Sogni, è lì che devo andare (cronache dal Congressone #3)

Non ci si becca mai, nella vita, questo ormai è chiaro agli ottimisti più accaniti come il sottoscritto. Appena ieri ho prodotto le mie geremiadi sul caldo furioso napoletano, poi stamattina mi sono svegliato con il solito mal di testa, fuori c’era il sole e ho pensato: mica ci rimarrà male qualcuno se una volta tanto non vado a esporre una presentazione ufficiale in giacca e cravatta? Certo che nessuno ci rimarrà male: per cui ho fatto la doccia, infilato un pantalone e una polo e sono uscito. Dieci minuti dopo essere entrato in Fiera d’Oltremare è venuta giù una pioggia torrenziale e il condizionamento congressuale è stato pompato a mille, grazie probabilmente alle lamentele dei cretini del giorno prima come me. Morale: a un certo punto, mentre parlavo, c’era talmente gelo nella sala interattiva da quattrocento posti che ho cominciato a perdere la voce e, giuro, a battere i denti. Ho chiesto scusa all’uditorio e cercato in qualche modo di tirare la fine del discorso: una volta tanto, giuro anche questo, non era la solita ansia da prestazione di fronte al Maestro ma vero, autentico freddo polare.

Espletato l’obbligo formale, la giornata per il resto è scivolata via tranquilla. Prima del panino napoletano e della birra in buona compagnia ho rivisto due care colleghe di specialità, di quelle che non vedevo da tempo immemore, e ancora una volta ho riflettuto sulle opportunità recondite del Congressone: che ha il pregio, tra gli altri, di rimetterti in linea con il tuo passato. Di farti ricordare da dove vieni, chi eri prima di infilarti giacca e cravatta (non oggi, tuttavia, ma l’avessi fatto) e salire su un palco a dire la tua. E di aggiornarti sul destino degli altri compagni di viaggio: che non è mai migliore o peggiore del tuo, come qualcuno può credere. Solo diverso, espressione dei sogni che ciascuno di noi ha formulato, della capacità di realizzarli e della fortuna di esserci riusciti.

Perché ormai lo sapete anche voi: il punto nodale è la fortuna. E quella, come la felicità, e a differenza di altro, non la puoi davvero comprare.


La canzone della clip è “Not over you”, di Gavin DeGraw, tratta dall’album “Sweeter” del 2011.

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