Sono solo un viandante infelice che deve salvarsi la pelle

Oggi ho conosciuto una specializzanda albanese.

No, no, avete capito male. Non si sta specializzando in Italia ma a casa sua, a Tirana. In cardiologia, pare: mi sono trattenuto a stento dal raccontarle la barzelletta del portafoglio solo perché parlava un italiano un po’ incerto e mi sembrava di essere indelicato.

Oggi, semplicemente, questa ragazza giovane e carina accompagnava la zia a fare un’ecografia. Ha detto: Non ho preso le ferie estive per poter essere qui in questi giorni. Mia zia vive da sola in Italia, non ha un medico, se non vengo io smette di farsi controllare.

A un certo punto, finito l’esame, ci siamo messi a parlare della situazione medica in Italia.

Le ho detto: Abbiamo un momento difficile, qui da noi, i medici sono finiti.

Lei: In Albania invece siamo tanti.

Io: E perché non venite in Italia a lavorare?

Lei: Perché andiamo tutti in Germania.

In due frasi, direi, il punto della situazione. Un paese che non fa nessuna programmazione sanitaria e manda in vacca uno dei più efficaci sistemi sanitari al mondo; un altro che, al solito, si prende il meglio dell’immigrazione perché, semplicemente, paga il lavoro per quello che vale. Un paese che va al macero e un altro che sta preparando l’assistenza sanitaria per i futuri pensionati con sangue giovane e nuovo.

E allora, invece di rompere le palle sulle virgole in calce ai capitolati, mi piacerebbe che chi governa il motore avesse il coraggio di parlare chiaramente. Perché o non ha previsto questa situazione, e allora è un incompetente; o l’ha prevista e non ha fatto nulla per prevenirla perché dietro c’è un progetto.

E qual è il progetto? Dare tutta la sanità in mano ai privati entro cinque o sei anni al massimo? Fare a meno dei medici perché tecnici e infermieri svolgeranno le stesse mansioni a metà prezzo?

Sarebbe bello saperlo: quantomeno per decidere liberamente in quale paese straniero decideremo di passare la vecchiaia, con quei quattro soldi toccati in sorte per 38 anni di sudati contributi.


La canzone della clip è “Mercante di niente”, di Goran Kuzminac, dall’album “Nuvole straniere (2004). In questo momento, temo, nessuna canzone parla di me meglio di questa: motivo valido a far si che Goran mi manchi tanto, tantissimo.

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