SIRM 2014 #02

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Cominciamo bene: 77 minuti di ritardo di un treno che chiamano, udite udite, superveloce. Nel mentre, sperando di raggiungere la sede congressuale in tempo per la riunione della Sezione di Radiologia Toracica, ho realizzato che tutte le riunioni di Sezione sono concentrate alla stessa ora in aule differenti, così che diventa impossibile, in assenza del dono dell’ubiquità, presenziare a due riunioni differenti. Questa si chiama focalizzazione: interessatevi di un solo argomento, per il resto affidatevi al sentito dire. Insomma, plug and stay: connettiti e poi non muoverti più.

Il problema delle connessioni, in questo SIRM 2014, e in tutti i sensi possibili, comincia insomma assai male.

Per il resto una piccola nota di colore. Accanto me viaggia una ragazzina, lei si, iperconnessa: smartphone, iPad, tutto il corredo tecnologico del terzo millennio al gran completo. La ragazza ha passato buona parte del viaggio su Facebbok e poi a scattarsi selfie a ripetizione con tutte le espressioni facciali possibili: finché il treno si è incagliato in galleria, una bimbetta irrequieta del sedile davanti è andata da lei ed è quasi un’ora che la ragazzina se ne occupa con calma e perizia magistrali, con grande sollievo dello scompartimento intero. Come a dire, che poi è il nostro mantra di questo brutto periodo: tiriamo fuori il meglio di noi solo in situazioni di difficoltà.

Bon voyage, adesso il treno superveloce sta filando come una formula uno sotto milioni di tonnellate di roccia appenninica.

3 Responses to “SIRM 2014 #02”

  1. Pier Silverio ha detto:

    Spiegami un po’ come funzionano questo tipo di eventi: sono delle giornate riempite di riunioni di ricercatori che espongono le loro nuove scoperte o di gente che ha fatto un periodo in un centro particolarmente avanzato e può così esporre le conoscenze più avanzate in un cert’ambito? Chi può andarci? Costo? Paga l’istituto/azienda/ospedale/stato che ti manda, oppure è tutto a carico proprio?
    Ha valenza curricolare/formale, oppure è solo per saper far bene il proprio mestiere?

    Grazie

    • Gaddo ha detto:

      Spero che tante cose tu le abbia comprese grazie alle cronache di questi giorni. In un congresso nazionale si fa il punto della situazione culturale e, come si è capito, anche lavorativo in senso più generale. Alla fine l’evento è più una occasione per fare il punto della situazione che per farsi una cultura, ma a volte ci sono interventi che fanno la differenza come qualità dei relatori. In genere parlano, o dovrebbero parlare, i radiologi più competenti nei singoli campi di applicazione: ma non sempre è così, entrano in gioco valori o disvalori alternativi che alterano gli equilibri. Tutto sommato, in definitiva, il viaggio vale la pena.

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