Studia, che è meglio

Marito e moglie. Giovani, sui quaranta anni. Lei è abbastanza tranquilla, lui mediamente preoccupato. A fine ecografia lui mi chiede se ho trovato qualcosa di strano; io lo faccio sedere e, mentre la moglie si riveste, gli spiego tutto con la dovuta calma.

Niente di grave, beninteso. A volte il problema dei pazienti non è tanto la patologia che li affligge ma la preoccupazione che accompagna la patologia stessa: e allora bisogna fare il famoso cinquanta per cento del nostro mestiere, ossia saper ascoltare e saper parlare nel modo giusto alle persone. Che magari, per una volta, solo di quello hanno bisogno.

Il marito, alla fine, si tranquillizza. Adesso ha il volto più disteso: mi ringrazia e fa un’osservazione insolita. Dice: Come parla bene, lei.

Rispondo: In che senso?

Lui: Nel senso che ha spiegato le cose in modo così chiaro, io resto sempre incantato da chi riesce a parlare in modo semplice di problemi complessi.

E poi mi racconta che da giovane non aveva mai avuto voglia di studiare, a stento si era diplomato e poi subito al lavoro: che il lavoro, da queste parti, è spesso una religione monoteista di quelle che non ammettono deroghe ai dogmi di fede. Adesso, a quaranta e passa anni, i rimpianti: di aver scoperto solo troppo tardi che là fuori c’è un mondo di curiosità da imparare, di libri da leggere e storie da raccontare e enigmi da decifrare e puzzle da comporre, insomma, che la vita non è solo correre veloce su un macchinone da cinquantamila euro per far la spola dalla fabbrichètta alla discoteca e ritorno.

Questo mi ha raccontato, il marito: con certi occhi velati non di tristezza ma di rimpianto, e che mi hanno messo i brividi. E i brividi mi vengono anche se penso a quanta gente passa attraverso questo oceano di meraviglie che è la vita senza quasi accorgersene, come se il viaggio non fosse già in sé lo scopo finale di tutto; e a mio nonno, che quando da bambino mi vedeva con la testa tra le nuvole usava dirmi, sorridendo: Studia, che è meglio.

11 Responses to “Studia, che è meglio”

  1. bouncebackability ha detto:

    Io penso che ci sia un’inesattezza dovuta alla modestia di chi pratica con umiltà, che il vostro mestiere richieda un 150%
    di capacità. E’ una super-professione. Perchè chi, esercitandola correttamente e con etica, deve saper vedere, e ascoltare doppiamente corpi ed anime in pena, e parlare con chiarezza, tatto e competenza accessibile si connette con la complessità ogni giorno, e con la paura più profonda. Quella dei pazienti, ma anche la sua.
    Buon anno, Gaddo.
    I tuoi post sono la prova della complessità, e un invito continuo a viverla con rispetto e, perchè no, gioia.

  2. Gaddo ha detto:

    Io credo anche un’altra cosa: che tutto quello a cui ti riferisci è o dovrebbe essere il minimo sindacale, quello che qualunque medico dovrebbe essere in grado di fare senza aspettarsi ringraziamenti o accumulo di meriti speciali. Forse la nostra formazioni di medici è deficitaria proprio in questo, ossia nel rapporto con i pazienti: ma la strada è lunga, speriamo che prima o poi, invece di pensare solo ai tagli orizzontali, qualcuno si ricordi che la formazione è sempre il miglior investimento per il futuro.
    E che quella fatidica frase, “studia che è meglio”, dovrebbe valere per tutti, non solo per i medici.

    PS Buon anno anche a te.

  3. cristina ha detto:

    Gentile Gaddo, sono una tua lettrice silenziosa. Apprezzo molto ciò che scrivi e la serietà con cui affronti gli argomenti. Oggi complice l’influenza che mi costringe a letto ti scrivo per la prima volta. Ho deciso che farò leggere a mio figlio adolescente le parole di oggi. Vorrei capisse quanto conti nella vita conoscere. Più di ogni altra cosa la curiosità di sapere per capire.
    Approfitto della tua abilità con le parole visto che con la mia non ci sono ancora riuscita.
    Grazie
    felice di seguirti
    cristina

  4. Gaddo ha detto:

    Allora ti do il benvenuto in parallelo, anche io con l’influenza che mio malgrado mi costringe a casa. Grazie delle tue parole e della responsabilità che hai decido di condividere con me, anche se sono sicuro che a tuo figlio hai già dato il messaggio giusto con il tuo esempio quotidiano. Un abbraccio a tutti e due.

  5. […] unradiologo.net, “Studia, che è meglio”: Adesso, a quaranta e passa anni, i rimpianti: di aver scoperto solo troppo tardi che là fuori c’è un mondo di curiosità da imparare, di libri da leggere e storie da raccontare e enigmi da decifrare e puzzle da comporre, insomma, che la vita non è solo correre veloce su un macchinone da cinquantamila euro per far la spola dalla fabbrichètta alla discoteca e ritorno. […]

  6. squabus ha detto:

    sempre bello leggerti.
    come va l’influenza ?

  7. pendolante ha detto:

    Anche io ho scoperto tardi che là fuoti c’é un mondo, ma fire che non é mai tardi non é retorica. E se qualcuno ringrazia un medico per la sua eloquenza e chiarezza e umanitá é perché, purtroppo, é tutt’altro che scontato trovarne. Sará che in ospedale ci lavoro, da non sanitario, ma ho ridimensionato molto le mie convinzioni sulle capacitá comunicative di molti medici… Mi fido del tuo paziente; qui comunichi assai bene. Grazie

  8. Gaddo ha detto:

    @ Squabus

    L’influenza meglio: il giorno dopo ero già in trincea, come si conviene a un bravo fante della prima guerra mondiale. 😉

  9. Gaddo ha detto:

    @ pendolante

    In effetti non molti medici hanno spiccate capacità comunicative. Sostengo da tempo che una parte del corso di studi medici dovrebbe essere dedicato proprio a questo, ossia come avere a che fare con pazienti e con colleghi, ma pare che la comunicazione non rientri tra le priorità del ministero. Speriamo bene per il futuro.

  10. pendolante ha detto:

    Sono d’accordo. Noi stiamo portando avanti una ricerca sulle capacitá comunicative delle pubblicazioni mediche per pazienti in ospedale. Ti faró sapere

  11. Gaddo ha detto:

    Che tipo di ricerca?

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.