Se non vuoi farla scrivilo: giornata tipo di un radiologuccio di periferia (un post di Antonio)

ossa

La giornata comincia con una magnifica “eco terzo dito mano dx senza alcuna motivazione. Una microscopica cistina di 4 mm del tendine flessore superficiale (forse). Non ho sonde adeguate e ho usato un distanziatore.

Poi le solite 15 ecografie senza motivo comprensibile. Ma mica le posso rinviare tutte al curante! L’azienda si offende.

Passo alla diagnostica Rx (ora ho la TC in avaria).

Colonna in toto per sospetta frattura eseguita a Cascia (sic) e refertata in teleradiologia. Non lesioni traumatiche.

Poi lo stesso nome a Norcia. Rx torace e Rx coste.

Il CUP, stupenda invenzione regionale, ha mandato una paziente di Foligno prima a Cascia poi a Norcia nello stesso giorno. Ma il medico sono sempre io.

Per fortuna parlo con la paziente, giovane e consapevole.

Non ha avuto alcun trauma. Il problema è una “toracalgia” come dice il curante. Sob. Toracalgia.

Davanti ad una serie di esami negativi, apprendo che la paziente è affetta da LES. Le faccio una ecografia toracica con reperto di versamento pleurico minimo ma presente da prendere in considerazione in paziente con LES.

Cosa dovrei scrivere o dire al medico “di famiglia”??

La giornata finisce con uno stupendo Rx orbite dal pronto soccorso per una minima lesione da trauma (un taglietto di 1 cm) in sede parietale dx.

La dr.ssa del PS mi dice: Se la vuoi fare falla, altrimenti scrivi che non la fai e per me è lo stesso. Preciso che la donna “traumatizzata” stava benissimo e aveva bisogno solo di due punti per il taglietto peraltro parietale .

Se vuoi fare falla, altrimenti scrivo che non l’hai voluta fare. Ma che schifo.

Comunque questa è la realtà quotidiana.

E sono radiologo dal 1985.

(Antonio)

10 Responses to “Se non vuoi farla scrivilo: giornata tipo di un radiologuccio di periferia (un post di Antonio)”

  1. giancarlo ha detto:

    Siamo specialisti figli di un dio minore. Qualunque sbarbatello precipitato in un pronto soccorso e che si e no ha messo per allenarsi un punto su un cuscino, può fare il gradasso con un esperto professionista come te, tra l’altro richiedendo un esame assolutamente non congruo con la presentazione clinica. Del resto, anni ed anni di sistematica distruzione della nostra impalcatura sociale, bella o brutta che fosse, ha fatto scomparire ogni traccia di gerarchia e nullità professionali come quella tua collega, una volta oggetto di salutari cazziatoni, si permettono di insegnarti il mestiere. Poi mi fanno scompisciare dalle risate i professoroni che si riempiono la bocca con il controllo della dose, che ci sfasciano i maroni se per una stadiazione di cancro facciamo una fase in più e poi consentono che nella mia realtà ci sia una media di quindici tac al giorno che il PS ci propina…

  2. duccio ha detto:

    “parole sante”

  3. plutarco ha detto:

    Io non credo al proverbio…”MAL COMUNE MEZZO GAUDIO”……ma credo sia una buona ancora di salvezza quando l’indignazione ti prende e dopo che ti ha logorato fino al midollo non ti resta altro da fare che un volgare, ma veloce e quanto mai risolutivo vaffa…………..
    Vivo, da radiologo di provincia, questa realtà da anni e vi assicuro che
    nulla è cambiato in questi ultimi 30 anni, siamo partiti con un semplice
    trocostratigrafo, poi ortoclino, poi telecomandato, poi l’ecografo, poi la TAC, poi la mammografia……………la tecnologia ci sovrasta, ma vi assicuro che le richieste di esami non giustificati, inappropriati, inutili, ma richiesti
    solo per para………ci sovrastano ancora di più.
    Non dico sono stanco poichè nonostante i miei 60 anni suonati in effetti
    lavoro ancora con molta voglia e con spirito di abnegazione, ma ci sono momenti in cui veramente mi vien voglia di lasciare tutto e andare in pensione. Però noi radiologi siamo…..”duri a morire”…….e allora sorvoliamo e
    continuiamo…..nonostante tutto.P.S
    N.B.
    Questo è il mio primo post dopo la mia adesione alla mailing list di
    GADDO……non sono molto esperto………spero di non sbagliare nulla………se il mio post arriva va bene……altrimenti proverò ancora, strada facendo, e magari facendomi aiutare da qualche amico più bravo di me.
    A pesto

  4. Gaddo ha detto:

    @ tutti

    Io credo che sia la medicina a essere diventata, nel suo complesso, figlia di un dio minore. Volessi essere ancora più drastico, direi che il problema riguarda tutte le professioni intellettuali: a parte essere amministratore delegato di qualche importante azienda, mandarla in rovina e poi lamentarsi che a fare quel mestiere si fatica assai (dall’alto di stipendi che noialtri ci sogniamo di notte), questa mi sembra la realtà dei fatti.
    Eppure nelle vostre parole, che per lo più vengono da professionisti con qualche anno più di me sul groppone, io non trovo malanimo: solo rabbia, e rimpianto per come le cose avrebbero potuto andare e non invece sono mai andate. Ma in trincea ci restate: e questo, come ho già detto altrove, mi riempie di ammirazione.

