In che senso, scusa? Quant’altro è una definizione qualitativa o quantitativa di un concetto iperuranico ontologico? Qualunque cosa significhi, tuttavia, questa locuzione è l’equivalente in termini discorsivi del rinforzo del disegno polmonare in un referto radiologico. Avete già capito come la penso, insomma.

5. Meraviglia finale, il tema. Il tema delle pensioni. Il tema della sanità. Il tema dell’appropriatezza prescrittiva. Il tema della riforma della legge elettorale. Il tema della disoccupazione. Siamo tutti così gonfi di temi da esserci dimenticati di risolvere i problemi. Il problema dell’Italia, in definitiva, è che siamo più bravi in italiano che in matematica. Il mio, nella fattispecie, e che è tornata l’estate: e il caldo mi rende nervoso, molto più nervoso del caffè. E allora meglio riderci su.

4 Responses to “Qualcosa per cui irritarsi”

  1. Januarium ha detto:

    Permetti un’aggiunta? Oggi al supermercato (Corsico, MI) una commessa mi dice, riguardo la mozzarella: “Non si preoccupi, è sicuramente NON Campana!!!” Al che, contando fino a 100, mi è uscito un diplomatico “Peccato, non sa che si perde…”.

    • Gaddo ha detto:

      Ne aggiungo un’altra. Ex parlamentare, più volte ministro, adesso nonnino arzillo che se la gode un mondo a fare raffinate analisi politiche senza aver minimamente compreso che la politica, dopo Tangentopoli (che travolse anche lui) è diventata ben altra (e ancor più sporca) cosa. Insomma, intervistato dice: La mia inquietitudine. Io penso: dai, uno svarione da anzianità, era un medico, è stato ministro. Ma lui, indefesso, ripete: Perché vede, rimane questa mia inquietitudine.
      E allora no, questa non è una distrazione senile: è proprio ignoranza (oppure, a voler essere buoni, la italianizzazione del termine borbonico ‘nquietiddudine).
      Quanto alla tua cassiera, dille da parte mia che di una cosa siamo tutti assolutamente certi: che la mozzarella buona non è di marca lombarda.

  2. Pier Silverio ha detto:

    Occhio perché se non erro è dimostrato che più aumenta la temperatura ambientale e più aumentano i crimini violenti 😀

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