Quando hanno ragione loro, i pazienti

Un collega mi invia il link a un articolo di un quotidiano locale: si tratta di una lettera nella quale un cittadino si lamenta del trattamento ricevuto in pronto soccorso.

Letto?

Bene. Secca ammetterlo, ma il paziente ha ragione su tutta la linea. Sia sul versante radiologico, perché è francamente inaccettabile che la formazione di un radiologo del terzo millennio non preveda l’esecuzione di una banale ecografia muscolo-tendinea, sia sul versante clinico perché, di nuovo francamente, se ne hanno le tasche piene di ortopedici che non sanno diagnosticare e trattare da soli uno strappo muscolare e chirurghi che hanno bisogno dell’ecografia di conforto per essere sicuri che sia proprio appendicite acuta.

E non è finita qua. Il problema è che il paziente in questione nemmeno avrebbe dovuto arrivarci, in pronto soccorso: nel migliore dei mondi possibili avrebbe dovuto rivolgersi al suo medico di famiglia, per vedersi risolto il problema senza incertezze e attese interminabili. La radiologia si, per carità, ma solo se serve.

Così, alla fine, questa è la vera malasanità: non l’episodio isolato, drammatico, straordinario, che secondo me è la stramaledetta eccezione che conferma la regola (la regola è che in Italia non ci si cura poi così male), ma la somma di tante piccole disorganizzazioni, incompetenze, distrazioni, mancanze di buona volontà. Il cui risultato è di sputtanare tutti, anche quelli che il proprio lavoro cercano di farlo al meglio.

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