  5. Gaddo ha detto:

    @ Antonio

    Io ho cominciato a fare il contrario. Di fronte alla famosa frase (se vuoi farla falla, altrimenti…), io mi faccio mandare la cartella clinica e dettaglio per filo e per segno i motivi per cui una prestazione mi sembra inutile e dannosa e cosa invece (per me) andrebbe fatto alla luce delle evidenze riportate nella cartella stessa. Garantisco che funziona sempre. Io, come radiologo, a mettere la firma sotto quello che penso sono abituato. Io.

  6. antoniosaponaro ha detto:

    Oggetto:“Se la vuoi fare falla, altrimenti scrivi che non la fai e per me è lo stesso”.
    Questa frase penso ormai ricorra nella maggiorparte delle realtà ospedaliere italiane nel quotidiano confronto-scontro tra colleghi clinici e radiologi (più frequentemente tra medici del PS e radiologi); la frase viene poi pronunciata quasi sempre quando la prestazione è richiesta con carattere di urgenza. Se è pur vero che lo sfinimento del radiologo sopraggiunge all’ennesima richiesta incongrua e che è molto più semplice e rapido mettere da parte i 4 sudati anni di scuola di specializzazione e diventare meri esecutori di richieste immotivate che discutere al telefono con i colleghi, è vero anche che così facendo saremo sempre più noi stessi causa del nostro male. Ammetto che mi è capitato in più di un’occasione (soprattutto per esami di radiologia convenzionale) di cedere allo sfinimento e di eseguire asetticamente , tuttavia sono uno di quelli che non si rassegna a perdere la guerra senza combatterla. Come per ogni male la prima azione deve essere la prevenzione. Ed allora di fronte ad una richiesta incongrua alzo la cornetta e chiedo al collega: quali reperti ti aspetti che vengano riscontrati con questo esame ? o come pensi che questo esame che hai richiesto possa aiutarti a confermare l’ipotesi diagnostica che hai avanzato ? nella maggiorparte dei casi dall’altra parte della cornetta ci saranno alcuni secondi di silenzio, qualche balbettio, e l’autosuggerimento di rivolgersi a qualche altro specialista prima che al radiologo. In altri casi la prevenzione può essere fatta sul paziente, informandolo dei potenziali danni derivanti dall’essere sottoposto ad un esame che prevede l’utilizzo di radiazioni ionizzanti o di mdc, spiegandogli magari anche che molto difficilmente l’esame richiesto potrà dare qualche informazione sul suo stato di salute attuale. In circa il 50 % dei casi il paziente rifiuterà di sottoporsi all’esame e tornerà nervosamente dal collega che glielo ha prescritto senza renderlo edotto sui potenziali danni biologici a fronte delle possibili informazioni diagnostiche. Se poi la frase in oggetto viene pronunciata allora, prima di aver verificato che il paziente sia stato ben valutato clinicamente (magari da uno specialista; nella stragrande maggioranza dei casi è il radiologo il primo specialista cui viene fatto valutare un paziente che transita in PS), la mia risposta alla famosa frase è: tu scrivimi dettagliatamente le motivazioni per cui ritieni la prestazione da te richiesta necessaria, insostituibile ed indifferibile, dopo di che valuterò se è il caso di eseguirla. La prossima volta il collega si guarderà bene dal compilare una richiesta urgente incongrua (o cmq saprà che prima di far perdere del tempo a me ed ai miei tecnici dovrà impiegarne di più lui a motivarmi la prestazione), o cmq consulterà il radiologo prima di richiedere una prestazione radiologica. Dopo alcuni scontri, che però sono stati costruttivi, la situazione nel mio ospedale è cambiata. C’è maggior dialogo tra prescrittore e radiologo, vengono richiesti meno esami ma più mirati ed utili. Spesso alla base di una richiesta incongrua c’è l’assenza di comunicazione tra colleghi….se poi siamo noi radiologi ad evitare il confronto o a temerlo allora non lamentiamoci di lavorare tanto, male ed immotivatamente…..

  7. styx ha detto:

    Pensate anche a noi tecnici di radiologia medica che gli esami dobbiamo eseguirli spesso dannandoci con una decina di segmenti ossei da eseguire su pazienti che sono semplicemente caduti e nonostante qualche livido non presentano fratture di sorta. Tutta colpa della medicina difensiva per me.

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