Strategia del terrore e collasso sanitario

L’Istituto di Medicina Legale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in quel di Roma, ha elaborato i dati della Procura cittadina circa i procedimenti penali nazionali per responsabilità professionale medica (http://www.sanita.ilsole24ore.com/art/lavoro-e-professione/2012-12-14/congresso-amami-cento-medici-124301.php?uuid=AbTrU2BH).

La cattiva notizia è che dal 2004 a oggi i contenziosi legali medico-paziente sono aumentati del 300% (no, non è un errore e non ho messo per sbaglio uno zero in più). La buona notizia è che il 99% dei medici denunciati vengono poi assolti: buona notizia per modo di dire, s’intende, perché i processi che li hanno visti sul banco degli imputati nel mentre sono durati dai 5 agli 8 anni, e voi potete immaginare senza difficoltà cosa vuol dire svegliarsi, lavorare dieci ore al giorno, portare i bimbi al parco, cenare con la famiglia e andare a dormire con il pensiero che qualcuno, da qualche parte, sta giudicando la tua vita e le tue opere. Per cinque, sei, sette, otto lunghi anni: roba da perdere la testa, o come minimo cambiare atteggiamento nei confronti di un lavoro che fino al giorno prima magari ti appassionava al punto di sacrificare in suo nome anche la vita privata.

Ma se tutto si riducesse a questo, ossia a qualche medico in più inutilmente depresso e/o demotivato, andrebbe anche bene: ma adesso vi racconto il peggio. Sapete cosa succede quando un medico si sente braccato? Pensa: Ma per quale motivo dovrei assumermi responsabilità e correre rischi inutili? Ecco che allora è molto meglio ricoverare il paziente anche se il ricovero non è necessario (70% dei medici, dicono le statistiche), o richiedere esami diagnostici non necessari (60% dei medici) con grande scorno del radiologo. Il quale, peraltro, al minimo dubbio, sapete cosa fa? Scarica da par suo le responsabilità richiedendo esami di secondo e terzo livello, e che il collega di turno si fatta.

Beh, potreste commentare, questi medici sono proprio una combriccola di cialtroni irresponsabili. Ma a noi cosa ce ne cale se vengono disposti ricoveri o esami diagnostici inutili? In fine dei conti così siamo tutelati meglio anche noi pazienti, giusto?

E invece no, sbagliatissimo. Per ovvi motivi: ricoveri inutili + esami strumentali inutili = aumento della spesa sanitaria nazionale: la quale aumenta, per dire, del 10% all’anno. Ma un paziente ricoverato vuol anche dire maggior quantità di farmaci somministrati (+ 15% all’anno) e maggior quantità di esami di laboratorio richiesti (+ 20% all’anno), il che a sua volta si traduce in 200 milioni di euro/anno di spese inutili. A cui vanno sommati altri 150 milioni per le visite specialistiche aggiuntive collegate al ricovero stesso. Alla fine, complessivamente, tra una bazza e l’altra, in un anno ci siamo bruciati un miliardo circa di euro: quello cioè che servirebbe a far funzionare meglio tutto il sistema sanitario, persino in regioni dove la sanità è storicamente amministrata da furfanti matricolati.

Ma non finisce qui. L’Italia (in compagnia della Polonia, pare, ma questo è un dato che devo ancora accertare) è l’unico paese europeo e mondiale dove è previsto lo strumento penale per colpa medica (fonte: Classe Medica, anno II, n.1): mentre in tutte le altre nazioni un medico può essere condannato solo per dolo o per aver agito sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, in Italia basta aver sbagliato un referto su diecimila e si finisce diritti nel penale. Il che chiude il cerchio, spinge il medico a pararsi il didietro e aggrava il meccanismo vizioso di cui si parlava prima perché il primo bersaglio delle denunce, almeno finché non ci si mette in mezzo il penale, sono le ULSS: le quali pagano il risarcimento fino all’ultimo soldo, salvo poi rivalersi sul professionista (che quindi funge sempre, per parafrasare una bella metafora della nostra storia recente, da utilizzato finale del sistema).

Adesso, parliamoci chiaro, nessuno sostiene che i medici siano immuni da errori e responsabilità, spesso anche di gravità inaudita. Certo però, dovrete convenirne tutti, in questo modo è facile immaginare che la sanità italiana sarà destinata al collasso: e in fondo mi sembra uno spreco contribuire dolosamente alla distruzione di un sistema sanitario che, a sentir dire, e pur con le differenze abissali tra regione e regione, è pur sempre al secondo posto in Europa.

Io mi chiedo solo, come medico, se sia giusto o meno essere sottoposti a questo inaudito carico di pressione in un mestiere in cui, proprio per le premesse che lo sottendono, è possibile garantire il massimo impegno ma purtroppo non il risultato finale. Oppure, se proprio non si vuole avere nessuna pietà di un medico che, pur avendo risolto 999 casi intricati, è caduto miseramente sul millesimo, proviamo a chiederci dove ci sta portando questa strategia di vessazione: al collasso finanziario, forse, dopo aver reso medico e paziente due estranei in lotta perenne come condomini paranoici. Anche perché sarebbe l’unico caso di lite condominiale, accidenti, in cui viste le statistiche delle cause uno dei due attori ha quasi sempre ragione e l’altro quasi sempre torto: mentre invece avremmo bisogno di darci tutti una mano, come accade quando il livello della cacca sale e sale e sale.

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