Sono ancora in piedi, yeah yeah yeah

La vita di un uomo, lo sapete, sta al massimo in due paginette di quaderno.

Le sue storie, intendo, quelle che varrebbe la pena di narrare ai propri nipoti in una sera d’inverno in cui la corrente è saltata e fuori piove a dirotto.

Perché la vita degli uomini è così semplice, così banale. Niente a che vedere con l’universo pirotecnico della vita di una donna, intendiamoci, noi uomini siamo bravi solo a battere le strade in cerca di prede e fare a botte perché qualcuno ci ha offeso fuori da un locale. Il resto è una rotaia lunga fino all’orizzonte, in cui gli unici sussulti sono quelli dei vagoni che vanno sulle traversine.

Per cui non aspettatevi troppo, da un uomo. Non aspettatevi una tenerezza che a lui non è mai stata insegnata. Non aspettatevi che, anche solo per un attimo, riesca a trasformarsi in una donna. Cioè che sappia capirvi, anticipare i vostri più reconditi pensieri, in una parola farvi felici. Non aspettatevi che la fatica che lo lascia sopraffatto sul divano, a sera, sia meno potente della voglia di parlare con voi. Non aspettatevi che un uomo vi giuri fedeltà eterna perché la sua abnegazione si riduce alle questioni essenziali, di principio: un uomo morirebbe per un ideale, mai per una donna, perché per quella donna lui vuole vivere. E quando vi sentite trascurate perché lui lavora troppo, beh, sappiate che quello è proprio il modo in cui sta dimostrando al mondo di essere degno del vostro amore. La stanchezza mortale che gli piega le gambe, quando rientra a casa, è il suo modo di sentirsi vivo e di destare i vostri sorrisi più dolci.

Non aspettatevi troppo da lui, dunque, ma se ci riuscite amatelo per il fatto che riesce quasi sempre a rialzarsi in piedi, qualunque cosa accada. Che ritornerebbe da voi a qualunque costo, anche dopo una guerra mondiale. E se ci riuscite, ma è difficile, ogni tanto fatelo piangere tra le vostre braccia. Le lacrime di un uomo sono più preziose di qualunque diamante e ve lo restituiranno tirato a lucido, pronto alla prossima fanfaronata.

Perché, come diceva l’amato Don Chisciotte: fortunato colui che dal cielo ha ricevuto un tozzo di pane e non deve ringraziare nessun altro al di fuori del cielo stesso.


La canzone della clip è “I’m still standing” di Elton John, tratta dal disco “Too low for zero” (1983). Ve la propongo nella versione di Taron Egerton, che nonostante la voce incredibile non è un cantante di professione ma l’attore gallese che ha prestato la voce al gorilla Johnny, il personaggio del cartone animato “Sing” che più di tutti mi è rimasto nel cuore. E ve la propongo nell’esecuzione che Johnny fa la sera dello spettacolo finale, in quanto resta del teatro distrutto solo pochi giorni prima, mentre il padre galeotto fugge dalla galera in cui è rinchiuso e cerca disperatamente di raggiungerlo per dirgli quanto è fiero di lui. Lo sguardo di Johnny, qui sotto, appena prima di cominciare la sua canzone, è così simile a quello che mi sento addosso ogni volta che mi accingo a una delle tante imprese disperate o stupide di cui è piena la mia vita.

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