Rx torace AAA (risposta a Matteo)

Matteo mi costringe, mio malgrado, a una risposta articolata al suo post. Cominciando dal numero dei presenti: 238 partecipanti registrati e un corredo di imbucati, a vario titolo, che mi sono valsi il rimprovero bonario della bibliotecaria perché oltre il limite della capienza massima, giustamente, ci sono dei rischi di sicurezza che non possono essere trascurati. Ma ormai tant’è, cosa fatta capo ha e nel mentre abbiamo pure imparato una lezione importante: l’essenziale, a prescindere da tutto il resto, sono i contenuti e chi li esprime. Il parterre radiologico era straordinario, gli argomenti sono stati trattati in modo straordinario, e secondo me chi ha speso i soldi (pochi, tutto sommato, al netto della trasferta) per iscriversi ha fatto un buon investimento.

La mia prima considerazione riguarda le parole del professor Marano. Il quale, nonostante sia da tempo fuori dai giochi, e proprio in virtù dell’esperienza e competenza che tutti gli riconosciamo, ha puntato il dito sul problema nodale non solo della Radiologia, non solo della Medicina, ma di tutto il mondo culturale italiano attuale: l’importanza degli investimenti sull’educazione e il riconoscimento del merito professionale. Due concetti che in questo paese non fanno comodo a nessuno, avvezzi come siamo a conseguire in nostri fini per vie traverse passanti per consanguineità di vario genere e grado, fratellanze e amicizie oblique, appartenenze politiche e tutto quanto di più deteriore ci ha condotto nel baratro in cui stagniamo da anni. A fronte delle pastoie burocratiche in cui ci si dibatte, anche in ambito societario SIRM, il professore ha chiarito la questione da un punto di vista che, per la sua modernità, ha fatto arrossire di vergogna tutti quelli in sala che, me compreso, avevano quarant’anni meno di lui.

Seconda considerazione: io, e parlo per me, non ho fatto vedere immagini TC salvo quella, esplicativa in termini puramente teorici, del lobulo secondario (e poffarbacco!). E’ stata una scelta precisa: non volevo che i miei ragionamenti, improntati a una logica clinica e non meramente radiologica, dovessero per forza godere dell’avvallo ufficiale di tecnologie di secondo livello. Ma non è che gli altri abbiano avuto torto: semplicemente, a differenza dei nostri padri e nonni abbiamo a disposizione uno strumento potente (la TC) che ci consente di capire meglio il radiogramma del torace e che dobbiamo, assolutamente dobbiamo, imparare a usare per crescere anche sul versante radiologico tradizionale. Se i radiologi facessero uno sforzo speculativo di comparazione tra l’Rx torace e la TC corrispondente, imparerebbero in breve tempo e grande soddisfazione tutto quello che il giorno del congresso si è spiegato con tanta dovizia di particolari.

Terza considerazione. Il radiogramma standard andrebbe usato per quello che può dare: che è tanto, beninteso, ma non va confuso con le potenzialità di una esame di secondo livello come la TC. Come dico spesso, già sarebbe tanto che un radiologo riuscisse ad affermare con sufficiente risolutezza: questo torace è negativo, e molti problemi di richieste superflue di TC sarebbero risolti. Certo, se nel referto di due toraci standard su tre si legge “rinforzo del disegno polmonare” il clinico è autorizzato a chiedere la TC, eccome: fosse anche solo per pararsi il culo di rimbalzo, che peraltro trattasi dello sport medico più in voga in questo periodo di crisi italica. Insomma, dice che c’è la crisi e che bisogna razionalizzare le risorse. Il radiogramma standard del torace rimane a tutt’oggi la prestazione che da sola costituisce un buon terzo del lavoro annuale di un radiologo medio, è uno dei fondamentali che qualunque specializzando dovrebbe imparare al primo anno di corso e non si può refertarlo alla carlona. Anche perché refertarlo alla carlone, come accennavo, conduce a una richiesta spropositata di prestazioni di secondo livello: che sono costose sia per la struttura sanitaria che per il paziente, e dunque andrebbero limitate il più possibile.

Quarta (e ultima) considerazione. Se soltanto dieci dei 238 e passa radiologi presenti e futuribili che hanno presenziato ai lavori congressuali si porranno qualche problema di refertazione e cercheranno di migliorare i propri standard, beh, io mi potrò ritenere soddisfatto. Lo dico sempre agli specializzandi: non vi accontentate della pappa pronta, mettete in discussione i dogmi che vi vengono insegnati e tirate fuori il vostro dagli schemi preconfezionati che vigono in ogni Scuola di Specialità. Il bello è che questo lavoro può essere compiuto anche da specialisti: costa più tempo e fatica ma accidenti, se da soddisfazioni.

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