Quello che davvero conta

11105635-orologio-da-tasca-vecchio-sepolto-nella-sabbia-concetto-di-tempo-persoL’ho realizzato con qualche ora di ritardo, quello che davvero conta. Partendo da una conversazione casuale con un collega sui punti ECM e sulle difficoltà di accumularne abbastanza se ai congressi e corsi cominci ad andarci come relatore e non più come uditore.
La risposta è stata chiara: Non bisogna andarci come relatore, allora. Il succo del discorso: Tanto non c’è niente di nuovo da dire, specie in questo paese, dunque è tutto tempo perso.
Io avrei voluto ribattere: e invece cos’è meglio, starsene a galleggiare a mezz’acqua nella pozzanghera del proprio reparto ospedaliero, facendo finta di sentirsi bravi con quelle due o tre nozioni base che si è imparato a maneggiare in vent’anni di onorata carriera? Ma non l’ho detto. E sapete perché? Perché certe volte la presunzione di averlo intuito davvero, quello che veramente conta, non ha l’effetto di farmi aprire la bocca per dare aria ai denti. No, me la serra.
Già. Perché, sapete, non contano i soldi. Non contano le platee numerose e nemmeno le lodi che ti becchi per un lavoro tuo o fatto da altri, come spesso capita. Non contano niente le mostrine accumulate sulla spallina del camice, o il sedere appoggiato sulla poltrona più comoda del reparto. Non contano gli articoli scientifici, se pure sei stato tu a scriverli, non conta un cavolo l’impact factor e nulla conta il curriculum vitae lungo una trentina di pagine da presentare al prossimo concorso. Conta niente essere il referente di un reparto ospedaliero piuttosto che un altro, quello a cui chiedono il parere decisivo quando i dubbi sono troppi per fidarsi ciecamente del collega più giovane o più scalcagnato, o essere quello che solleva il dito e aggrotta le sopracciglia per guadagnare punti sull’errore marchiano compiuto da chi fino a un secondo fa ha refertato nella consolle accanto alla tua.
Quello che conta, l’unica cosa che davvero conta, è coltivare un progetto: non un sogno, che fa tanto new age, ma un progetto concreto, qualcosa che si possa toccare con le mani, a cui prima o poi dare una forma. E forse conta qualcosa anche mettere a parte le persone dei tuoi progetti: perché da soli è possibile montare insieme i pezzi di un mobile dell’Ikea, forse, ma se vuoi costruire qualcosa di più bello e duraturo il mestiere devi impararlo da qualcuno dotato di capacità e passione.
Il che ci riporta all’inizio della conversazione: ma con qualche ora di ritardo, purtroppo, ormai non più recuperabile.

11 Responses to “Quello che davvero conta”

  1. Pier Silverio ha detto:

    Beh e cosa ti vieta di riprendere fuori l’argomento quando reincontrerai domani il tuo collega?
    Se c’è una cosa che chi mi conosce sa di me, è che tutto quello diranno in mia presenza potrà tornare un giorno accompagnato da alcune mie considerazioni, anche a mesi ed anni di distanza. E di solito apprezzano questo, dato che non sono certo il tipo che “rivanga il passatto per rinfacciare”, ma per meditarlo.
    Dai dai che poi voglio sapere la risposta del collega…

    • Gaddo ha detto:

      Non credo che lo farò. Da una parte perché si tratta di una persona alla quale sono legato da affetto sincero, dall’altra perché non ho il carisma di Gandhi e dunque nessuna intenzione di convincere alcuno della bontà delle mie affermazioni o dei miei comportamenti. Io il mio progetto so di averlo. E spero, spero davvero di cuore che anche i miei interlocutori ne posseggano uno.

      • Pier Silverio ha detto:

        Non ho un fatto di convincere nessuno: se quando si parla si pongono sempre le proprie idee sullo stesso piano di quelle dell’interlocutore si può solo creare una discussione interessante, e nessuna opera di convincimento. Comunque capisco il problema: non sempre è facile, né possibile.

  2. Gaddo ha detto:

    @ pier silverio

    Sulla questione generale sono assolutamente d’accordo con te. Altrimenti, credo, non avrei mai aperto un blog.

  3. matteo ha detto:

    d’accordissimo , quello che conta è avere progetto o addirittura sogni da realizzare . Per questo sono necessarie persone come te che agiscono per assecondare una passione e modelli / maestri da cui poter imparare qualcosa del nostro difficile mestiere. Ma purtroppo noi viviamo in un paese bizzarro dove i relatori fanno più fatica a prendere i punti fragola ECM rispetto agli spettatori che dormicchiano nelle ultime file della platea. Merito, questo sconosciuto…

  4. Pier Silverio ha detto:

    Ne ho parlato con mio fratello (che si occupa di cucina) e mi ha detto: “Il sistema è giusto come è: se uno chef sa fare il brodo e lo insegna ad altri non prende punti perché non ha imparato nulla, chi lo ascolta – e impara – invece li prende”. Mi sembra di capire che bisognerebbe introdurre un sistema di punti parallelo per i relatori, in modo da incentivare a fare ricerche degne di essere esposte (e valutate curricolarmente – che brutta parola…).
    Però io sono ancora lontano da quella realtà. Voi cosa ne pensate? Come migliorereste il sistema?

    • Gaddo ha detto:

      @ Pier Silverio

      È un sistema sbagliato: perché il brodo di tuo fratello è frutto di studio, sacrificio e tempo perduto a provare. Sono quelli i punti che valgono. Farsi imboccare è più facile, ma vale meno che rimboccarsi le maniche e provare a farlo ancora più buono di prima, il brodo.
      La cosa migliore sarebbe riconoscere a chi condivide la propria esperienza un valore aggiunto: sarà anche vero che parlando, mentre parla, non impara nulla; ma quello di cui parla l’ha imparato sulla sua pelle, lo sta condividendo con gli altri, e tutto ciò ha un valore inestimabile.

  5. giancarlo ha detto:

    Ho provato anche io la stessa frustrazione: due punti per una relazione che ci avevo messo un mese a preparare. Penso sia più gratificante il sorriso grato di uno specializzando a cui si insegna gratis et amore Dei puntando il dito sul monitor…

  6. matteo ha detto:

    Sto giusto giusto preparando una relazione per dicembre. Secondo me la soluzione sarebbe assegnare gli stessi punti ECM sia per i relatori che per gli auditori, d’altra parte se uno deve parlare di un determinato argomento teoricamente dovrebbe aggiornarsi su quello specifico, per cui non vedo perché non debbano essere riconosciuti gli stessi punti ECM.

    • Gaddo ha detto:

      @ Matteo

      In realtà per essere chiamati a tenere una relazione non bisognerebbe aggiornarsi: dovrebbe parlare di un argomento solo chi ne mastica ogni giorno della sua vita. Ma questo non toglie nulla al tuo ragionamento: l’aggiornamento lo si fa ogni giorno, in questi casi, e la benzina è la passione che ci metti lavorando.

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