Sono circondato da un milione di persone, ma io mi sento ancora solo (un post di Alfredo)

Essere invitati alla presentazione di un libro, di sabato sera, a 50 km da Napoli, non fa fare salti di gioia.

Non potevo dire di no e allora, rassegnato, sono andato. Arrivato stranamente puntuale, mi sono trovato in un bel complesso sportivo nel cui interno c’era una sala pronta per la presentazione con poca gente in attesa.

Salutato l’autore, la moglie, i figli, i genitori, con estrema meraviglia ho assistito al progressivo riempimento della sala, posti in piedi, da parte di parenti e amici che, felici di esserci, trasmettevano una contagiosa, serena allegria.

La mia vecchia abitudine di non sedermi in prima fila mi ha permesso di vedere la felicità della mamma che, con gli occhi che le brillavano, si ciaciava* a vedere il figlio che rispondeva, quasi imbarazzato, alle domande dell’editore più imbarazzato di lui.

Non vi parlerò della grazia del balletto che ha introdotto la prima lettura, né della passione che hanno messo tutti i lettori di alcuni capitoli del libro, ma dell’affetto che si respirava nell’aria e che tutti volevano far sentire all’emigrante che aveva avuto successo nel profondo nord.

Alla fine tutti a comprare il libro con la dedica dell’autore e a bere un buon prosecco rigorosamente trevigiano.

Complimenti Gaddo e grazie per avermi fatto passare una bella serata con te e con i tuoi amici!!!

PS Grazie per la dedica che mi hai scritto, ma forse hai esagerato!

(Alfredo)

* ciaciare: verbo napoletano che indica l’atto di bearsi, godere di una certa situazione. 


Alfredo Siani, lo sapete, mi onora da anni della sua preziosa amicizia. Come ha annotato nel suo resoconto (molto ironico, come è nel suo stile) della serata, si è sciroppato un bel po’ di strada, di sabato sera, ed è venuto a farmi compagnia in uno dei momenti più intensi della mia vita. È arrivato, elegantissimo, ha mandato in brodo di giuggiole mia madre con due complimenti molto ammodo, ha seguito la presentazione e poi, dopo il prosecco, si è congedato. Lasciandomi, tra le righe, uno spunto di riflessione su cui ho passato buona parte delle poche ore insonni trascorse tra il saluto all’ultimo ospite e la partenza all’alba dell’aereo: cos’è davvero un emigrante?
Io non mi sono mai sentito un emigrante: ho sempre considerato le frontiere una fregatura a uso e consumo dei pochi furboni che governano il mondo. Però, in qualche modo, Alfredo ha ragione. E ha ancora più ragione se ripenso ad altre parole, quelle che mi ha detto durante una lunga telefonata che ci siamo fatti l’altro ieri: Tu hai una visione riduttiva della cosa. L’emigrante è quello che porta in altri luoghi la propria cultura e le proprie esperienze di vita. È l’ambasciatore all’estero della sua terra.
E lì ho capito. Ho capito il senso di tutta la mia fatica degli ultimi anni. Ho compreso il genere di responsabilità che mi porto sulle spalle quando conduco a termine, tra incredibili difficoltà, qualunque progetto lavorativo. O quando coltivo amicizie, abbraccio persone, mi perdo in dialoghi bizantini con persone che hanno una storia completamente diversa dalla mia e lascio che queste diversità, invece di separarci, ci arricchiscano.
Su una cosa però nutro ancora dubbi forti. Cos’è un uomo di successo? Io, se ripenso alla mia vita, non trovo motivi per sentirmi tale: non ho compiuto nessuna azione che passerà alla storia, non ho mai avuto idee che cambieranno il mondo. Un’amica su facebook mi ha scritto, pochi giorni fa: adesso che sei un uomo di successo, cos’altro desideri? Beh, in quel momento ho pensato solo una cosa: se fosse possibile vedere quanto sono basici i miei desideri, quanto elementari, e quanto sarei disposto a rinunciare della mia vita attuale per poterli realizzare, resteresti senza parole.
Ah, dimenticavo: Alfredo, la dedica sulla tua copia del romanzo non è esagerata. E tu lo sai.

La canzone della clip è la celeberrima “Home”, di Michael Bublè, dall’album “Westlife” (2003). L’interpretazione è di Mimmo De Pasquale: eravamo alla fine della presentazione del mio romanzo, a Sparanise.

 

 

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