Risplenda il sol, o scenda l’ora che reca in ciel l’oscurità

Io non amo le armi, e dunque capite che non posso amare i soldati: sono tra quei poveri disgraziati convinti che al mondo si faccia poco all’amore, e che questa sia una delle cause di cattivi caratteri, liti condominiali, guerre civili e tra nazioni.
 
Poi però vado lo stesso in giro per Treviso, c’è l’adunata annuale degli Alpini, e mi godo i colori, gli odori, i suoni della festa. Cori mozzafiato, gente che ha tirato su tende per dormire anche nei prati delle case di padroni benevoli, ex soldati dal cappello con la penna che grigliano carne bevendo birra e offrono aranciata ai bambini.
 
Faccio le mie foto, in fondo sempre un radiologo sono, e alla fine mi avvio verso casa. In zona università vedo due vecchi, due molto vecchi: lui è seduto su una sedia, con gli occhiali scuri, si muove a fatica mentre lei gli sistema il bavero della giacca perché, si sa, i vecchi hanno sempre freddo.
 
A un certo punto una banda militare, tutti con i capelli da alpino in testa e le magliette blu elettrico, si fa incontro alla coppia. I musicisti li circondano in silenzio, li mettono al centro del cerchio e intonano l’inno ufficiale degli Alpini. Semplicemente, stanno tributando a un quasi centenario l’onore più grande: essere sopravvissuto quasi un secolo, e per giunta con quel cappello piumato in testa.
 
Il vecchio sente la musica, gli occhiali neri mi fanno temere che sia cieco, e con grande fatica si mette in piedi. Sta rigido, sta sull’attenti, sta con il mento in alto mentre canta silenziosamente il suo inno da Alpino. La moglie gli sta accanto e un po’ lo tiene, un po’ lo accarezza, un po’ muore di orgoglio per quel suo marito indistruttibile, quel supereroe mutante che ha resistito alle guerre, alle carestie, al boom economico, a Fred Bongusto e alla rotonda sul mare, al terrorismo, alla caduta del muro di Berlino, a Berlusconi e a Prodi, ai morti in mare tra Libia e Sicilia, alla stragi mafiose, alle stragi di stato, a Ustica, a tutto. E il suo abbraccio sembra un ballo, un ballo elegante intorno al suo uomo, quello che i musicisti stanno onorando come un eroe della resistenza, come mai nessun politico potrà essere onorato, un ballo semplice e degno di una prima alla Scala di Milano. Chiude gli occhi, la moglie, e chissà a cosa pensa quando la musica finisce e scatta un applauso interminabile che accompagna di nuovo suo marito sulla sedia, fermo sotto un sole timido da fine febbraio, coperto come un bambino, con ancora il mento orgoglioso puntato in alto.
 
Io avevo su gli occhiali da sole e per me è stata una fortuna. Ma forse sarebbe stato meglio se mio figlio mi avesse visto piangere: perché avrei potuto spiegargli che, ecco, questo per me è l’amore vero, l’unico per cui valga le pena di tornare a casa dopo una guerra mondiale, l’unico che giustifichi la fatica terribile di un’intera esistenza. E avrei potuto anche dirgli che il vero amore fa piangere sempre: di gioia, o di dolore.
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Inutile dirlo, la canzone della clip è l’inno ufficiale degli Alpini, quello che la banda militare ha suonato stamattina al vecchio Soldato.

4 Responses to “Risplenda il sol, o scenda l’ora che reca in ciel l’oscurità”

  1. aura ha detto:

    La domanda è spontanea cosa è rimasto di quel sacrificio ? Dove governi insipienti hanno solo portato alla fame e alla miseria questi poveri pensionati senza lasciare loro nemmeno un tributo di serenità e di giustizia sociale , dove il solo concetto di patria e nazione viene cancellato da un idea idiota di super nazione europea che non significa niente x nessuno se non per finanzieri senza scrupoli e miopi .
    Grazie di questa bellissima testimonianza della storia , della nostra grande storia che qualcuno mira a farci dimenticare, ad offuscare facendoci pure sentire in colpa ..hai dimenticato di inserire nella lista Monti, forse volutamente x che ‘ a questo non sopravviverà nessuno ..

    • Gaddo ha detto:

      Aura, sono d’accordo con te su ogni parola. Quanto a Monti, spero che la storia possa rendergli ciò che merita: cioè di essere considerato, insieme a qualche altro bel personaggio politico suo contemporaneo, un traditore degli ideali nazionali.

  2. franco arlati ha detto:

    Buon giorno Sig. Addonisio,
    per puro caso ho avuto modo di leggere il suo scritto su quel meraviglioso tributo dato da una “banda” Alpina ad un nostro “Vecio”. Le faccio i miei più sinceri complimenti, non può esserci commento migliore!
    Voglio però correggerla. Vede, io sono stato un Soldato Alpino nel lontano 1975/1976 e debbo farle presente che Soldato non è unicamente sinonimo di armi e guerre, ma anche di pace e solidarietà. Da Alpino in armi ho partecipato, volontario per i rischi che correvamo, alla ricerca di cinque ragazzi morti sotto una valanga, col solo intento di consegnare i corpi ai loro genitori e per far questo anche la nostra vita era a rischio. Sempre da volontario sono stato inviato in Friuli a seguito del terremoto e di rischi ne abbiamo corsi. Come vede, avrei potuto morire da Soldato, non sotto il “fuoco nemico” però, ma per generosità. Ed oggi, come allora, i Soldati Alpini, non più in armi, continuano a dare la loro solidarietà, ovunque qualcuno abbia bisogno, autotassandosi ed autofinanziandosi. Un piccolo esempio: UNA CASA PER LUCA. Con l’aiuto e la fiducia di tanti italiani, la famiglia degli Alpini ha costruito una casa domotica che consentirà a Luca Barisonzi, Alpino dell’8° Reggimento gravemente ferito in Afghanistan, una vita il più possibile vicino alla normalità.
    Detto ciò, io auspico in ritorno del servizio di leva, magari più corto, che insegni ai nostri giovani le regole del vivere insieme e che consegni alla nostra Italia un esercito, non di guerra, ma da utilizzare in emergenza, solidarietà e protezione civile. Poi magari possiamo far tirar loro anche quattro colpi col fucile ad una sagoma, tanto per.
    Complimenti ancore e buona giornata
    Franco Arlati

    PS: quella comunque era una Fanfare e non una banda :-). Oltretutto ho scoperto ora che è di Ardenno, Valtellina, dove suona un amico mio e, anche lui come lei, non si è vergognato delle lacrime.

    • Gaddo ha detto:

      Caro Franco, questa adunata mi ha insegnato un bel po’ di cose sugli Alpini. Una di quelle riguarda le sue considerazioni: credo anche io che si possa essere militari e operare nella pace. Come hanno scritto in molti, non è il mestiere di un uomo che lo caratterizza ma la sostanza di cui è fatto. E sono felice che lei, come molti altri, abbia saputo leggere al di là delle semplici parole e capire che dietro le parole che ho scritto c’è prima di ogni altra cosa molto rispetto. Gli Alpini hanno fatto una gran festa e hanno lasciato Treviso linda e pulita. Un bel biglietto da visita, non c’è che dire.

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